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Sulla Via Francigena un’altra Europa si rimette in cammino

Della Via Francigena si dice che i politici ne parlano molto ma ci camminano poco. Niente a che vedere, ad esempio, con il traffico di camminatori che si incontra sulla via per Santiago di Compostela. Dall’anno scorso ho promosso, con il contributo delle Province e dei Comuni dei territori coinvolti, una simbolica “Passeggiata Francigena”: lo scorso anno lo scenario fu l’incantevole terra di Siena, la settimana scorsa è stata la volta dei non meno suggestivi percorsi in territorio di Viterbo e Roma. L’Europa è nata lungo gli itinerari degli antichi pellegrinaggi, dei commerci, delle migrazioni  e dei grandi tour, divenuti vie del dialogo interculturale, dell’incontro e della costruzione della identità stessa dell’Europa. Dei 29 itinerari europei riconosciuti ufficialmente dal Consiglio d’Europa a partire dal 1987, due sono oggi riconosciuti come Grandi Itinerari, il Cammino di Santiago e la via Francigena, sulle orme di Sigerico, che unisce Canterbury a Roma ma si intende completare fino a Gerusalemme. I veri protagonisti sono i pellegrini, senza di loro non esisterebbe il cammino. Sono tante le associazioni che animano l’esperienza viva del cammino. Con noi in questi giorni hanno camminato amici della Rete dei Cammini, di Movimento Lento, dell’Associazione  Civita, che hanno poi potuto visitare le Chiese di Roma e San Pietro grazie alla collaborazione preziosa dell’Opera romana pellegrinaggi. La scommessa che abbiamo rilanciato in Parlamento europeo, in collaborazione con la Commissione e il Consiglio d´Europa, è quella di fare della Via Francigena e degli itinerari europei un’opportunità culturale e spirituale, ma anche turistica  e di sviluppo territoriale e ambientale di qualità, che unisce valorizzazione del patrimonio europeo e accoglienza diffusa,promozione territoriale e nuova occupazione, sviluppo rurale e eventi artistici e culturali. Uno spirito nuovo che è stato pienamente colto nella  risoluzione sul turismo, approvata in Parlamento la settimana scorsa, sulla base della prima Comunicazione organica proposta dalla Commissione, sulla base delle nuove competenze  comunitarie in materia. Una strategia che va giocata anche sulla prossima programmazione dei fondi strutturali, nell’ambito dei programmi europei dell’Agenda digitale europea, del Libro Verde sulle Industrie culturali e creative, nonché nella nuova Politica agricola comune. Sarà importante anche l’approvazione nel bilancio di quest’anno – come nel 2010 – della proposta avanzata da me e altri colleghi per una azione preparatoria per sostenere il programma degli itinerari europei. Ma il valore simbolico della via Francigena va oltre. In  una fase di crisi dell’identità europea, il cammino diventa la metafora dell’incontro con l’altro, che non è un nemico ma un compagno di viaggio, una persona che chiede di essere accolta e riconosciuta. Il viaggio riacquista la lentezza e l’amore per il territorio. La sfida è far riaffezionare le amministrazioni e i cittadini ai loro territori. L’esperienza di questi due anni – anche stando alla testimonianza delle associazioni di camminatori – è che sulla via Francigena in questi ultimi mesi si sta assistendo ad un grande fermento, ad una più forte alleanza tra Comuni e associazioni, ad una crescita significativa di chi sceglie questo itinerario, ad una opera di valorizzazione,che vede impegnate alcune regioni, in particolare la Toscana che le coordina, Province e Comuni in una logica di filiera e di innovazione. Abbiamo il dovere etico di lasciare alle nuove generazioni un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. In questo senso il cammino è una metafora e quello che ho imparato è che solo con il lavoro dal basso si fa di questa iniziativa una esperienza culturale viva. E’ necessario lavorare per migliorare l’accoglienza: ci sono punti critici che potranno essere affrontati solo con un’alleanza forte tra enti per la messa a punto di un programma di cui vengano definiti obiettivi, tempi certi e risorse, per esempio adottando il metodo del masterplan già adottato dalla Regione Toscana e che aveva avviato la Regione Lazio nella precedente Giunta di centro sinistra,con un investimento di 10 milioni di euro affidati ai Comuni della Francigena per la messa in sicurezza e la promozione di eventi culturali e di divulgazione. Una programmazione che rischia di essere vanificata dall’attuale drastico taglio del budget e dispersione del team dedicato, da parte della Giunta Polverini. In questi due giorni è emersa la proposta di inserire nel Regolamento regionale delle strutture ricettive turistiche una nuova classificazione dedicata agli ostelli per i pellegrini/camminatori, aperta anche a forme di gestione in collaborazione con le associazioni e i volontari, come avviene sul cammino di Santiago. Nell’incontro promosso con la Provincia di Roma è stato messo in evidenza la questione irrisolta dell’ultimo tratto (sulla Trionfale/Monte Mario) dell’arrivo a Roma  da mettere in sicurezza e attrezzare meglio,con un auspicabile impegno del Comune di Roma. L’Europa continua ad essere la prima meta del turismo mondiale. E’ un’importante punto di forza da valorizzare e potenziare anche attraverso la sussidiarietà verticale e orizzontale. E’ indispensabile che i diversi comparti – cultura, ambiente, agricoltura – lavorino insieme, come è accaduto con successo per l’edizione 2011 della Passeggiata Francigena e come abbiamo chiesto alla Commissione nella Risoluzione del parlamento.

Sulla via Francigena un’altra Europa si rimette in cammino.

 

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