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Una sfida etica, democratica, politica e sociale

silvia costa al seminario di Ad 2

Silvia Costa al seminario di Area democratica (foto di Salvatore Contino)

E’ importante che l’Area Democratica del Lazio abbia promosso questa occasione di confronto e proposta sulle priorità programmatiche per le elezioni regionali, da presentare al Partito, alla coalizione e alla candidata alla Presidenza.

Mi auguro però che al più presto il programma per il Buon governo del PD del Lazio sia approvato collegialmente dall’Assemblea regionale del PD, e confrontato con le espressioni sociali e produttive del Lazio, per riassumere – sia pure molto tardivamente – una iniziativa politica e un processo di proposta condivisa.

Questa è un’esigenza ancor più avvertita da chi, come noi che abbiamo dato vita a questa area, ha fatto della democrazia partecipata e non solo dei cosiddetti caminetti, il senso e la cifra del suo agire politico e della capacità di rappresentanza.

E’ per questa fiducia nel confronto e per senso di responsabilità verso i cittadini del Lazio che attendono da noi risposte e scelte chiare che,con altri amici e amiche del partito, del sindacato e dell’associazionismo che si riconoscono nella storia politica del cattolicesimo democratico e del riformismo sociale – che ringrazio – abbiamo elaborato e portato in questa sede un contributo al programma, serio e articolato, su quelle che per noi rappresentano le priorità e le scelte ineludibili del PD e – ci auguriamo – della coalizione di centro sinistra. Proposte che abbiamo presentato ai vertici del partito regionale, a voi e su cui ci siamo confrontati con franchezza e spirito costruttivo con Emma Bonino.

Le elezioni regionali si collocano in una fase della vita italiana complessa e per certi versi drammatica: abbiamo di fronte almeno tre sfide. Una sfida etica, una sfida democratica e una sfida politica e sociale.

Una sfida etica. Stiamo assistendo quasi ad una mutazione antropologica e culturale, che sta mercificando e corrompendo i luoghi del potere, la comunicazione, gli stessi rapporti umani, tradendo il rispetto della dignità della persona e i valori della convivenza, riducendo tutto a merce e scambio. Anche noi siamo stati segnati da episodi umani e politici che ci hanno umiliato e offeso. Ma non abbiamo esitato ad assumere, sul piano politico e istituzionale, il massimo rigore e la doverosa trasparenza. C’è chi invece ha alimentato da anni una cultura dell’apparire, del successo e dei soldi facili, del tradimento morale dei giovani e delle donne e che alla dilagante corruzione della vita pubblica risponde con la richiesta di impunità, la cancellazione delle regole, l’omissione di atti dovuti, la manipolazione mediatica. E, nel Lazio, con la candidatura di chi è simbolo di infiltrazioni mafiose e che governerà più dell’aspirante Governatrice del centro destra! Noi non possiamo essere da quella parte.

Una sfida democratica e sociale. E’ da tempo in atto il tentativo di sovvertire i principi della Costituzione repubblicana, rovesciando il rapporto tra potere e consenso, trasformando le assemblee elettive in luoghi di ratifica degli esecutivi, riducendo e privatizzando il diritto alla salute, all’istruzione e alla sicurezza sociale con tagli centralistici e indiscriminati, trasformando il federalismo in un grimaldello contro la coesione sociale e l’unità nazionale e in una riduzione della giustizia sociale. Noi non possiamo essere da quella parte.

Una sfida politica e sociale. La gestione del potere e della cooptazione si è sostituita alla visione politica, alla costruzione del bene comune, alla politica concepita come servizio alla comunità. Alla paziente volontà di realizzare equilibri più alti di solidarietà sociale e di convivenza civile, la destra contrappone la scorciatoia demagogica dell’enfatizzare le ragioni dello scontro sociale o dell’improvvisare ricette miracolistiche. In realtà finge di non vedere che la crisi economica non è alle nostre spalle, ma sulle spalle soprattutto delle giovani generazioni, abbandonate alla deriva di una precarietà lavorativa, che diventa precarietà di vita e di fiducia nel loro futuro. E si rinviano le urgenti riforme del welfare e degli ammortizzatori sociali. E questa è o non è una politica contro la famiglia e contro il desiderio di maternità e paternità? Noi non possiamo stare da quella parte.

Chi come noi si richiama alla cultura politica cattolico democratica e al riformismo laico e socialista, avverte forte la necessità di vincere queste tre sfide per le istituzioni democratiche e la convivenza civile, ponendo al centro la costruzione di un’etica pubblica nel governo delle istituzioni e un’applicazione concreta dei principi di sussidiarietà, di autonomia, di cooperazione, di coesione sociale.

Per quasi cinque anni sono stata assessore della nostra Regione, lavorando con impegno e dedizione insieme alla Giunta per costruire risposte legislative e di governo più efficienti, e fare del Lazio una Regione più europea. Mentre il Governo Berlusconi tagliava, noi abbiamo investito molto di più nell’offerta di istruzione e formazione, nelle politiche del diritto allo studio, della ricerca e innovazione, della casa, dell’occupazione e dello sviluppo sostenibile. Questo, nonostante la pesante eredità della Giunta Storace, con il drammatico deficit finanziario della Sanità e le malversazioni nell’uso del Fondo Sociale Europeo, che facevano del Lazio la penultima regione in Europa.

Il Pd, nato proprio dall’esperienza politica della lista dell’Ulivo alle regionali – in cui ho avuto l’onore di essere capolista – è stato l’architrave delle politiche e delle azioni del governo di centrosinistra nella nostra Regione.

Al centro della nostra proposta politica e programmatica abbiamo posto la questione istituzionale e la trasparenza, perché la Regione interpreti il suo ruolo di regista della legislazione e dello sviluppo equilibrato del Lazio, ma in una logica di maggiore sussidiarietà e promozione delle autonomie locali e funzionali. Proponiamo la riforma della legge elettorale, maggioritaria, senza il listino, con collegi uninominali e la doppia preferenza di genere.

Vogliamo rafforzare una politica sociale integrata con quella sanitaria e scolastica, che crei inclusione, sostegno alle persone in difficoltà, promozione della loro autonomia, servizi di prossimità e innovativi, ampliando i voucher di servizio per gli anziani e per la conciliazione, gli assegni e le borse di studio, i nidi familiari e le sezioni primavera. Una politica che metta al centro la famiglia e la genitorialità, secondo la rilevanza che dà loro la costituzione, oggi sottoposte ad un grave impoverimento, a fragilità e difficoltà di vita, ma chiave di volta per una proposta politica che intenda creare più autonomia, rafforzare relazioni e reti, e promuovere la solidarietà tra le generazioni. Nell’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, questo deve costituire per noi un impegno centrale e strategico.

La politica sanitaria regionale, dopo i tagli e le azioni di riordino deve sciogliere alcune questioni dirimenti: il ruolo degli ospedali e della medicina territoriale; il rapporto equilibrato, sulla base di parametri di efficacia ed efficienza, della sanità pubblica, classificata e convenzionata; la ridefinizione, in Conferenza Stato regioni, della questione relativa ai Policlinici universitari. Sviluppo, green economy, politiche per la buona occupazione, turismo e valorizzazione del patrimonio e dell’industria culturale sono le altre priorità che indichiamo.

Ma sappiamo che in queste settimane il dibattito pubblico, anche in assenza di un impianto e di un vincolo programmatico alla candidata e alla coalizione, si è centrato sulla questione della compatibilità di Emma Bonino con l’area cattolica del PD.

Voi sapete che non sono tra i cattolici che hanno taciuto, che si sono semplicemente adeguati o che se ne sono andati, e che in ogni caso meritano rispetto. Insieme ad altri, ho rivendicato il diritto e il dovere di prendere la parola, a cominciare dalle sedi di partito, per dire, al di là della statura politica di Emma Bonino, il disagio di un metodo e di una scelta non confrontata con i rappresentanti del partito regionale e con i mondi che intendiamo rappresentare. A me come ad altri sta a cuore non solo vincere le elezioni, ma vincere senza mutare la natura del PD, la sua novità culturale e politica, il diritto di cittadinanza di tutte le sue anime.

Per questo, una volta confermata la scelta della candidatura di Emma Bonino da parte del PD, ho ritenuto doveroso lavorare per verificare se possiamo condividere con voi, con tutto il PD e con Emma Bonino scelte prioritarie e proposte programmatiche per molti di noi ineludibili, ma tutte dentro l’umanesimo e il dettato della nostra Costituzione. Non ci nascondiamo il dato simbolico della candidatura di Emma Bonino (e che Emma, nel suo depliant elettorale, sottolinea con una certa enfasi, scrivendo di sé: “Tutta un’altra storia”), né le battaglie sulle quali molti di noi hanno avuto posizioni diverse. Voglio precisare che non si tratta di una questione “dei cattolici”, ma di una questione politica che deve assumere tutto il PD, a cominciare dall’area democratica che intende essere il garante della pari dignità delle culture politiche che rappresenta. La storia del movimento politico dei cattolici democratici dimostra che la laicità non è una novità o una lezione da subire. La laicità non è un contenuto della politica. E’ un metodo dell’azione politica, come espressione della autonomia e della responsabilità dei credenti, che vogliono costruire insieme ai non credenti il bene possibile. Scriveva un grande cattolico e un grande laico come Vittorio Bachelet, che abbiamo in questi giorni ricordato a 30 anni dal suo barbaro assassinio da parte delle BR: “Nei momenti in cui la civiltà profondamente si rinnova, i cristiani si sentono maggiormente e più direttamente responsabili dello sviluppo della società e mettono i loro sforzi al servizio di questo rinnovamento perché esso avvenga il più possibile secondo il piano di Dio e giovi il più possibile alla salvezza degli uomini”. Ciò non significa far determinare alle gerarchie le proprie azioni e scelte politiche, come dimostrano l’esperienza di Sturzo, di De Gasperi e di Moro, ma esercitare una responsabilità politica autonoma, pur nella ricerca di una coerenza tra la propria fede e gli obiettivi di difesa della persona umana e della giustizia sociale su cui convergere con credenti e non credenti. Possiamo convenire con il cardinal Martini che quello di Vittorio Bachelet è stato un “martirio laico”perché fu ucciso non in nome della fede, ma di quei valori laici di libertà , democrazia, giustizia e pace che aveva servito”.

Chiedo ad Emma Bonino se condivide, dopo gli anacronistici steccati laici/cattolici, su cui talora si è attardata anche la cultura radicale, che la laicità non è agnosticismo o indifferenza al dato religioso, ma un metodo di ricerca del dialogo nella verità e nella fedeltà al valore della persona umana, in cui credenti e non credenti si rispettano e cooperano. Perchè allora avremmo fatto un grande passo in avanti nella costruzione del PD e nella possibilità di un confronto, su basi nuove.

Per ricostruire un tessuto sociale lacerato, una democrazia umiliata, una trasparenza offuscata e una solidarietà verso i più deboli c’è bisogno di ridare un fondamento etico condiviso alle ragioni della convivenza, alle istituzioni, alla cultura di governo. C’è un mondo che vuole sapere se anche per  Emma Bonino non è più sufficiente una cultura dei diritti gridati, ma è necessaria la ricostruzione di un sistema di doveri, di responsabilità, di giustizia sociale, di senso del limite della politica.

E occorre condividere la nuova frontiera, oggi, dei diritti civili: sono quelli dei giovani alla stabilità lavorativa e di vita, al diritto ad avere una famiglia, sono quelli di rendere possibile la scelta di avere figli, oggi negata a molte giovani donne, quelli di veder premiato il merito e non le clientele, sono quelli di finire la vita non in solitudine, di promuovere la libertà della ricerca sapendo che non tutto quello che è tecnicamente possibile è eticamente lecito, è il diritto ad essere cittadini e non sudditi, è il diritto ad una ecologia della comunicazione e ad uno sviluppo sostenibile.

Infine, c’è una questione politica fondamentale che poniamo alla candidata alla presidenza della Regione Lazio. Deve eprimere la conapevolezza di essere la candidata di una coalizione di alternativa alla destra e non solo la capolista di un partito, dimostrando la volontà e la capacità di fare sintesi culturale e politica. Altrimenti si farà un regalo assolutamente immeritato alla candidata della destra e un danno irreparabile non solo al PD e al centro sinistra, ma anche alla Regione Lazio.

Silvia Costa

Il testo è la trascrizione dell’intervento di Silvia Costa al seminario di Area Democratica di sabato 20 febbraio 2010 all’Auditorium di Via Rieti a Roma.

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