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“Talento donne e imprese, quote rosa acceleratore culturale”

“Se, come ha detto qualcuno, Lehman Brothers si fosse chiamata Lehman Sisters oggi, forse, il mondo non avrebbe conosciuto la crisi finanziaria in atto, sintomo di una finanza che aveva dimenticato la dimensione umana”. E’ con questa battuta che l’eurodeputata del Pd Silvia Costa ha voluto sintetizzare l’importanza di puntare sulla partecipazione delle donne al mondo del lavoro. In occasione di una conferenza, promossa dalla stessa europarlamentare col sostegno di Intesa Sanpaolo, dal titolo ”Dalle quote alla valorizzazione del talento femminile nelle imprese europee”, organizzata ieri pomeriggio all’Europarlamento, le rappresentanti di alcune aziende hanno potuto esporre i problemi e le possibili azioni da intraprendere per arrivare all’obiettivo identificato da una risoluzione approvata a luglio da Strasburgo: la presenza del 40% per cento di donne nei consigli di amministrazione entro il 2020.

“Al 2010 la media europea di presenza femminile nei CDA era dell’11,7% (8% nel 2004). La Norvegia è passata da poco più del 7% del 2003 a più del 40% nel 2011. In Italia siamo solo al 7%. Le quote, come dimostrano questi numeri, costituiscono senz’altro uno strumento di accelerazione culturale e di valorizzazione delle donne nei luoghi decisionali, ma ad alcune condizioni, che ho sostenuto e fatto approvare nel recente rapporto della commissione Femm del Parlamento europeo“,  ha affermato Costa.

“Le quote – ha aggiunto  – hanno una reale portata di trasformazione se si accompagnano ad un nuovo metodo di nomina e di selezione per tutti, se, quindi, si accompagnano a forme di selezione trasparente che premi merito, rappresentatività e competenze. E se attraverso la presenza nelle donne nei Cda le imprese adottano nuove forme di organizzazione del lavoro, di flessibilità degli orari, di servizi family friendly e di opportunità formative e di carriera per le donne. Questo è il senso del convegno che ho voluto ospitare in Parlamento europeo presentando diverse esperienze di imprese grandi medie e piccole di alcuni Paesi europei che stanno dimostrando che investire sulle donne è investire anche su una maggiore competitività dell’impresa, nuovi profili di management, di minore precarizzazione del lavoro e maggiore responsabilità dell’impresa verso i territori e la società”.

“Sono lieta – ha concluso Silvia Costa – che la proposta di questo confronto sia venuta da Intesa Sanpaolo poiché sappiamo che in ambito bancario e finanziario le donne vivono specifiche sfide e difficoltà di conciliazione”.

Alessandra Perrazzelli, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Eurodesk, ha presentato il progetto ”Gemma”, con cui si mira alla valorizzazione delle donne all’interno del gruppo bancario. “In generale – ha spiegato – servono modalità di selezione più trasparenti, un sistema di cooptazione basato sul
merito, molti più servizi focalizzati sulle giovani coppie che lavorano, il cambiamento dei modelli culturali di riferimento amplificati dai media. All’interno dell’azienda, invece, come ha fatto Gemma, dovrebbero essere forniti strumenti e iniziative coordinate per sostenere da una parte le donne che lavorano nel proseguire la loro carriera senza che questa entri in conflitto con la gestione della vita familiare, e dall’altra una serie di moduli di formazione ai diversi livelli del management per ‘aprire’ alle donne”.

”Le condizioni in Italia sono gravi, bisogna cambiare le cose e puntare sul merito. In economia contano i risultati – ha detto nel suo intervento la vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, l’economista Elsa Fornero – la produttività è l’ingrediente fondamentale della crescita, di cui il nostro paese e’ affamato. Se non si fanno andare avanti le donne, può significare che chi fa carriera non è sempre il migliore e creare competizione enfatizza la produttività. Le quote rosa in sè, però, non sono la soluzione – ha aggiunto Fornero – perchè fanno a pugni con il merito. Ci vogliono invece cambiamenti ed iniziative più complessive e profonde che attacchino alla radice il problema, come per esempio sta cercando di fare il progetto Gemma lanciato all’interno della stessa Intesa Sanpaolo”.

 

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