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Vanno ridotti i tagli nella scuola elementare


Nutro grande preoccupazione per la situazione che si creerà nella Regione Lazio per quanto riguarda le famiglie, le scuole e i Comuni, nonché per il precariato scolastico causato dai tagli previsti dal Governo. È quanto ho espresso oggi anche in XIV
Commissione consiliare.

I dati che emergono dall’andamento delle iscrizioni scolastiche e dalla disponibilità di organici che nel Lazio vedranno nel prossimo anno scolastico 2009-2010,  una riduzione di almeno 3100 docenti e di circa 1400 unità di personale ATA (personale amministrativo e collaboratori scolastici).

Particolarmente allarmante sarà la situazione della scuola primaria che registrerà un aumento significativo a livello nazionale e regionale dell’opzione delle famiglie per i tempi prolungati.

Nel Lazio il 41% delle famiglie ha richiesto le 30 ore, il 53% il tempo pieno (40 ore) e solo il 5% le 27 ore e l’1% le 24. In particolare per la provincia di Roma, il 63% delle famiglie ha richiesto il tempo pieno (a differenza dell’attuale 52%), poco meno del 30% ha indicato le 30 ore, il 6% le 27 e l’1% le 24.

Le altre Province si collocano, in media, intorno al 70% per le 30 ore e al 23% per il tempo pieno, con l’eccezione di Rieti al 36,78%.

Se si considera che l’eliminazione delle compresenze di insegnanti avverrà in tutte e 5 le classi a partire dal prossimo anno scolastico, è chiaro che non si consentirà ai dirigenti scolastici di garantire alle famiglie il tempo scuola che hanno indicato come preferenza.

Inoltre, le 30 ore attuali non prevedono, per le classi successive alla prima, le due ore aggiuntive per l’assistenza educativa alla mensa nella prospettiva di due prolungamenti d’orario settimanali sui 5 giorni scolastici, come avviene attualmente.

L’organizzazione dei moduli nella scuola elementare ha consentito finora di offrire ai bambini – laddove non fosse possibile garantire il tempo pieno – un orario settimanale prolungato, seppur con il contributo delle famiglie stesse, di 3 giorni su 5.

Tali disposizioni metteranno in seria difficoltà l’organizzazione familiare, le donne lavoratrici e le immigrate che avranno enorme difficoltà a conciliare gli orari di lavoro con quelli della scuola, nonché i Comuni.

Per quanto riguarda la scuola secondaria di primo grado, cioè la scuola media, il combinato disposto dall’aumento del numero di studenti per ciascuna classe – previsto per tutti gli ordini di scuole – e la riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre, porterà non solo ad un affollamento ulteriore delle classi, soprattutto nell’area metropolitana, ma ad una difficilissima gestione dell’assenza di docenti non sostituibili da supplenti fino al 12° giorno.

Poiché la riforma della scuola secondaria superiore è stata rinviata dal Ministro della Pubblica Istruzione di un anno, anche per consentire un doveroso confronto con le scuole, le Regioni e le parti sociali, il taglio relativo all’anno scolastico 2009-2010, si concentrerà prevalentemente sulle scuole elementari. Ciò renderà la situazione assolutamente inaccettabile per le conseguenze didattiche, organizzative, finanziarie e di effettiva risposta alle esigenze dei territori e delle famiglie.

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Ho informato la Commissione che nella riunione tenuta ieri dal Tavolo degli Assessori regionali all’Istruzione da me coordinato, è emersa la forte preoccupazione di tutte le Regioni sull’impatto effettivo dei tagli sulle realtà territoriali anche con riferimento alla drastica riduzione dei collaboratori scolastici che potrebbe portare alla chiusura dei piccoli plessi e un minore sostegno educativo nelle scuole più affollate.

Su questi punti è in atto un confronto serrato tra Regioni e Ministero in Conferenza Stato Regioni.

Oggi ho inviato a nome del Coordinamento, al Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, una nota nella quale propongo che le Regioni chiedano al Governo di limitare l’entità della riduzione di organico prevista per il prossimo anno scolastico rimodulando i tagli annunciati per il triennio, assumendo le 30 ore (e non le 27) come base per il calcolo degli organici nella scuola primaria.

Chiediamo che il Ministro Gelmini invii immediatamente un atto di indirizzo ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali, perché le Regioni – di cui il recente parere del Consiglio di Stato ha ribadito la potestà di programmazione dell’offerta scolastica territoriale – siano messe in grado di avere tutti quegli elementi conoscitivi in termini di organici e di capienza delle aule scolastiche, anche ai fini della sicurezza, in relazione alla possibilità effettiva di trasferire gli alunni da un plesso all’altro laddove fosse realmente necessario.

Ho comunque sottolineato che per quanto concerne il Lazio, abbiamo realizzato un buon livello di collaborazione istituzionale con il Direttore Raffaele Sanzo, ma in molte altre Regioni, ciò non avviene.

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