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Università e imprese, per il Parlamento Europeo un legame da rafforzare

universitàE’ colpa delle università, che non formano al mondo del lavoro? O sono le imprese, che hanno aspettative troppo alte sui neo-laureati? Il fatto è che in Europa business e accademia sono mondi a compartimenti stagni. Il problema è emerso nel seminario del 23 febbraio sul “Dialogo fra imprese e mondo universitario”. Mobilità, formazione continua, aziende coinvolte nella programmazione dei corsi di studio: sono alcune delle risposte proposte dal Parlamento.

Le iniziative UE

Il tema è stato trattato settimana scorsa durante un’audizione con esperti e accademici, in vista del voto in commissione Cultura del rapporto di Schmitt il 23 marzo.

Il testo, che sarà approvato dalla plenaria a maggio, è la risposta a una comunicazione della Commissione europea di aprile 2009, che propone “un nuovo partenariato per la modernizzazione delle università in Europa”.

Durante l’audizione sono emerse diverse piste di possibile cooperazione fra università e settore privato, partendo dalla constatazione che “in tempi di crisi trovare lavoro è un’impresa durissima. La sola risposta possibile è una più forte cooperazione fra accademia e business”, come afferma la spagnola Teresa Riera Madurell, responsabile della relazione per il gruppo social-democratico.

Ripensare le università

Il mondo accademico deve trovare una strategia “per servire alla società”, secondo Róbert Gábriel, rettore dell’Università di Pecs, Ungheria, che invoca ” università molto più flessibili di come lo sono ora”.

Una delle strade possibili è la mobilità: “ci dovrebbe essere mobilità non solo fra studenti di Paesi diversi, ma anche fra imprese e università”, suggerisce Schimtt. La sua relazione parla della necessità di creare una ‘forma mentis’ imprenditoriale negli studenti, che devono essere incoraggiati ad avviare la propria azienda via, per esempio, “il coinvolgimento dei privati nella creazione dei curriculum universitari e nella formazione dei professori”. Ma anche con “stages in azienda durante il ciclo di studi, una forma di collaborazione conveniente a entrambi”.

Formazione continua

Di fronte all’evidenza che il “posto fisso” non esiste più, la relazione incoraggia una cultura dell’apprendimento permanente, possibile solo se si rende la formazione accademica accessibile e appetibile anche per gli adulti.

“E’ importante offrire un accesso più ampio all’educazione”, dice Pál Schmitt. “Le università dovrebbero istituire un sistema di monitoraggio, per seguire i laureati durante la loro carriera e ricevere un feed-back”.

Condividere le buone pratiche

Il Parlamento infine, per voce di Doris Pack, PPE, presidente della commissione Cultura, chiede alla Commissione europea di creare “una piattaforma, un’area in cui possiamo favorire una cooperazione a livello locale, nazionale e internazionale” per lo scambio di buone pratiche di collaborazione fra università e imprese.

“Le imprese si rivolgono alle università solo nei casi in cui vedono un profitto diretto – conclude Schmitt – ” Ma entrambi devono capire che la cooperazione può estendersi a nuovi campi”.

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