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Ue, Costa: serve direttiva quadro per le imprese che intervengono sul patrimonio culturale

L’europarlamentare italiana è intervenuta a Venezia alla conferenza “Cherishing Heritage” sulla qualità degli interventi sul patrimonio culturale, organizzata dalla Commissione europea in collaborazione con l’Icomos

 Una direttiva quadro che metta sullo stesso piano di responsabilità – presupponendo diritti e doveri – le imprese che intervengono sul patrimonio culturale. La proposta arriva dall’europarlamentare italiana Silvia Costa, che oggi è intervenuta a Venezia alla conferenza “Cherishing Heritage” sulla qualità degli interventi sul patrimonio culturale, organizzata dalla Commissione europea in collaborazione con l’Icomos (International Council on Monuments and Sites). “Penso ci siano le basi legali per una direttiva quadro – precisa Silvia Costa ad AgCult a margine della conferenza -. Abbiamo situazioni troppo diverse in Europa, in alcuni paesi qualsiasi impresa può fare interventi senza nemmeno avere le competenze per noi indispensabili. Non solo: Se si fanno bandi al massimo ribasso vuol dire ridurre la qualità degli interventi”.

PER UN APPROCCIO INTEGRATO

Silvia Costa passa in rassegna l’ampia gamma di interventi che l’Unione europea sta mettendo in campo “per far sì che l’approccio integrato sia effettivo”. Un approccio orizzontale significa anche “integrare pubblico e privato. Abbiamo molte esperienze in merito in Europa e in Italia – spiega l’eurodeputata -. Anche sugli strumenti finanziari per intervenire sul patrimonio dobbiamo condividere le migliori pratiche e vedere come costituire forme di agevolazioni fiscale, ad esempio per i privati che hanno proprietà di patrimonio”. Inoltre, nella programmazione 2021-2027 “abbiamo inserito emendamenti importanti in tutti i programmi”, prosegue Costa facendo l’esempio di Horizon 2020: qui le proposte sono avviare una sorta di “cloud” del patrimonio culturale, una piattaforma in cui si può anche intervenire con progetti molto ampi, dalla digitalizzazione alle nuove tecniche di restauro”, investire “più risorse nelle scienze umanistiche” e “un cluster dedicato in cui si parla anche di educazione, di patrimonio e di innovazione”.

STANDARD DI QUALITA’

La difesa del patrimonio culturale “non deve essere presa in considerazione in un secondo tempo ma deve essere contestuale ad altri interventi, proprio perché è importante per il senso di appartenenza, di futuro e di speranza”, afferma Costa ricordando il tema della conferenza di Venezia: la qualità negli interventi sul patrimonio culturale. In particolare, nella Risoluzione del 2015 del Parlamento europeo, “che abbiamo rimesso nell’ambito del regolamento di Europa Creativa, diciamo che l’Europa deve garantire standard di qualità per gli interventi sul patrimonio e prevedere un controllo sistematico e obbligatorio”, spiega l’europarlamentare.

DIGITAL EUROPE, ERASMUS+, FONDI STRUTTURALI

Per quanto riguarda Digital Europe, invece, “prevediamo che le competenze digitali ‘incrocino’ le competenze sul patrimonio”, afferma l’eurodeputata sottolineando anche l’importanza di “sostenere la digitalizzazione del patrimonio culturale”. Sui fondi strutturali si apre la prospettiva di “mettere a regime un sistema di qualità degli interventi – continua Costa – ed elevare il tetto ai fondi che possono essere dati agli interventi”. C’è poi il capitolo Erasmus+: “Non sono abbastanza utilizzate le possibilità, che ci sono già e che saranno di più nel prossimo Erasmus+, di apprendistati e tirocini formativi presso le imprese o le istituzioni culturali e artistiche”. Questo, per l’europarlamentare, “è fondamentale. Vorremmo inoltre ampliare la possibilità di accedere a Erasmus+. Penso, infine, alla questione delle partnership per la ricerca e la formazione, da fare non solo dentro le scuole o le università ma anche dentro le istituzioni culturali”.

EDUCARE AL PATRIMONIO

La conferenza è in corso a Venezia, “simbolo di fragilità e straordinaria bellezza, simbolo di cosa significa prendersi cura del patrimonio come bene comune”, sottolinea Costa. “Il bene culturale, come dice la convenzione di Faro, esprime una comunità di patrimonio, è un diritto personale. Questo – secondo Costa – vuol dire che c’è bisogno di educare al patrimonio, anche nei curricula scolastici, considerare più rilevanti le competenze della professionalità”. “Nella dichiarazione di Sendai del 2015 si prendeva l’impegno che la prevenzione dei rischi al patrimonio dovesse essere presente in tutte le azioni, anche nell’utilizzo dei fondi, in questo caso europei, con la supervisione degli stati, perché la prima forma di protezione di qualità si fa nel momento in cui si interviene”, conclude Costa ricordando l’esempio di Collemaggio (L’Aquila), simbolo del percorso di ricostruzione post sisma.

(AgCult)

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