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Un’Europa senza confini anche per i cittadini extra-europei

cittadini extracomunitariUn regolamento approvato settimana scorsa dal Parlamento europeo permetterà a chi possiede un visto a lungo termine in uno dei paesi europei di spostarsi liberamente all’interno dell’UE a partire dal prossimo 5 aprile. Questo regolamento pone fine a una situazione paradossale e “semplicemente inaccettabile”, come ci spiega il relatore Carlos Coelho.

“Parliamo di situazioni assurde, come studenti a cui è concesso un visto in Belgio ma che non possono andare in Olanda per ricercare materiale sulla propria tesi, o semplicemente trascorrere un weekend turistico a Barcellona” spiega Coelho, deputato portoghese del PPE. “Solo l’anno scorso, oltre un milione di persone hanno subito gli effetti di queste restrizioni”.

Una circolazione non così libera

Oggi ai possessori di un visto a lungo termine – ad esempio studenti, ricercatori o accademici – non è permesso visitare altri Paesi membri per alcun motivo. Questa situazione, che è contraria al principio fondamentale della libera circolazione delle persone nell’UE, rende l’Europa meno attraente per scienziati e studiosi.Ma le ragioni non sono solamente professionali, il divieto tocca le persone anche sul piano personale. Per esempio, anche per tornare a casa è obbligatorio prendere un volo diretto, non potendo attraversare i confini degli altri Paesi membri.

La fine di un paradosso

Il regolamento correggerà il paradosso di non poter attraversare i confini interni di un continente che non ne ha più. Un visto a lunga scadenza, di più di tre mesi, avrà quindi la stessa valenza di un certificato di residenza e permetterà di muoversi liberamente nel territorio dell’Unione. Questo visto rimarrà comunque provvisorio, durata massima di un anno, e al suo scadere dovrà essere sostituito con il permesso di residenza.

Sicurezza

Vilija Blinkevičiūt, dei Socialisti e Democratici, sostiene che la situazione attuale è contraria alle ”legittime aspettative dei cittadini extracomunitari che vengono a lavorare o a studiare nell’UE”, ma nel contempo chiede di tenere in debita considerazione il problema della sicurezza.Su questo punto Coelho non ha dubbi: “Non ci sarà nessun rischio extra” nell’area Schengen, perché gli allarmi e i controlli rimarranno in funzione, e la maggior parte degli Stati europei avrà accesso al Sistema Informativo Shenghen, che contiene le liste degli individui potenzialmente pericolosi.

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