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Cinque bimbi immigrati per classe, discriminazione etnica e razziale

“E’ gravissima questa interpretazione riduttiva e assolutamente discriminatoria dell’assessore del Comune di Roma Marsilio che, rispetto alla proposta del Ministero della Pubblica Istruzione di mettere un tetto del 30% all’iscrizione di bambini stranieri nelle scuole della città per consentire le condizioni di una maggiore integrazione, prevede addirittura il tetto di 5 bambini per classe nelle scuole materne senza distinguere fra nati in Italia e all’estero. Si tratta di una vera e propria discriminazione su base etnica e razziale e non in nome di una difficoltà maggiore rispetto all’uso della lingua. Questo dimostra tra l’altro la non consapevolezza dei dati che riguardano i bambini figli di immigrati”. A sostenerlo è l’europarlamentare del PD Silvia Costa.

“Forse – afferma la parlamentare europea – l’assessore Marsilio non sa che il 70% dei bambini stranieri nelle scuole materne è nato in Italia e che comunque frequentando la scuola italiana imparerà contestualmente lingua materna e lingua italiana, come dimostrano tutte le statistiche, e quindi la loro presenza nelle scuole consentirà davvero una piena integrazione nel sentirsi parte di questo Paese. E’ strano che l’assessore Marsilio appartenga allo stesso partito del presidente della Camera Fini che invece sembrerebbe d’accordo sulla possibilità di dare, come noi chiediamo da tempo, la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia. La differenza fra la nostra proposta e quella di Fini è che noi vogliamo che la cittadinanza venga data ai bambini nati in Italia alla nascita se i genitori sono regolari in Italia da un certo numero di anni, mentre la proposta di Fini prevede per i bambini cinque anni di frequanza scolastica”.

“Vorrei ricordare infine – ha concluso Silvia Costa – che non è possibile fare politiche che prevedano tetti quando non si fanno anche politiche abitative diverse. La maggioranza degli immigrati a Roma è concentrata in alcuni quadranti della città e sarebbe ben strano che alla mamma di un bambino non ancora cittadino italiano non si consentisse il diritto di iscrivere il bambino alla scuola più vicina a casa. Qui, a mio parere, si vanno a toccare diritti costituzionali e previsti dalla Costituzione Onu sui diritti dell’infanzia. Sarà un tema che porremo anche a livello europeo”.

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