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Solidarietà e sostegno alle donne del Nord Africa che si battono per la democrazia

Silvia COSTAEcco il testo dell’intervento a Strasburgo dell’11 marzo 2013 dell’europarlamentare Silvia Costa (PD/S&D), relatrice del rapporto sulla situazione delle donne del Nord Africa. Il rapporto è stato approvato oggi.

 

In occasione della giornata internazionale della donna con questo rapporto, che si concentra su Tunisia, Egitto, Libia e Marocco, noi donne e uomini europarlamentari vogliamo dire con forza la nostra solidarietà e sostegno politico alle donne del Nord Africa che si sono battute e si battono per la democrazia e la libertà dei loro Paesi, attraversati due anni fa dal vento impetuoso della Primavera araba, che le ha viste protagoniste nelle piazze, nei media, nelle associazioni e ora, in modo diverso ma tenace, nei luoghi dove si decidono le nuove Costituzioni, le leggi, il futuro. Né possiamo tacere di fronte ai crimini perpetrati dal regime siriano.

Le abbiamo incontrate e ascoltate, donne di provenienze e generazioni diverse. Ci hanno spiegato che battersi per la democrazia e per i loro diritti nelle nuove Costituzioni è per loro la stessa cosa, che liberando le donne vogliono liberare i loro Paesi dalla precedenti dittature ma anche da quelle correnti fondamentaliste che vorrebbero riportarle indietro, ad una sudditanza culturale e psicologica.

Ci hanno denunciato l’uso dell’arma impropria della violenza sessuale e della tortura contro le manifestanti, o la repressione di minoranze religiose o politiche come le copte, come in Egitto, la tratta degli esseri umani in Libia, il mancato riconoscimento dei diritti umani e politici, come per le sarhawi, da parte del Marocco, la tentazione in Egitto di mettere la sharia nella Costituzione a fondamento della legge dello Stato. Ci hanno anche spiegato pero’ la battaglia vincente delle donne in Tunisia per la nuova bozza della Costituzione che riconosce parità di diritti nonché la crescente presenza di donne tra gli studenti universitari, giornalisti, le ONG.

E’ interessante a questo proposito il dibattito aperto non solo tra donne di partiti secolari e religiosi, ma anche all’interno di questi ultimi sul principio della autonomia dello Stato dal potere religioso.

Le donne di questi quattro Paesi sono preoccupate per la crisi economica e sociale, che acuisce le tensioni politiche, ma considerano irreversibile per le donne il processo iniziato e sanno che la transizione sarà lunga e sarà segnata da conflitti e rischi, in primis quello della polarizzazione politica e del fondamentalismo. Oggi in Egitto la sfida è sulla costituzione dopo il referendum imposto da Morsi e il rinvio delle elezioni, in Tunisia il presidente Marzouki sta tentando di insediare un nuovo governo tecnico dopo gli attentati degli ultimi mesi, mentre in Libia non si trova un accordo sulla costituzione e si propone di eleggere una consulta, e in Marocco persiste un forte accentramento dei poteri da parte del re.

Sappiamo che senza l’attiva partecipazione delle donne, il loro coinvolgimento nella costruzione dal basso delle istituzioni e dei loro diritti come parte integrante e inalienabile dei diritti umani, non ci sarà né una democrazia né uno sviluppo effettivo e durevole. Per questo la sfida delle donne in questi Paesi è stata ed è in primo luogo sul loro coinvolgimento nella scrittura delle Costituzioni e della nuova legislazione, a partire da quella elettorale. Grazie alle quote nelle leggi elettorali, in Tunisia le parlamentari sono il 27%e in Libia il 17%, mentre in Marocco sono 16,7% mentre in Egitto appena il 2%, perché messe in fondo alle liste. Ma ovunque il risveglio delle donne è forte e chiede alla UE sostegno e continuità di attenzione.

L’Unione europea deve mettere al centro della sua nuova strategia di partenariato euro-mediterraneo e degli accordi bilaterali con questi Paesi il rispetto dei diritti umani di donne e uomini, la parità di genere e la partecipazione attiva delle donne ai tavoli negoziali e ai progetti bilaterali e regionali, in base al principio “more for more”.

Chiediamo alla Commissione e all’Alto Rappresentante che i  programmi e le azioni a favore delle donne devono basarsi su tre livelli: istituzionale, sostenendo anche con assistenza tecnica le riforme normative e amministrative, a partire dalla Giustizia; sociale, sostenendo la partecipazione delle ONG impegnate a favore delle donne e delle loro  reti; infine a livello delle collettività regionali e locali, specie nelle zone rurali, e di periferie urbane per aprire opportunità e spazi per le donne nella economia e nella società, rafforzando e indirizzando a tal fine le dotazione finanziarie del partenariato, anche attraverso la microfinananza.

Vanno realizzate azioni per lo sviluppo di programmi di leadership, di accesso al mercato del lavoro, alla finanza e alla formazione; il sostegno alla prevenzione e repressione della violenza alle donne, a centri di consulenza e accoglienza e all’accesso alla giustizia (anche quella di transizione); il potenziamento del personale dedicato alle politiche di genere nelle delegazioni della UE nella regione, anche in collaborazione con UN Women.

All’Unione per il Mediterraneo chiediamo di dedicare una sessione annuale alla situazione delle donne nella regione.

 

 

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