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Trent’anni dalla morte di Petroselli, l’ex sindaco nel ricordo di S. Costa

Giovedì 6 ottobre 2011, nella sede del PD Roma e Lazio, in via delle Sette Chiese 142, è stato commemorato il trentennale della scomparsa di Luigi Petroselli, ex sindaco di Roma cui è stata intitolata la sala convegni del partito.
Alla cerimonia sono intervenuti i vertici del Pd Lazio, i familiari dell’ex primo cittadino ed alcuni testimoni diretti di quella stagione politica fra colleghi nell’amministrazione ed avversari politici. Tra gli interventi registrati, anche quello dell’europarlamentare del PD Silvia Costa, qui di seguito riportato.

Ho accettato di partecipare a questa commemorazione di Luigi Petroselli, a 30 anni dalla sua improvvisa morte che l’ha colto sul lavoro, perché mi è sembrato giusto onorare la memoria di un Sindaco di cui riconoscevo la grande umanità e l’interesse a capire le ragioni degli altri, anche se rappresentava una ideologia politica, come il comunismo, e una maggioranza di cui ero all’opposizione.

Erano anni, quelli, di forte cambiamento sociale, di movimentismo, di volontà di protagonismo dei giovani e delle donne, di tensioni sfociate anche nella violenza e nel terrorismo. Anni che a Roma avevano certo alle spalle  ritardi, crescita caotica e  talora affarismi, ma anche – vorrei ricordarlo – l’ avvio, da parte delle Giunte precedenti, di importanti indirizzi amministrativi per la trasformazione della città: dal Piano regolatore alla perimetrazione e al risanamento delle borgate, dal Piano per l’edilizia economica e convenzionata al decentramento amministrativo. Ma dobbiamo ricordare che nei dieci anni precedenti, ogni anno si era aggiunta alla popolazione  romana una città come Perugia, senza le prerogative istituzionali e finanziarie di Roma capitale, che il sindaco Signorello avrebbe lanciato.

Nel drappello dei giovani consiglieri comunali eletti nel 1976 c’ero anche io, nel gruppo della DC, che  contava 27 consiglieri  e che vedeva – accanto a figure note di amministratori e politici  del partito romano – una  significativa rappresentanza di movimento cattolico e sociale e con personalità straordinarie come Vittorio Bachelet, che sarebbe stato barbaramente assassinato dalle BR alla Sapienza qualche anno più tardi. Era l’esito di un profondo rinnovamento, avviato dalla segreteria Zaccagnini, ma anche la risposta attiva dell’associazionismo cattolico romano all’appello per un forte impegno civico di fronte alle “attese di giustizia e carità”, lanciate dalla grande Conferenza voluta dal Cardinal Poletti e ispirata dal giovane, infaticabile don Luigi Di Liegro, poi divenuto responsabile della Caritas diocesana e riferimento del gruppo “Per una città diversa”, di cui facevo parte, insieme a Luciano Di Pietrantonio e al gruppo dei  colleghi “nuovi” all’esperienza capitolina.

Dopo i due anni di Giulio Carlo Argan, l’arrivo del “comunista” Petroselli da Viterbo era stato da una parte enfatizzato e dall’altra accolto con preoccupazione, anche per la sua chiara volontà di rafforzare l’asse tra comunisti e socialisti, riducendo il confronto con la DC, troppo spesso in quei tempi dipinta in modo caricaturale, specie a Roma.

Ma il ricordo che ho di lui è quello di una personalità forte e complessa, caratterizzata da una rude tenerezza che riservava ai più emarginati, agli anziani, ai diseredati, ai giovani senza futuro, insieme ad una forte determinazione politica e anche al piglio del capo di partito. Non è un caso che si fosse aperto un dialogo fecondo e improntato al rispetto reciproco con Don Di Liegro, il grande innovatore di quella che lui chiamava una nuova “teologia per la città” e che aveva improntato la sua azione pastorale cercando in piena autonomia e in nome degli ultimi un rapporto costruttivo e dialettico con le istituzioni civili e i rappresentanti politici.

Conservo una immagine insieme tragica e umanissima di Luigi Petroselli quando, durante una affollata e incandescente assemblea di lavoratori della Contraves sulla Tiburtina, dove eravamo insieme, abbiamo appreso della uccisione di un altro giudice a Roma, Minervini, in quello stillicidio di omicidi politici che hanno segnato la nostra esperienza in quegli anni di piombo, siglati tragicamente  sei mesi prima della sua nomina dall’assassinio di Moro.

Di Petroselli ricordo lo sguardo attento, talora corrucciato come in una continua tensione per quello che avrebbe voluto realizzare, come se sentisse che il tempo era poco. Il suo impegno per il risanamento delle borgate si è accompagnato al sogno del parco dei Fori imperiali, ma anche all’Estate romana, che – al di là di eccentricità e partigianerie culturali – ha avuto il merito di combattere la paura di quegli anni.

Con noi donne , e in particolare con le più giovani, aveva un atteggiamento timido e rispettoso, direi curioso del nostro punto di vista e delle nostre battaglie. In tempi come questi ripenso con nostalgia alla delicatezza e alla sobrietà di tanti uomini del popolo, come lui, che ho incontrato nella mia vita politica.

Ho saputo oggi che non avremmo solo commemorato Petroselli, ma che  avremmo anche dedicato questa sala del PD romano alla sua memoria. Non mi sono tirata indietro anche perché ricordo la grande partecipazione di popolo ai suoi funerali, segno che amava, riamato, Roma. E sono  felice che sia qui con noi Nicola Signorello, che è stato un bravo Sindaco e un galantuomo, come avevo chiesto.

Ma perché si giunga ad una reale condivisione di valori e di esperienze, al di là della storia politica di ciascuno di noi, è necessaria una operazione di verità e di reciproco riconoscimento, sfuggendo ad ogni tentazione negazionista o partigiana. Sono certa che ne guadagnerà la credibilità morale e politica del nostro partito e che  lo avrebbe voluto anche Luigi Petroselli, uomo di parte che però non amava il settarismo.

Silvia Costa

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