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Violenza sulle donne, gli esiti del convegno

Non solo nella certezza e nell’inasprimento della pena, ma soprattutto nella rimozione delle cause culturali, economiche e sociali che ne sono alla base, può essere affrontata l’emergenza mondiale della violenza sulle donne. Su questo punto si sono trovate tutte d’accordo le relatrici che stamattina nella Sala delle bandiere dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento europeo, a Roma, hanno dato vita al convegno “Contro la violenza – L”impegno delle donne in Europa”, promosso dalla parlamentare europea Silvia Costa insieme al gruppo dell’alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo.

“Considerare le donne quasi esclusivamente come dei giocattoli sessuali, così come fanno oggi i media è una rappresentazione indegna di un paese civile”, hanno sottolineato Elisa Manna, responsabile politiche culturali del Censis, e la presidente di telefono Rosa, Gabriella Moscatelli. “Questo – ha aggiunto manna – non vuol dire solo offendere quotidianamente il diritto ad essere considerate persone, ma compromettere in modo serio lo sviluppo sociale ed economico del Paese. E la rappresentazione della donna che il sistema dei media rimanda continuamente – ha proseguito Manna – è quella di un’immagine cannibalizzata, inquadrature ginecologiche da postribolo della femminilità, con donne seminude, mute, ammiccanti e sessualmente allusive che affollano show e programmi a tutte le ore, compresa la fascia pomeridiana teoricamente protetta. Il problema – ha concluso Elisa Manna – non sono i centimetri di pelle scoperta, ma la rappresentazione antropologica della donna unicamente come oggetto passivo, sessualmente disponibile pur di avere successo”.

Dagli interventi di Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell’Istituto Nazionale di Statistica, e della senatrice del Pd Vittoria Franco è emersa anche l’esigenza della creazione di un sistema europeo coerente di rilevazione statistica per affrontare l’emergenza in un’ottica glocal che consenta di monitorare le realtà locali, per poterne studiare meglio le relazioni con gli ambienti internazionali e poter approntare così strategie mirate ed efficaci. Parole che vanno proprio nella direzione di quanto stabilito dalla risoluzione approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo il 25 novembre scorso nella seduta plenaria di Strasburgo, proprio in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Come hanno spiegato le eurodeputate Silvia Costa e la collega cipriota Antigoni Papadoupolou, il Parlamento europeo ha chiesto  alla Commissione l’elaborazione di un piano strategico comunitario e una direttiva globale su violenza e tratta. E agli Stati membri và chiesta l’adozione di piani di azione nazionale, anche con un sostegno finanziario, per le associazioni e le Ong”.

“In alcune nostre strutture – ha dichiarato nel suo intervento Liliana Ocmin, segretario confederale della Cisl – si sta sperimentando la costituzione di parte civile della Cisl nei processi di violenza sulle donne nei posti di lavoro, ma si può e si deve fare di più. E proprio per questo – ha continuato Ocmin – intendiamo alimentare e promuovere una grande azione politica e culturale che sia in grado di offrire un adeguato sostegno a quante vogliono uscire dai contesti di violenza familiare, di mettere a punto percorsi di reinserimento sociale e professionale e di proteggere le donne dal pericolo dello stalking e del mobbing”.

Per Patricia Adkins Chiti, presidente della Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica, “la discriminazione nei confronti delle diversità creative è insidiosa, raramente riconosciuta e spesso invisibile ma è vissuta dalle artiste e dalle creative come una ‘violenza morale’.  Inizia con l’assenza di informazioni circa il contributo delle donne alla storia, a partire dai testi scolastici sino a quelli universitari.   Potenti forze politiche e commerciali contrastano la crescita della diversità culturale mirando ad imporre l’uniformità e la presenza delle donne nella corrente principale degli avvenimenti artistici è seriamente limitata dall’inadeguatezza delle risorse delle loro attività organizzate. Perché la diversità culturale e creativa delle donne non è vissuta dalla società come una marcia in più e non un problema? Oggi le donne – ha continuato Adkins Chiti – costituiscono circa il 55% della popolazione mondiale. Perché allora, stando a quel che vediamo nei media, le persone intelligenti e investite di responsabilità sociali sono sempre in prevalenza uomini? Al Parlamento Europeo è stata votata la Risoluzione sulla Parità di Trattamento e di Accesso tra Uomini e Donne nelle Arti dello Spettacolo: il principio di parità deve applicarsi a tutti gli operatori del settore, in tutte le discipline, in tutti i tipi di struttura (produzione, diffusione e insegnamento) ed in tutti i settori di attività (artistico, tecnico, amministrativo). Le donne – ha concluso Adkins Chiti – sono sottorappresentate nei posti di responsabilità di istituzioni culturali, accademie e università ed è essenziale promuovere l’accesso delle donne a tutte le professioni artistiche e a tutti i mestieri dello spettacolo in cui sono minoritarie mentre gli Stati membri dovrebbero rimuovere ogni ostacolo all’accesso delle donne alla testa delle istituzioni culturali, delle accademie e delle università”.

4 dicembre 2009

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