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Tutela dei minori, bisogna estendere almeno fino al 2020 il programma Safer Internet

Ecco l’intervento dell’europarlamentare Silvia Costa (S&D), relatrice del rapporto d’iniziativa Protecting Children in the Digital World, in occasione del lancio dell’iniziativa Protecting Children Online – The Next Click, avvenuta a Bruxelles il 30 maggio 2012.

 

Vi ringrazio dell’invito, che mi permette di esprimere la grande stima per il lavoro condotto dal network delle ONG eNACSO  nell´ambito del Programma Safer Internet della Commissione europea, che vogliamo sia sempre riconoscibile nel prossimo programma multiannuale Connective Europe.

Il tema della tutela dei diritti dei minori e della dignità umana nel mondo digitale e del diritto di rettifica é stata, come sapete, oggetto di una Raccomandazione del Parlamento e del Consiglio nel 2006, che prevedeva che la Commissione realizzasse una consultazione su questo tema, effettuata nel 2009 e oggetto della Relazione della Commissione del settembre 2011.

Vi parlo in qualità di Relatrice del rapporto d’iniziative Protecting Children in the Digital World , che contribuisce al vasto quadro di produzione legislativa e non legislativa sul tema dei minori. In questi sei mesi su questo tema registriamo in Europa alcuni atti importanti, uno approvato ed altri in corso di approvazione o di emanazione:

- la direttiva del dicembre 2011 per la lotta contro l’abuso sessuale e la pedopornografia anche online;

- la recente proposta di Regolamento presentata dalla commissaria Reding sulla tutela dei dati personali, con un articolo specifico dedicato ai dati dei minori e alcuni riferimenti molto opportuni;

- la Comunicazione della Commissione del febbraio 2011 sul Programma dell´Unione per i diritti dei minori.

Voglio citare anche la “ICT coalition” tra 25 imprese che operano in Europa, che ha adottato i cinque criteri per la tutela dei minori online, proposti dalla commissaria Kroes nel gennaio 2012.

Ricordo inoltre che riferimenti ai diritti e alla tutela dei minori sono presenti in diverse normative europee, dalla Direttiva sull’ e-commerce a quella Servizi Media Audiovisivi, che non è però pienamente attuata relativamente alle web TV e alle TV ibride.

Non vi è dubbio che l’Unione Europea si stia occupando più direttamente  dei minori, anche sulla base dell´art.24 del Trattato, anche se prevalentemente  essi sono considerati come un aspetto, un “articolo” di direttive e comunicazioni centrate su priorità di altra natura. Ne consegue che il minore non è preso in considerazione in forma olistica, con perdita del quadro d’insieme.

Solo pochi giorni fa, con l’emanazione della Strategia europea per un internet migliore per i ragazzi, la Commissione ha dato una impostazione unitaria a questo tema, con contenuti che apprezzo ma con una tempistica che crea qualche sovrapposizione, essendo stata presentata proprio nel corso della discussione del nostro Rapporto d’iniziativa. Per migliorare il raccordo tra i due testi, ne ho adottato alcuni elementi presentando emendamenti al mio stesso Rapporto.

In particolare, condivido la posizione della Strategia che incoraggia l’autoregolamentazione e ne crea il framework favorevole, con la esplicita dichiarazione che, se l’autoregolamentazione si rivelasse insufficiente, sarà la Commissione ad intervenire con normativa.

Apprezzo anche l’importanza data al centro europeo di lotta al cyber crimine, nonché l áttenzione alla promozione di contenuti on line di qualità, al ruolo della scuola, il finanziamento di una struttura di servizio interoperabile a livello UE per supportare i centri  Safer internet, nonchè meccanismi di segnalazione comuni, una più larga disponibilità dei controlli parentali, la trasparenza e la tutela sulla profilazione commerciale e gli acquisti on line per i minori, il contrasto agli abusi sessuali.

Come sapete, nel Rapporto d’iniziativa esprimo l’esigenza che la Commissione adotti una direttiva quadro sul rapporto tra minori e digitale che contemperi  diritti e tutele. Sono consapevole delle difficoltà che questa proposta suscita in Parlamento, ma ritengo che si debba rispondere a due esigenze: riunificare in un unica normativa i riferimenti ai minori presenti in diverse direttive e regolamenti, garantendo anche un migliore coordinamento tra le diverse Direzioni della CE. La seconda esigenza è colmare quelle zone grigie che riguardano – come voi li chiamate nel vostro documento – contenuti, contatti e comportamenti illeciti o gravemente nocivi che devono avere una armonizzazione delle regole e delle forme di intervento a livello comunitario, se si vuiole essere efficaci, anche attraverso un maggior raccordo tra le autorità nazionali preposte alla tutela dei minori e i sistemi di controllo e di verifica. In ogni caso è necessario un mainstreaming più forte in materia di minori in ambito UE anche per la implementazione, il monitoraggio e la promozione di azioni positive e di campagne di sensibilizzazione.

Nella redazione del mio rapporto ho ascoltato molti di voi e letto i position paper da voi elaborati, e ora questo vostro documento.

Dalla ricerca EU Kids online sappiamo che Internet è il compagno dei ragazzi, spesso più della famiglia, della scuola e degli amici, visto che ne sono utenti e partecipi  per due ore al giorno al computer,  in età sempre piu´precoce, anche prima di imparare a leggere e scrivere. Internet é usato per fare lavoro scolastico, per giocare, per vedere videoclip, per scaricare musica e scambiare contenuti peer to peer, social networks, per visitare chatroom e mondi virtuali.

Il 44% dei ragazzi mette in risalto le opportunità positive offerte dalla rete e se ne dichiara soddisfatto. Il 55% afferma di percepire anche i rischi  che derivano dall’uso della rete,  il 12% dichiara di essere stato disturbato online soprattutto da cyber bullismo  e da contenuti e approcci a carattere sessuale.

Per questo nel mio Rapporto ho voluto partire dalla grande potenzialità positiva delle nuove tecnologie, prendendo in considerazione tre ambiti del rapporto tra minori e digitale, distinguendo:

-  l´accesso e l éducazione ai media e ai new media e il ruolo della scuola;

-  la protezione, distinguendo la lotta ai contenuti illegali da quella ai contenuti e comportamenti inadatti o nocivi, nonché  la tutela della privacy e il diritto di replica;

-  la cittadinanza digitale anche come strumento di inclusione sociale e partecipazione.

 

Nel campo dell’accesso e educazione ai media e ai new media é necessaria una vera alleanza educativa tra famiglia/scuola/operatori dei media e associazioni , nonché l’offerta ai minori di contenuti digitali sicuri e di qualità, anche come obbligo verificato per i servizi pubblici radiotelevisivi. Bisogna poi rafforzare i programmi di media education, includendo la conoscenza delle regole di comportamento sulla rete. Vanno incoraggiate esperienze come European Schoolnet e incoraggiate forme di mentoring tra studenti  (peer education) e con i docenti per la creazione di comunità di studio e ricerca.

Il diritto alla protezione coinvolge una serie di misure contro i contenuti illegali che ci sono state fortemente segnalate dalle associazioni e dalle famiglie, come la velocizzazione della procedura Notice and take down, la privacy by default, un maggiore coordinamento delle hotlines conformi agli standard INHOPE, un miglior accesso delle famiglie e dei minori alle informazioni sui loro diritti,  accordi con ISP, e maggior impegno degli Stati membri e della Commissione a ottenere effettivo rispetto dei codici di condotta per chi tratta i dati personali. Alcuni Stati membri non hanno ancora ratificato la Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’ Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, che include tra i reati l´adescamento online.

Sappiamo che esiste un´altra problematica particolarmente delicata per i minori, al di fuori dei contenuti e dei comportamenti illegali, che riguarda i contenuti nocivi o inadatti. Su questo fronte non si tratta di agire su un piano normativo, ma politico e programmatico, prima di tutto incoraggiando gli Stati membri a promuovere forme di autoregolamentazione e di co-regolamentazione tra gli operatori, a non rinunciare al dialogo europeo per armonizzare la classificazione dei contenuti digitali per i minori, a proseguire  lo European Framework for safer Mobile e a rendere praticabili le opzioni che aiutino – su richiesta – il controllo parentale.

La padronanza dei linguaggi digitali é oggi indispensabile tanto come competenza chiave per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, quanto per esercitare appieno i diritti di partecipazione democratica attiva. Le piattaforme digitali sono perciò incoraggiate come palestre di partecipazione, nelle quali i contenuti positivi di comprensione, dialogo tra le generazioni, generi, gruppi culturali ed etnici trovino adeguata promozione, con particolare attenzione ai gruppi svantaggiati o con particolari vulnerabilità.

Ritengo quindi che le necessarie azioni positive di educazione ai media e ai newmedia vadano affiancate da precise azioni di contrasto e controllo dei contenuti illegali, in collaborazione con le istituzioni nazionali e le associazioni, sui quali le hotlines da voi gestite stanno dando risultati importanti.

Anche su questo argomento, non posso non rilevare posizioni politiche articolate e forti resistenze, preoccupate di salvaguardare la libertà di uso della rete. In nome di questa importante motivazione, si apre un contenzioso difficile che riguarda la questione dei contenuti inappropriati all’età, talvolta catalogati in modo differente dai diversi paesi membri.

Concludo con il forte auspicio, che il rapporto sottolinea, che il programma Safer internet, avviato dalla Commissione e ben radicato in tutti i Paesi dell’ UE, che fino al 2013 assicurerà un coordinamento, continui la sua azione almeno fino al 2020 con la sua specificità, anche nella prospettiva del programma multiannuale Connecting Europe.

 

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