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Ue, i diritti dei minori non siano “minori”

Perché i diritti dei minori in Europa non devono essere considerati “diritti minori”? Innanzitutto, perché bambini e adolescenti rappresentano oggi un terzo della popolazione europea e la centralità dei loro diritti trova un nuovo fondamento giuridico nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, integrata nel Trattato di Lisbona, che stabilisce il dovere della Ue e degli stati membri di riconoscere e tutelare in tutte le politiche «l’interesse prevalente del minore», anche sulla base della Convenzione Onu del 1989, ratificata da tutti gli stati Membri.
In secondo luogo, perché l’aumento della dimensione transnazionale delle relazioni familiari e parentali, e dei diritti connessi alla circolazione crescente dei minori per migrazione, asilo, conflitti, adozioni, affidi, ma anche per istruzione e formazione, rendono urgente un approccio più coordinato.
Infine, perché è sempre più necessaria l’armonizzazione di norme e misure di prevenzione, persecuzione e sanzione di fronte alla crescente dimensione transnazionale delle fattispecie penali che vedono coinvolti i minori, dalla tratta al cybercrime. Fermo restando il principio di sussidiarietà, un approccio olistico a questi temi da parte dell’Unione non è più rinviabile. Il volume Europa e minori, non diritti minori. Una nuova strategia Ue, che ho promosso, con il gruppo S&D, rappresenta oggi uno strumento per la verifica dello stato dell’arte della legislazione minorile in Europa, condizione preliminare per l’apertura di una nuova fase delle politiche Ue, più mirate ed efficaci.
Le istituzioni europee sono in movimento: la comunicazione della Commissione del 15 febbraio 2011 relativa al Programma Ue per i diritti dei minori è una prima, importante risposta all’esigenza di rendere più riconoscibile ed efficace una politica europea integrata per l’infanzia e l’adolescenza. Vanno sottolineati positivamente gli impegni assunti in questa nuova strategia, undici azioni mirate le cui premesse sono: l’integrazione piena dei diritti dei minori nella politica europea sui diritti fondamentali; la creazione di basi di dati per politiche fondate sui fatti; il coinvolgimento sempre più attivo degli strumenti di consultazione, come il Forum europeo per i minori, e di governance, come il gruppo interistituzionale della Commissione e il coordinamento della Commissione per i diritti dei minori.
Pur nel rispetto della responsabilità degli stati, occorre superare l’attuale frammentazione e promuovere condizioni di parità di accesso dei minori ai diritti di cittadinanza sociale e giuridica, anche sostenendo politiche che favoriscano il protagonismo dei ragazzi. Le attività dell’Europarlamento, interne ed esterne all’Unione, testimoniano oggi una decisa intensificazione delle azioni rivolte alla tutela e alla promozione di infanzia e adolescenza, specie se in condizioni di particolare vulnerabilità, come nei casi di discriminazioni, violenza, povertà, abuso e sfruttamento sessuale, prostituzione minorile, pedopornografia anche via internet, turismo sessuale, tratta, sfruttamento del lavoro.
Se nella prima parte della legislatura un segnale forte è venuto dall’approvazione della direttiva per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia, con l’importante introduzione dei reati di turismo sessuale e di adescamento on line, il lavoro svolto all’interno della Commissione cultura con il Rapporto sulla protezione dei minori nel mondo digitale – che sarà votato a settembre – pone le basi per gli interventi e le misure di contrasto ai contenuti e ai comportamenti illeciti e pericolosi, ma anche per la promozione della piena cittadinanza realizzata attraverso l’accesso e la partecipazione attiva e critica degli adolescenti. La relazione tra minori e mondo digitale si sta infatti collocando tra le priorità dell’agenda politica europea, come testimoniato dalla presentazione della comunicazione Per un migliore Internet per i ragazzi e dall’inserimento di un capitolo sui minori nella proposta di direttiva sulla protezione dei dati presentata dalla vicepresidente della Commissione europea, Viviane Reding.
Nuovi temi che generano nuovi diritti, dunque. Essi, accanto a quelli fondamentali alla salute all’istruzione, alla famiglia, alla socialità, devono essere garantiti a bambini e ragazzi per il pieno compimento della loro cittadinanza europea. Nel quadro europeo, questi diritti devono trovare piena attuazione, negli ambiti del contrasto all’abuso sessuale, muovendo dalla ratifica della Convenzione di Lanzarote in atto in parlamento, dell’integrazione degli immigrati, dell’asilo, della lotta alla dispersione scolastica, della giustizia minorile e del contrasto alla povertà, come emerso dal dibattito con le istituzioni e le associazioni.
Silvia Costa
Articolo pubblicato sul quotidiano “Europa” il 28 giugno 2012
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