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Terracina, la campagna elettorale inizia dai 150 anni dell’Unità d’Italia

Un’apertura di campagna elettorale diversa, in piazza. Ma anche una lezione di storia nazionale per non dimenticare che siamo a pochi giorni dai 150 anni dell’Unità d’Italia. Perché non ri-partire da una lezione di storia, un ripasso della fatica fatta in questi 150 anni. Che se “l’Italia era stata fatta, restava da fare gli italiani”: “un cammino lento di cittadinanza nascosto nelle pagine della storia dell’Italia unita: dal risorgimento alla resistenza, dall’analfabetismo alla voto per tutti, per arrivare alla costituente, alla costituzione dove ha prevalso il bene comune, l’interesse comune sul particolare. Un percorso che dobbiamo riprendere – ha ricordato Enrico Preziosi Presidente dell’Istituto Toniolo – ciascuno con la propria differenza”. Semplicemente un incontro politico quello pensato dal Partito democratico tra la gente e in mezzo alla gente, alla luce del sole. E ritornare a parlare di giovani, di donne, di persone “in una città che – ha iniziato l’intervento Silvia Costa, parlamentare europea, – è stata governata da un’amministrazione con il respiro corto, senza prospettive. Che ho seguito da vicino, perciò sono qui oggi. Per affetto, solidarietà e vicinanza. Se non ora quando, il riscatto di una città che merita avendo tutti i requisiti per ri-partire puntando sui giovani, sulle donne, sulle persone però, perché non possiamo accettare il racconto caricaturale dei giovani, delle donne; non possiamo continuare a tradire un’intera generazione di trentenni, di ventenni nei sogni e nelle speranze; non possiamo continuare a umiliare le donne, a giocare sul loro corpo. Donne che tanto hanno fatto per l’Unità d’Italia, come le tante maestrine che chi ha letto il libro Cuore ricorderà, ma che nei libri di storia non ci sono: una storia troppo maschile. Quindi ripeto, ricordando lo slogan della manifestazione del 13 febbraio, se non ora quando?”.

In piazza non per chiedere un voto, ma per Ri-dare dignità alle persone, alla città. Niente scambi, o “do ut des”: solo partecipazione. Questo il senso della sfida che il Partito Democratico vuole lanciare alla città, senza lasciare indietro nessuno dai giovani, alle donne, alle persone. Da persona a persona, corresponsabili di tutti non solo responsabili di una scelta. Per una scelta consapevole alla guida della città “il Partito democratico ha scelto un uomo normale – ha detto il segretario Di Tommaso nel presentare il candidato a Sindaco – che il Pd non ha Superuomini, ma persone. E se io sono qui (“uno dei più giovani segretari del Pd” ha ricordato la Costa) – è perché Mimmo ha puntato su di me, sui giovani, come sulle donne presenti qui”.

Una scelta che ha il sostegno ai vari livelli del Partito come testimonia la presenza del Segretario Provinciale Enrico Forte. “Il candidato a Sindaco del Pd – ha ribadito con forza il segretario provinciale è Mimmo Zappone. Il Pd
è e rimane aperto al dialogo, al confronto e alla discussione sui temi, sul programma di città. Ma non è più disposto ad essere il bersaglio di piccoli rancori e invidie. Facciamole le primarie, ma sul programma.
Che è quello il terreno su cui deve misurarsi la politica”.

Poi “arriva il mio momento,afferma Mimmo Zappone prendendo la parola, e mi lascio prendere dall’emozione e dalla paura. Sì, anche dalla paura che non guasta. Perché ha in sé il coraggio di mettersi in gioco, metterci la faccia. Un nome, il mio, venuto fuori, è vero da un lungo confronto, ma il frutto di una scelta proposta, discussa e votata. Non un Diktat calato dall’alto quindi, né un’indicazione stile “il Padrino”.

Senza benedizione alcuna, ma una scelta democratica. Perché siamo abituati al dialogo, al confronto, alla discussione. Un metodo di lavoro cui siamo abituati. Apertura massima al dibattito, al confronto, al dialogo sul programma, sull’idea di città. Ma per ri-partire come città, come comunità, tutti insieme, non basta essere responsabili, occorre che ognuno sia corresponsabili di tutti. Il danno enorme che chi ci ha governato ci lascia è proprio l’aver distrutto il tessuto connettivo sociale, culturale e morale della città. Da questa parte non troverete uomini di potere, ma solo un’idea di città. Che ri-partirà dalle persone, dai giovani, dalle donne, dagli “ultimi”con coraggio”.

Perché chi ha le idee, non ha paura.

 

Articolo tratto da provincialatina.tv del 7.3.2011

 

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L’intervista a Silvia Costa su Youreporter.it

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