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Valutazione dei prof, secondo Bachelet la via giusta è il dialogo

Giovanni_BacheletDopo la conclusione del lavori del Secondo Seminario Nazionale del Forum Politiche dell’Istruzione del Partito Democratico tenutosi a Roma il 15 e 16 gennaio scorsi, Giovanni Bachelet, deputato e presidente del Forum Nazionale Politiche dell’Istruzione del PD, ha pubblicato sul Sole 24 Ore un interessante articolo che desidero sottoporre alla vostra attenzione.

Silvia Costa

Sul Sole 24 Ore del 12 gennaio Andrea Ichino non riesce a spiegarsi come mai, nelle quattro città che dovevano servire (alla Gelmini e al comitato scientifico-tecnico di cui egli è parte) come campione per la valutazione di scuole e docenti, l’esperimento abbia incontrato ” tanta freddezza non solo tra i sindacati, ma anche tra i singoli docenti meno schierati”.

Il flop è clamoroso se davvero in tutta Torino una sola scuola (su oltre cento) ha accettato, costringendo il ministro a trovarsi una nuova grande città. Poiché recenti indagini suggeriscono disponibilità dei docenti ad essere valutati, il flop merita una spiegazione (e correzione di rotta): nel breve periodo, per risparmiare a Ministro e Comitato altri oceanici sberleffi; nel medio e lungo, per evitare alla scuola italiana altri dieci anni di stop a ogni discorso sulla valutazione. Il PD, nell’assemblea nazionale dello scorso ottobre, ha indicato in un buon sistema nazionale di valutazione (indipendente dal Ministero) uno strumento per responsabilizzare e stimolare il miglioramento e il rilancio dell’autonomia scolastica, alla quale dedica in questi giorni il proprio secondo seminario nazionale.

In un anno di presidenza del Forum Politiche dell’Istruzione del PD ho trovato nei sindacati, nelle associazioni professionali e nei singoli docenti e dirigenti una buona apertura di credito verso la valutazione. Non mancava una disponibilità di massima e nemmeno l’informazione, come Ichino ipotizza nelle conclusioni; mancava, specialmente nelle condizioni politiche e scolastiche date, il consenso a un’operazione per molti aspetti propagandistica e niente affatto “terza” rispetto al Ministro.

Un paziente può conoscere e magari apprezzare il protocollo di sperimentazione di una cura, ma non fidarsi del medico che deve applicarlo. O ritenere che in un ospedale sporco, cadente, al quale stanno tagliando l’elettricità, sia meglio non sottoporsi ad esperimenti promossi dal Primario. Gli operatori scolastici di destra, di centro e di sinistra ai quali si chiede oggi di aderire all’esperimento di valutazione hanno visto scomparire, negli ultimi due anni, il modulo alle elementari o, per dire, il Piano Nazionale Informatica alle superiori, senza riguardo al merito, ai dati sperimentali, ai paragoni internazionali. Hanno visto i debiti delle scuole non piú onorati dallo Stato.

Dopo aver ascoltato il Ministro affermare che gli insegnanti italiani sono i peggio pagati e i piú anziani di Europa (Gelmini, maggio 2008), il Governo ha bloccato sia la carriera dei docenti in ruolo, sia l’accesso al ruolo dei giovanissimi: in Italia, dal 2008, nemmeno Pico della Mirandola, se si laurea, può diventare insegnante. Chi vive nella scuola sa bene che ci sarebbe bisogno di risorse, strutture e valutazione di rango europeo; ma quando sente parlare di Europa solo per la valutazione mentre per tutto il resto sembra di scivolare verso il Terzo Mondo, il timore è la presa in giro. Per questo, penso, arriva il rifiuto perfino se la valutazione è sperimentale e fatta in modo morbido (soltanto quattro città). C’è rimedio? Forse.

Oliva, presidente di Treellle, ricordando che il progetto USA Partnership for XXI Century Skills (P21) è condiviso dal più potente sindacato degli insegnanti e da quaranta grandi imprese, chiedeva lo scorso aprile: “Perché anche da noi non succede che Confindustria e grandi Organizzazioni Sindacali collaborino per una scuola migliore, visto che è un campo in cui prevalgono evidenti interessi comuni?”. Oggi è facile rispondere: perché il Ministro, per questa sperimentazione, ha scelto di chiamare tre fondazioni vicine a Confindustria, ma non i sindacati.

Come parlamentare aggiungo: il Governo si è mosso senza consultare o coinvolgere nemmeno il Parlamento. Questo modo di procedere è arrogante, ma soprattutto stupido: confrontare le idee serve a fare meno errori. E poi. Solo chi non ha mai bazzicato una scuola può meravigliarsi che il collegio docenti bocci qualcosa: muoversi senza campagne preventive miranti a conquistare consenso “molecolare” fra i docenti sul territorio equivale, come si vede, al classico elefante nella cristalleria.

Dunque il rimedio c’è. Il Governo abbandoni un irresponsabile e fallimentare bipolarismo scolastico. Dopo due anni di propaganda sul merito non approdata neppure ad un modesto e limitato esperimento, prenda atto che non il dialogo con le parti sociali, con il Parlamento o con gli Enti Locali, ma la sua assenza rende fragile e inconcludente ogni speranza di far fare al Paese progressi non effimeri nella direzione di una scuola piú europea, capace, anche attraverso la valutazione, di portare ogni ragazzo al massimo del proprio potenziale senza che nessun talento vada perduto e nessuna esistenza si bruci, per il bene e lo sviluppo spirituale e materiale della comunità nazionale. Anche i numeri attuali del Governo lo suggeriscono: meglio umiltà che arroganza unilaterale.

Giovanni Bachelet


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