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Villaggio solidale 2012, a febbraio il salone nazionale del volontariato

Le date di Villaggio Solidale 2012 sono state ufficializzate. La nuova edizione del salone nazionale del volontariato, che lo scorso febbraio ha radunato più di 9.000 persone al Polo fieristico di Lucca, si terrà dal 23 al 26 febbraio 2012 e avrà come tema “Incontri di culture”.

L’annuncio è avvenuto nel corso del seminario “Il Cnv che vogliamo”, una due giorni tenutasi il 27 e 28 agosto ad Arliano e imperniata sulle prospettive future del Centro Nazionale del Volontariato, fra i promotori di Villaggio Solidale. Il direttore del Cnv Paolo Bicocchi ha ribadito la volontà, a fronte della buona riuscita dell’edizione di quest’anno, di continuare l’esperienza del salone incentrandolo sull’incontro inteso come confronto non solo fra culture diverse ma anche fra modi differenti di intendere la società civile, le istituzioni e il rapporto che le lega o talvolta le oppone.

Una volontà, quella di proseguire sulla linea tracciata col primo Villaggio Solidale, rafforzata dai numerosi input provenuti dagli oltre 120 partecipanti al seminario e dai relatori accademici e istituzionali. Sono infatti intervenuti, fra gli altri, Raffaello Ciucci dell’Università di Pisa ed Emanuele Rossidell’Istituto Superiore Sant’Anna, i vice presidenti del Cnv Patrizio PetrucciMaria Pia Bertolucci, l’europarlamentare Silvia Costa, il sindaco del Comune di Lucca Mauro Favilla, il consigliere provinciale di Lucca Simona Bottiglioni e il presidente regionale dell’Uncem Oreste Giurlani.

Molto apprezzati gli interventi degli accademici Ciucci e Rossi. Il primo ha sottolineato il contesto mutato in cui il volontariato si trova ad operare, stretto sempre di più a sopperire le esigenze di un welfare in dismissione con un ruolo assistenzialista. La reazione, secondo Ciucci, non può essere che una di ritorno alla logica del dono: un munus reciproco che ristabilisce il tessuto sociale a mezzo reti di rapporti umani e non più di solo interesse. Il terreno su cui si gioca questa sfida è quello culturale, e il lavoro cui quindi è chiamato il volontariato nei confronti delle istituzioni è l’advocacy.

A concludere l’intervento del prof. Ciucci, la prospettiva dei margini di cambiamento ed evoluzione che il mondo del volontariato ha davanti a sé.

Sono tre gli ambiti in cui il volontariato può giocare un ruolo decisivo di innovazione –ha detto Ciucci -.Il primo è quello culturale. In un mondo in cui la centralità del legame sociale è venuta meno, la domanda di cura si è fatta sempre più pressante. Rispondere a questa esigenza non significa fare assistenza, ma promuovere uno stile di vita alternativo a quello che prevede l’esclusivo interessamento al proprio interesse personale. Il secondo fronte è quello istituzionale. Il terreno maggiormente negletto dalle istituzioni e che richiede al volontariato maggiori sforzi è quello della competenza relazionale. Riportare al centro la persona: è questo lo snodo fondamentale di un’azione che possa avere un impatto positivo sulla società di oggi. Infine il piano politico: per adeguarsi alle nuove modalità di partecipazione è necessaria una mobilitazione su temi specifici, capaci di avere un ampio impatto sulla popolazione. Il piano da incrementare è quindi quello dell’advocacy, per dar voce a tutte quelle situazioni altrimenti destinate a rimanere inespresse”.

E proprio l’advocacy e il ruolo di “sentinella del welfare” sono i compiti che anche Rossi ha individuato come precipui del volontario oggi, quantomeno per scongiurare il pericolo all’orizzonte, individuato anche da Ciucci, di diventare un mero supplente dei servizi pubblici.

Dopo aver tratteggiato le direttrici lungo le quali potrà avvenire l’evoluzione del volontariato, Rossi non ha mancato di evidenziare le alternative possibili ad un destino non ancora immutabile.

Il futuro del volontariato è ancora da tracciare – ha detto Rossi -. Per permettere una crescita positiva di quest’ultimo è necessario puntare su quei frangenti che non limitino il suo ruolo alla sola erogazione di servizi. Tra le idee al vaglio delle associazioni, potrebbe ad esempio comparire quella di creare delle vere e proprie spin off. In questo modo, pur garantendo una risposta concreta ai bisogni esistenti, verrebbero conservati gli spazi ed i tempi necessari all’espletamento di uno dei compiti che rientrano a pieno nell’azione del volontariato, vale a dire quello dell’advocacy. É proprio su questo piano che il Cnv potrebbe rivestire un ruolo di guida e riferimento per le varie realtà che lo compongono. Altro ruolo molto importante sarebbe sicuramente quello di “sentinelle del welfare”, per un’azione volta alla facilitazione del dialogo e del confronto da attuare in una logica di rete. Sarebbe auspicabile che fossero proprio le organizzazioni di volontariato a farsi interpreti e portatrici di risposte ai problemi presenti che tengano conto dell’apporto e del contributo di tutti i soggetti in gioco, dalle istituzioni allo stesso terzo settore”.

Un bel contributo al dibattito della due giorni di Lucca è arrivato dai volontari e dalle associazioni intervenuti, i quali hanno mostrato di avere il polso di una situazione che giorno dopo giorno vede il sistema del welfare versare in difficoltà sempre maggiori. Fra i tempi più discussi nelle dieci ore di dibattito ci sono stati la ridefinizione del ruolo del volontariato in una fase difficile dello stato sociale, il rapporto con gli enti pubblici, la rappresentanza in sede politica, la necessità di mantenere unito servizio e advocacy, il ricambio generazionale, il rapporto con i territori e le comunità, solo per citarne alcuni.

Michele Barghini

Ha collaborato Laura Gianni

 

Articolo pubblicato sul webmagazine volontariatoggi.info

 

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