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Silvia Costa (PD/S&D): “Rivedere la direttiva UE su accoglienza e respingimenti e abrogare la Bossi-Fini”

immigratiL’europarlamentare PD: “Presenterò un’interrogazione urgente alla Commissione sulla verifica della coerenza di ciò che avviene nei centri con la direttiva comunitaria”
Bruxelles, 17 ottobre 2013 - “Ripensare la legislazione europea sul diritto d’asilo: occorre superare la direttiva 115/08 e il pacchetto Dublino II” – è quanto ha dichiarato oggi l’eurodeputata PD/S&D Silvia Costa durante la presentazione delle campagne di sensibilizzazione Open Access Now e LasciateCIEntrare, sul diritto ad informare l’opinione pubblica sulle condizioni dei migranti e sul rispetto dei diritti umani nei CIE che si è tenuta oggi in europarlamento. La conferenza è stata promossa dall’organizzazione transnazionale European Alternatives e dai promotori della campagna italiana LasciateCIEntrare, alla presenza del Ministro italiano dell’Integrazione Cecile Kyenge.
In Europa, è urgente - ha dichiarato Costa  rivedere Dublino II, ovvero l’attuale direttiva sull’asilo, ma anche attivare accordi bilaterali con i paesi di provenienza  e verificare le condizioni di vita e le violazioni dei diritti in cui spesso anche in Italia sono trattenuti  gli immigrati irregolari che a causa del reato di clandestinità previsto dalla Legge Bossi-Fini, affollano sempre di più i centri di identificazione ed espulsione. Come abbiamo denunciato da tempo in Parlamento Europeo e rilevato in Italia, e come segnalato da molte ong - ha detto Costala condizione di vita e le procedure messe in atto nei CIE sono assolutamente in contrasto con quanto prevede la direttiva sull’accoglienza e sui respingimenti 115/08, che deve comunque essere modificata. Occorre quindi trovare un’alternativa all’attuale sistema - ha proseguito l’europarlamentare - che consente in Italia di trattenere fino a 18 mesi persone che non hanno commesso reati ma, per le ragioni più diverse, sono semplicemente prive di permesso di soggiorno. I tempi del trattenimento vanno riportati ad un massimo di 30 giorni ed è fondamentale consentire la possibilità di accesso ai campi da parte di associazioni o organizzazioni umanitarie, società civile, esperti di diritto e organi di informazione in Italia attualmente vietato di fatto dalla circolare Maroni del 2011“.
E’ necessario garantire standard sanitari e di permanenza adeguati nei CIE, accelerare le procedure di identificazione attraverso una più efficace collaborazione con le Ambasciate o, nel caso di ex-detenuti, con le istituzioni carcerarie. Rispetto alle condizioni di permanenza - ha proseguito Silvia Costa - i migranti vanno supportati con percorsi di integrazione all’interno dei quali siano offerte opportunità di studio e lavoro. Su questo tema serve un atto di indirizzo Ue agli Stati membri che come europarlamentare intendo sollecitare in occasione della prossima presentazione del Rapporto sull’applicazione direttiva 2008 da parte della Commissaria Malmstrom. Intanto, presenterò un’interrogazione urgente per chiedere alla Commissione Europea la verifica della coerenza di ciò che avviene nei CIE con la stessa direttiva, che indicava nei Centri l’estrema ratio e non la norma“.
Sul pacchetto sull’asilo Dublino II, approvato dal Parlamento Europeo prima dell’estate, Silvia Costa ha ribadito “E’ giunto il momento di ripensare la logica per la quale si obbligano i paesi più direttamente interessati dagli sbarchi di profughi in transito verso altre nazioni a svolgere anche le pratiche per il riconoscimento del loro status. Un onere che non può più essere caricato esclusivamente sugli Stati di primo approdo“.
In Italia, come emerge con forza dal dibattito di queste settimane, occorre abolire il reato di clandestinità che ha indotto il paradosso della condizione di indagati per i migranti sbarcati a Lampedusa e abrogare la Legge Bossi-Fini - ha aggiunto Costa così come è urgente ripristinare il rilascio del permesso di soggiorno umanitario previsto dal Testo Unico sull’Immigrazione del 1998 per le donne vittime di tratta“.
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