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Un’analisi sincera e serena delle cause remote e prossime di questo scenario politico profondamente mutato

elezioni 2013È ormai evidente il paradosso di un esito elettorale che, pur assegnando alla coalizione di centrosinistra alla Camera e al Senato la prima posizione, non mette in condizione il formarsi di una maggioranza politica coerente e quindi di un governo.

Le ipotesi che in queste ore si confrontano ancora in modo informale sono più orientate alla possibilità di sottoporre al presidente della Repubblica un’ipotesi di governo di scopo per approvare almeno la nuova legge elettorale, la riduzione dei costi della politica, ma anche qualche scelta sul  lavoro e sullo sviluppo, piuttosto che immaginare una nuova immediata tornata elettorale che aggraverebbe la situazione del Paese anche nel quadro europeo.

In attesa degli sviluppi che emergeranno in questi giorni è però importante provare ad analizzare con sincerità e serenità le cause remote e prossime di questo scenario politico profondamente mutato.

Ma vanno evidenziati alcuni punti:

  1. Sembra che gli italiani abbiano dimenticato le ragioni che portarono un anno fa al governo tecnico Monti, ovvero l’assoluta mancanza di credibilità anche a livello internazionale del Governo Berlusconi, per l’incapacità di capire e gestire la crisi (prima rimossa e poi non affrontata), per l’aggravamento del debito pubblico che aveva vanificato i risultati del Governo Prodi, per l’immoralità personale e politica di Berlusconi. Tant’è che l’impegno a risparmiare 90 miliardi in un anno era stato assunto dal suo governo, insieme alla tanto contestata IMU e all’aumento della pressione fiscale nazionale e locale.
  2. Lo “tsunami” di Grillo ha certamente coinvolto crescenti strati della popolazione a livello nazionale evidentemente incrociando un disagio e disorientamento crescente ma anche rabbia e malcontento. È vero che non sono emerse proposte coerenti ma, anzi, spesso eccentriche e fuorvianti come l’uscita dall’euro, ma, evidentemente, non abbiamo capito quanto profonda e diffusa fosse la richiesta di un radicale cambio di classe dirigente, di linguaggio politico, di empatia con le difficoltà sempre più gravi del Paese.
  3. Certamente il PD è la forza politica che ha espresso più senso di responsabilità e amore per il Paese non sottoponendolo alle elezioni un anno fa, in piena crisi, e per questo ha sostenuto lealmente il Governo Monti. Ma ha pagato un prezzo altissimo sia per la linea di eccessivo rigore adottata dal governo tecnico che ha disatteso le nostre richieste sull’equità e l’occupazione mentre il PDL impediva di approvare la legge elettorale, una compiuta legge anticorruzione e il riequilibrio dei sacrifici. Non sono bastate le primarie per rispondere al Porcellum e soprattutto per riaprire un vero dialogo con i cittadini e ci si è troppo affidati a quei risultati come se fossero già un test di gradimento politico.
  4. La nascita della coalizione intorno a Monti e uno spostamento eccessivamente a sinistra, nonostante l’impegno personale di Bersani, rispetto alla richiesta di una maggiore apertura verso sensibilità e istanze più di centro riformista e verso una maggiore discontinuità e rinnovamento del personale politico hanno ridotto il grande potenziale di consenso che con le primarie tra Bersani e Renzi si era aperto verso il PD.
  5. Il risultato ottenuto dalla formazione di Monti, inferiore alle aspettative, dimostra che il premier era più sostenuto in Europa che in Italia (lo testimonia il voto degli italiani in Europa) e che è stato ottenuto cannibalizzando Casini e Fini quindi con poco valore aggiunto. Segno che la sua popolarità e credibilità era legata ad un governo a termine e si era affievolita in presenza di una certa distanza dall’impatto sociale delle misure assunte e delle riforme senza risorse e talora con vistose sottovalutazioni (esodati, crediti delle imprese presso la PA, i mancati dcreti attuativi, ecc.)

Questa situazione rende ancora più difficile per il nostro Paese affrontare con determinazione e proposte coerenti la crisi, ma anche ottenere credibilità presso l’Europa e confrontarsi con i mercati. Mi auguro che in questi giorni il PD aiuti a far maturare le condizioni politiche perché si possa garantire una fase di transizione improntata al massimo senso di responsabilità che non faccia perdere tempo prezioso alla soluzione dei problemi e ristabilisca le condizioni di una governabilità che dia risposte convincenti alle attese dei cittadini.

 

 

 

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