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Stato dell’Unione,Barroso: Attenti ai pericoli di un’Europa frammentata

Mercoledì 28 settembre, il Presidente della Commissione Barroso ha tenuto il discorso annuale sullo stato dell’Unione, un intervento molto atteso in piena crisi dell’eurozona. La maggior parte dei deputati hanno sostenuto il Presidente Barroso. La risposta alla crisi: un governo economico e meno dispute intergovernamentali.

“La Grecia resterà un membro dell’eurozona” ha detto il Presidente Barroso per tagliare corto sulle speculazioni fatte fino ad ora. Tuttavia ha riconosciuto che la creazione di una moneta comune senza una politica economica comune era un’illusione.

I contribuenti europei hanno aiutato a salvaguardare il settore bancario con 4600 miliardi di euro. Barroso si attende che ora sia arrivato il momento per l’Unione europea di sostenere la società. Ha proposto l’introduzione di una tassa sulle transizioni finanziarie, una richiesta tra l’altro fatta da molto tempo dal Parlamento europeo. Una tale misura potrebbe produrre 55 miliardi di euro all’anno. Inoltre, la Commissione sta valutando se implementare le euro-obbligazioni (gli “eurobonds”).

Dal punto di vista sociale Barroso ha definito la disoccupazione giovanile una situazione di emergenza. Ogni cittadino approfitta dell’Europa, sia che si tratti di  uno studente o di un lavoratore all’estero: la Commissione non tollera che le libertà come quella di circolazione siano rimesse in discussione.

 

Le reazioni dei diversi gruppi politici del Parlamento europeo

Per Joseph Daul (Partito popolare europeo) l’introduzione dell’euro non è stata accompagnata dalle risorse necessarie per gestirlo. I paesi europei hanno vissuto per anni al di là dei loro mezzi. Oggi l’unica soluzione deve essere europea e comune perché gli accordi tra governi non vanno bene. Il parlamentare francese ha accolto con favore il pacchetto di misure sulla politica economica, ma ha sostenuto che l’Unione europea dovrebbe concentrarsi anche sulla crescita, la formazione, l’educazione e le piccole e medie imprese.
A nome dei Socialisti e democratici, il parlamentare tedesco Martin Schulz ha definito la crisi come una “crisi della gestione e della leadership” in Europa. Ha esortato i governi a completare il più presto possibile le norme sulla regolamentazione dei mercati finanziari. “Le capitali non possono rispondere solo alle sfide che gli si presentano. Bisogna agire in quanto comunità attraverso le istituzioni europee” ha sottolineato, chiedendo ai gruppi politici pro-europei di unirsi.

Guy Verhofstadt (Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) ha dichiarato che non siamo di fronte ad una crisi della Grecia ma di tutta l’Europa e dell’euro. “Siamo capaci d’essere uniti nella tempesta? (…) L’unica soluzione é di trasferire nuovi poteri all’Unione europea”, ha sostenuto il belga, additando al fallimento dei metodi intergovernativi. Il parlamentare ha proposto la creazione in Commissione di un ministro delle finanze europeo.

Il capogruppo dei Conservatori e riformisti europei Jan Zahradil ha affermato che l’euro è stato imposto a diverse economie per ragioni politiche ed ideologiche. Ai cittadini non piace l’idea di spostare dei poteri dagli stati all’Unione europea. “Mantenere l’euro a tutti i costi distruggerà l’euro” e la tassa sulle transizioni finanziarie farà spostare molte aziende al di fuori dell’Unione europea. “Abbiamo bisogno di un nuovo paradigma europeo per il XXI secolo e questa assemblea fa più parte dei problemi che non delle soluzioni”.

La Verde Rebecca Harms ha sostenuto che il pacchetto sulla politica economica è un passo nella giusta direzione, ma non risolve adeguatamente l’equilibrio tra stabilità e crescita. Ha sottolineato la necessità di combattere la povertà, investire nell’educazione e in una crescita economica sostenibile per avere il consenso dalla maggioranza dei cittadini.

“Dov’è la giustizia sociale ora?” ha domandato Lothar Bisky (GUE/NGL) enfatizzando che la solidarietà non è solo dare sussidi ma anche resistere ai tagli eccessivi dei budget fatti dai governi. Secondo lui, miliardi di euro sono stati dati alle banche, e ora le persone stanno pagando il conto lavorando di più per salari più bassi.

Nigel Farage (EFD) si è opposto all’idea di dare più potere all’Unione europea e rimpiazzare così i governi nazionali. Ha sottolineato che nell’Unione europea ci sono troppi presidenti, molti dei quali non eletti tramite elezioni popolari. Ha inoltre dichiarato che “quando viene meno la responsabilità democratica nessuno é responsabile”.

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