Home > Articoli e interventi, esclusa da homepage, Italia

Stabilimenti balneari, concessioni demaniali in Italia: una soluzione

In Italia le concessioni demaniali  relative alle zone costiere sono 25 mila (alcuni parlano di 30 mila) corrispondenti a poco meno di 12 mila stabilimenti balneari che impiegano 110 mila persone. La costa italiana, con i suoi 7000 km, rappresenta il 35 % della intera costa europea, mentre l’attività balneare costituisce il 3,6% del Pil. Si segnala la specificità della gestione degli stabilimenti balneari italiani, a gestione prevalentemente familiare.

L’attuale normativa italiana ha dato sempre più stabilità e continuità alle concessioni demaniali: dalla durata annuale si è passati alla durata quadriennale e poi a sei anni, rinnovabile anche di sei in sei anni, salvo revoca per motivi legati a pubblico interesse. Si è applicato il principio del “diritto di insistenza”, ovvero un trattamento preferenziale alle precedenti concessioni, dando in questo modo anche più possibilità di investimenti, soprattutto dopo il 2006,grazie al rinnovo automatico delle concessioni.

Nel 2008 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione (2008/4908) nei confronti dell’Italia, sollevando la questione di compatibilità con il diritto comunitario della norma italiana sulle concessioni turistico/ricreative  e dell’art.37, comma 2, del codice della navigazione per la concessione di beni del demanio marittimo (con qualità turistico/alberghiere) che danno preferenza (con il diritto di insistenza) all’esercente  attuale.

Per superare tale censura, il Governo precedente ha emanato il decreto n.19 del 20 dicembre 2009, per prorogare al 2015 i termini delle concessioni in nome della specificità turistica italiana.

La Commissione europea ha rilevato discrepanze tra il testo del decreto del 2009 e quello della legge di conversione e con lettera del 5 maggio 2010 la CE mette in mora l’Italia. Inoltre istituisce una guida per monitorare l’applicazione della direttiva servizi UE.

Nel frattempo il Decreto sul Federalismo ha devoluto alle Regioni la competenza in materia di concessioni demaniali relative al loro territorio e si pone oggi quindi l’esigenza di un nuovo quadro legislativo, come richiesto dalla Conferenza delle Regioni nell’ottobre 2010 e poi dal documento preparatorio della Conferenza nazionale sul turismo.

Nel 2011 il Commissario al mercato interno, Michel Barnier aveva ribadito che, secondo le norme UE, le concessioni devono avere una durata limitata e alla fine del periodo previsto deve essere garantita l’apertura alla concorrenza degli spazi pubblici interessati; le norme italiane invece, come si è visto, prevedevano un rinnovo quasi automatico delle concessioni dopo sei anni senza garantire la riapertura del mercato alla loro scadenza.

Questa posizione di Bruxelles era stata ribadita del portavoce di Barnier nel maggio 2011 quando il governo Berlusconi si apprestava a prolungare addirittura fino a 90 anni le concessioni per gli stabilimenti balneari.

Nel febbraio 2012, con il nuovo Governo Monti, Michel Barnier Commissario al mercato interno ha comunicato che l’UE ha deciso di archiviare il caso in quanto “il governo ha stabilito misure atte ad adeguare la normativa italiana a quella Europea”. La Commissione Ue ha deciso di chiudere la procedura di infrazione che aveva promosso contro l’Italia in merito alle norme sulle concessioni pubbliche agli stabilimenti balneari. Di fronte all’annoso problema dell’elevato numero di procedure d’infrazione Ue contro l’Italia Barnier ha espresso la sua “piena fiducia”. Lo ha comunicato il Commissario europeo al mercato interno Michel Barnier. L’Esecutivo Ue – ha detto il commissario – ha deciso di archiviare il caso perché “il governo ha deciso misure per adeguare la normativa italiana a quella Ue sul tema”.

Secondo le norme Ue le concessioni devono avere una durata limitata e alla fine del periodo previsto deve essere garantita l’apertura alla concorrenza degli spazi pubblici interessati; le norme italiane invece prevedevano un rinnovo quasi automatico delle concessioni dopo sei anni senza garantire la riapertura del mercato alla loro scadenza.

Questa posizione di Bruxelles era stata ribadita del portavoce di Barnier nel maggio 2011 quando il governo Berlusconi si apprestava a prolungare addirittura fino a 90 anni le concessioni per gli stabilimenti balneari.

Vanno richiamati due importanti pronunciamenti politici in Italia: la mozione unitaria in Senato che ha promosso un’indagine conoscitiva sulle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo, al fine di acquisire utili elementi informativi anche attraverso una serie di sopralluoghi in Italia per giungere eventualmente alla definizione di un provvedimento legislativo per tale settore;

ha rilevato l’incertezza normativa che ha generato un blocco degli investimenti in quanto il sistema bancario, in assenza di norme certe, non finanzia più le strutture che insistono sulle concessioni demaniali, gettando in una profonda incertezza i titolari delle concessioni e determinando una drastica diminuzione del valore commerciale delle aziende;

ha evidenziato che le concessioni demaniali marittime, che sono diverse da quelle turistiche ricettive, sono state escluse dalla proroga al 31 dicembre 2015, mettendo così a rischio l’esistenza di migliaia di aziende che insistono nelle aree portuali come i porti turistici, i cantieri navali e altre attività aventi finalità diverse da quelle turistico-ricettive;

ha sottolineato come la direttiva europea assesti un colpo gravissimo all’Italia, non giustificabile se non con la mancanza di un’adeguata visione dei problemi italiani, soprattutto da parte dei Paesi del Nord Europa, dove ci sono condizioni climatiche profondamente diverse e dove le strutture turistico-balneari sono sostanzialmente assenti;

Infine ha rilevato come l’incertezza normativa rispetto al rinnovo delle concessioni sia aggravata dalle difficoltà legate all’interpretazione giuridica del concetto di facile o difficile rimozione che rischia di vanificare gli sforzi del Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale per far ottenere un congruo risarcimento del valore dell’azienda in caso di mancata assegnazione della concessione al concessionario uscente.

Da ultimo, il documento approvato dai coordinatori delle Regioni in materia di Demanio e turismo del 26 giugno u.s. in cui si chiede al Governo se ha  avviato una interlocuzione con la CE  sulla questione e si chiede di avviare un confronto con le Regioni e gli altri livelli istituzionali interessati sui contenuti di eventuali provvedimenti normativi prima che gli stessi vengano presentati formalmente per le intese richieste. Di qui la richiesta di incontro con i Ministri Gnudi e Moavero.

A questo punto, in vista della scadenza del 2015:

- non si può più chiedere una deroga, dopo la chiusura della procedura di infrazione e l’impegno del Governo a rispettare la normativa UE

- le assegnazioni dovranno essere effettuate in base a bandi secondo la procedura prevista dalla direttiva Servizi che va comunque regolamentata e applicata in modo da rispettare il principio di concorrenza ma con clausole che salvaguardino  specificità, condizioni di gestione, affidabilità, ecc., anche  per prevenire infiltrazioni di capitale di origine criminale e preservare  la  specificità italiana della conduzione familiare con prevalenti caratteristiche di garanzia della pulizia, della sicurezza a mare, della incolumità pubblica, della salvaguardia del profilo della costa e del ripascimento delle spiagge, della tutela dell’ambiente.

- suggerisco di convincere gli interessati a dialogare con il Governo su una linea equilibrata che non immagini di poter evitare l’applicazione della Bolkestein, ma definisca in un provvedimento legislativo (si sta lavorando ad un Decreto legislativo) di applicazione  dell’art.11 della legge delega di recepimento della direttiva che individui criteri che salvaguardino la specificità italiana delle concessioni balneari pur in una logica più concorrenziale. A mio giudizio solo su questa base si può e si deve trovare un accordo.

Non ritengo praticabile la strada della configurazione del comparto come PIM, considerando i servizi e gli  obblighi che i titolari concessionari hanno dallo Stato.

Silvia Costa

Condividi:

    Scrivi un commento

    ARGOMENTI

    Ufficio di Bruxelles Parlamento Europeo

    Bât. Altiero Spinelli 15G309, Rue Wiertz / Wiertzstraat 60, B-1047
    Bruxelles
    Tel. +32 (0)2 2845514
    Fax +32 (0)2 2849514
    E-mail: silvia.costa@europarl.europa.eu
    Assistente parlamentare: Ambra Sabatelli

    Ufficio di Strasburgo Parlamento Europeo

    Bât. Louise Weiss - T06129 - 1, avenue du Président Robert Schuman, F-67070 Strasbourg
    Tel. +33 (0)3 88 1 75514
    Fax +33 (0)3 88 1 79514
    Ufficio di Roma

    Tel. 06 6793557

    Tel. 06 92916547
    Email: info@silviacosta.it

    Copyright © 2010-2014 Silvia Costa - Powered by PicSrl.it - Collegati