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SNOQ, di fronte alle sfide della crisi il movimento diventi più europeo

È una forte emozione essere ancora una volta in una piazza, qui a Siena, a 5 mesi da piazza del Popolo.
Il 13 febbraio è stato uno spartiacque che in nome della dignità delle donne ha attraversato orizzontalmente vite private e vita pubblica di donne e uomini, che hanno detto basta e adesso. E in questi 5 mesi “basta e adesso” l’hanno ribadito milioni di donne con una straordinaria partecipazione al rinnovamento delle amministrazioni locali, convincendo e talora “costringendo” molti nuovi sindaci ad aprire loro giunte e programmi. E i sì delle donne nei referendum – che hanno superato quelli degli uomini – hanno dato un altro segno inequivocabile.
In Europa c’è una grande attenzione a “Se non ora quando?” anche tra le donne parlamentari degli altri paesi che hanno visto finalmente un sussulto di indignazione e la forte volontà di riprendere parola e centralità delle donne italiane. Un movimento che deve diventare più europeo di fronte alle sfide di una crisi che vede da un lato la strategia Europa 2020 fondata su una crescita intelligente (quindi più istruzione e più ricerca), inclusiva (quindi nuova occupazione, nuovo welfare e nuove politiche di conciliazione), sostenibile (quindi green economy ed energia pulita) e dall’altro governi conservatori ed euroscettici – che sono in questo momento la maggioranza – che per far tornare i conti fanno pagare un altissimo prezzo ai giovani, alle donne, quindi al futuro dell’Europa.
I tre temi su cui verte l’incontro di Siena sono anche al centro, in questi mesi, dell’agenda europea. Con Patrizia Toia e altre parlamentari abbiamo proiettato in parlamento europeo il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo e deciso di attivarci perché su questo tema ci sia un pronunciamento europeo, dopo la risoluzione approvata quest’anno sulla pubblicità.
Proprio pochi giorni fa abbiamo approvato in parlamento europeo – a larghissima maggioranza – la relazione su Donne e leadership nelle imprese. Come relatore del Pd in commissione donne ho ottenuto che la commissione sia vincolata a proporre – entro il 2012 – una direttiva che preveda anche quote vincolanti per raggiungere una percentuale di donne del 30% per il 2015 e del 40% per il 2020.
Ma non basta. Abbiamo scritto che le quote devono essere accompagnate da servizi di conciliazione e da procedure che garantiscano una effettiva trasparenza nel metodo di selezione e di nomina di tutti i componenti dei cda, cosicché la battaglia per la compresenza di uomini e donne diventi in realtà una vittoria di tutti.
C’è un’altra battaglia che ci vede insieme in Italia e in Europa: la direttiva sul congedo di maternità e la salute delle donne approvata in parlamento in ottobre con 390 voti a favore, 192 contrari e 59 astensioni, grazie alla determinazione e alla leadership del gruppo S&D e di noi donne democratiche.
Si passa nei 27 paesi da un minimo comune di 14 settimane a 20, si tutela di più la salute sul lavoro, si introduce un congedo di paternità. Vi sembrerà un piccolo risultato. Ebbene, sappiate che la maggioranza del consiglio dei ministri europeo – rappresentata da governi conservatori – ad oggi non ha sbloccato il provvedimento. Ma noi andremo avanti.
Ma se parliamo di lavoro femminile, come ha spiegato la Sabbadini, l’Italia ha un triste primato: uno dei più bassi tassi di occupazione, dei più alti di precariato (nel Sud, perché ricordiamoci che la statistica nazionale in Italia è fuorviante) dei più bassi di natalità.
Da anni abbiamo posto questo nodo come centrale per la crescita, la produttività e il futuro. Ho fiducia che sia arrivato il momento in cui la nostra mobilitazione potrà fare di questo tema una priorità del paese. Abbiamo le proposte del Pd in parlamento, ma abbiamo anche la dimostrazione in altri paesi che sostegno alla natalità, più occupazione, nuova organizzazione del lavoro e produttività sono un’unica strategia di sviluppo sostenibile.
Siamo arrivate qui da storie personali e politiche diverse, con diversi ruoli e responsabilità a dimostrare che insieme si possono dire parole comuni, dandosi forza e riconoscendosi, per costruire una società per donne ma anche un nuovo umanesimo dove la cura sia una dimensione della cittadinanza comune.

Desidero in chiusura dedicare un pensiero a Maria Rita Saulle, seconda donna giudice costituzionale e mi auguro che possa essere sostituita nella nomina alla Corte Costituzionale da un’altra donna di valore. Un ultimo appello: chiedo che i comitati di Snoq aderiscano alla campagna italiana ed europea per l’attribuzione del Premio Nobel per la Pace alle donne africane.

Silvia Costa
Articolo pubblicato sul quotidiano “Europa” il 9 luglio 2011
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    1 commento for “SNOQ, di fronte alle sfide della crisi il movimento diventi più europeo”

    1. emanuela manciati scrive:

      se non otteniamo più asili nido e case di riposo per anzini sarà difficile per le donne portare avanti la crriera e la famiglia. gli stipendi dei nostri giovani non permettono pagamenti extra

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