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“Tafa’al!”: Il volontariato nel mondo, secondo l’UN Volunteers

Dopo il 25 gennaio 2011, giorno di protesta pacifica per centinaia di manifestanti al Cairo, cinque laureate in arte decidevano di parlare alla folla nel loro linguaggio ‘primario’, quello artistico.

L’11 febbraio, queste cinque donne creavano “Egypt in Colors”, un gruppo che oggi conta 25 persone unite dall’amore per il proprio paese e dalla passione per l’arte.

Anche questo è il volontariato nel mondo. A ricordarlo è l’ultimo report degli UN Volunteers sullo “State of the world’s volunteerism report. Universal values for global well-being 2011”, presentato il 13 aprile 2011, presso l’Istituto Don Luigi Sturzo, a Roma.

“Sulla scala della popolazione mondiale, se i volontari fossero una nazione, si situerebbero tra la Russia e la Nigeria”, ha detto Francesco Galtieri, portfolio manager dell’UNV.

Sebbene quindi sia “una risorsa enorme”, “i paesi continuano a ignorare il contributo del volontariato”: “Sono le persone la vera ricchezza di una nazione. E’ bello ricordarlo ora che le altre fonti di ricchezza vivono un momento di penuria”, ha aggiunto Galtieri.

A soffermarsi sul rapporto tra democrazia e volontariato, l’On. Silvia Costa, membro del Parlamento europeo, che ha poi sottolineato come il concetto di volontariato abbia in Africa e nei paesi arabi, una dimensione semantica specifica e diversa dalla nostra, che mette l’accento sugli aspetti più profondi di questa esperienza.

Se la nostra è una “parola laica”, “nella parola araba si esprime soprattutto la dimensione del dono. In Africa, il significato della parola potrebbe essere parafrasato con l’enunciato: ‘una persona non diventa persona, se non attraverso le altre”.

Unanime la denuncia: il quadro legislativo a livello nazionale e internazionale è ancora inadeguato per accogliere un pieno riconoscimento del volontariato come risorsa.

“Alcuni paesi gli dedicano solo un articolo del Codice civile”, ha aggiunto la Costa: “Nel ’91, abbiamo elaborato una legge sulla cooperazione sociale ma è sempre crescente l’esigenza di coprire le aspettative relative al mondo del volontariato, che deve essere riconosciuto anche in ambito fiscale”.

Secondo Renzo Razzano, vicepresidente del CESV e presidente dello SPES, la legge 266 del nostro paese fa rientrare sotto la definizione di volontariato un insieme variegato di fenomeni, da quello “organizzato a quello informale”.

“Se la Francia ha solo una legge che disciplina la libertà di associazione, l’Inghilterra non ha alcuna legge sul volontariato”, ha detto. “Una differenza notevole con quei paesi, che, come nell’Est europeo, hanno compreso da tempo la sua importanza”.

Angela Zurzolo

 

Articolo pubblicato il 17 aprile 2012 su www.osservatorioiraq.it

 

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