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“Sulle donne cambiate copione”, lettera aperta a Gianni Morandi

Desidero porre alla vostra attenzione il testo della lettera che la redazione del blog del Corriere della Sera, La 27esima ora, ha indirizzato a Gianni Morandi. SC

 

Caro Morandi,
è la prima volta che ci capita come blog 27esima ora di scrivere una lettera aperta a qualcuno. Lo facciamo con lei per spiegarle quel che non ci è piaciuto di questo Festival. Pur in una cornice tradizionale, il palco di Sanremo da oltre 60 anni dà ospitalità al talento e alla bellezza femminili. In una sequenza di scenografie fatte di fiori, luci, sorrisi semplici, all’Ariston è andata in scena una rappresentazione popolare del rapporto tra uomini e donne in Italia. Un Paese che ancora insegue quella che viene chiamata “maturità di genere”: l’equilibrio nel rapporto tra i sessi, la consapevolezza della propria diversità e complementarietà. Da Gigliola Cinquetti ad Alice, da Anna Oxa a Laura Pausini a Giorgia, i successi al femminile hanno composto in qualche modo la colonna sonora delle conquiste avvenute e dei cambiamenti in arrivo. Il nostro titolo per tutti: Quello che le donne non dicono, Fiorella Mannoia, 1987, premio della critica.

Questa volta non è andata così. Questa volta – con i sermoni decadenti di Celentano e il vestito svolazzante di Belén Rodriguez – il Festival è apparso un passo indietro rispetto al Paese di cui è stato a lungo uno specchio più leale: ci siamo trovate rinchiuse in una scatola machista e stereotipata, soffocate da una sceneggiatura vecchia, troppi sottintesi, troppe battute da caserma. La questione, lo avrà capito, è legata (anche) alla farfallina. Ma la questione non è la farfallina e neppure chi si è divertita a ostentarla. La signora Rodriguez ama giocare con il proprio corpo, fa consapevolmente la parte della donna oggetto, provoca gli uomini (e le donne). Il punto è che attorno a quel tatuaggio è stata costruita l’intera serata, la farfalla ha fatto ombra persino a Celentano: e resterà il simbolo dell’edizione 2012.

Sotto il vestito ognuno può metterci (o non metterci) quel che vuole. Il problema è piuttosto se una donna viene invitata sul palco a fare la valletta, dando per scontato che sotto il vestito non abbia null’altro che carne da mostrare.

Nella sua carriera lei, Morandi, ha più volte dimostrato di essere capace di superare il conformismo. Così fu quando nel 1995 duettò con Barbara Cola: la canzone si chiamava In amore, rarissimo esempio di racconto musicale – mai volgare – di un rapporto sessuale.(“Con le mani andrò/dove sento il cuore/che mi fa capire come stai/aspettando me”). Questa volta lei ha messo la faccia su un’idea di spettacolo da cui emerge un piccolo mondo italiano antico, in cui i maschi le sparano grosse, a costo di annoiare, e le femmine fanno da contorno, scoprendo qualche centimetro di pelle in più rispetto alla volta prima.

Non risponda ora che è solo un gioco, che bisogna onorare l’ironia, non essere bacchettone… La nostra società sarà pure una società eccitata che ha bisogno di sensazionalismo, ma per stupire ed emozionare occorre anche la bellezza delle idee. Idee, in questo caso, capaci di scavalcare pregiudizi e pigrizie emotive che – crediamo – i genitori italiani sono stanchi di teletrasmettere alle proprie figlie e ai propri figli.

Quella farfallina – preveniamo la sua replica – ha riempito le pagine e i siti dei giornali. Ha ragione. Dovere di cronaca o scorciatoia, il dibattito è aperto anche nei media, può crederci. Per chiudere, una preghiera. Questa sera avrà al fianco Geppi Cucciari: convinca gli autori che ogni battuta sul confronto fisico con Ivanka Mrazova non farà ridere. Provate a stupirci con idee nuove, siamo in tempo, cambiamo insieme il copione – parole & immagini – sul corpo delle donne.

(27esimaora.corriere.it)

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