Home > Primo piano, Senza categoria

Shirin Ebadi e quelle voci di donne
capaci di unire mondi e culture diverse

Shirin Ebadi, prima iraniana e prima donna musulmana ad ottenere il premio Nobel per la pace nel 2003, è stata ieri a Roma ospite del Telefono Rosa in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La Sala della Stampa estera a Roma ha ospitato una conferenza promossa da Telefono Rosa nel corso della quale è stato presentato il libro di Marisa Paolucci “Tre donne, una sfida”. La prefazione di questo libro è stata affidata alla parlamentare europea Silvia Costa. Più in basso, in questa pagina, i link relativi ad un esauriente articolo pubblicato da Romasette.it sulla conferenza di Shirin Ebadi e l’intervista al premio Nobel realizzata in video dal quotidiano La Stampa. Ecco il testo della prefazione.

Tre donne dell’islam vivono sulla pelle la scelta della dignità. Tre generazioni diverse, tre paesi: Sudan, Iran, Afghanistan; due continenti: Asia e Africa. Un sottile filo di consapevolezza e tenacia le unisce inconsapevolmente nella ricerca della loro dignità e dei loro diritti di donna. Tre donne profondamente credenti, ma che, a partire dalla verità umana e primato della coscienza, sanno indicare, nel variegato mosaico dell’islam, la via possibile di un’interpretazione libera dall’oppressione e dal maschilismo. Tre voci fuori dal coro che lottano contro le istituzioni che sanciscono un’inferiorità femminile; con le loro scelte di vita rompono le catene di antichi stereotipi fuorvianti e pregiudizi consolidati, che troppo spesso limitano l’orizzonte.
Questo libro racconta la costruzione quotidiana della dignità di tre donne: il loro coraggio le ha rese simboli nei rispettivi paesi e  il loro sguardo libero sull’islam ha oltrepassato i confini nazionali arrivando nel cuore di tutti coloro che credono nella potenza del dialogo.
Tre donne appassionate della vita e innamorate dei loro paesi. Per ciascuna di loro i confini tra la storia personale e pubblica si intrecciano. Fatima Ibrahim è la prima donna africana eletta in un Parlamento nazionale, quello sudanese; dall’alto dei suoi 78 anni e attraverso la «cornice marmorea» del suo velo condivide una vita vissuta nella libertà, al prezzo altissimo di tanti anni di prigione e dell’esecuzione capitale di suo marito, Alshafi Ahmed Elshikh, compagno di lotte e di sogni.
Malalai Joya, un concentrato di entusiasmo e dedizione nutrito dalla sua giovane età, combatte nel Parlamento afgano contro i talebani e i signori della guerra che hanno conquistato lo scranno con la corruzione e i ricatti; anche lei paga per ciò in cui crede: ha già rischiato più volte la vita e il burqa per lei è «un’arma» di difesa, per non essere riconosciuta e salvaguardare la propria sicurezza.
Infine Shirin Ebadi, iraniana, premio Nobel per la pace 2003 (che ho personalmente voluto conoscere e incontrare nella sua casa a Teheran, alla vigilia delle elezioni di Khatami, il riformista che avrebbe avviato alcune importanti aperture), guerriera indomita per la democrazia e i diritti umani, attraversa tutta la storia recente del suo paese fino a trovarsene fuori, oggi, costretta all’esilio da  un regime teocratico e fondamentalista. Anche a lei, magistrato e poi avvocato, era stato impedito di esercitare la sua professione ma con coraggio e coerenza aveva continuato a battersi in particolare per i diritti delle bambine e delle donne, nonché per i giovani arrestati durante la «primavera» dell’«Onda verde» iraniana.
Tre paesi spesso nei titoli dei media. Il Sudan, appena fuori da 21 anni di guerra civile, si è diviso in due perché incapace di  trovare unità nella pluralità. L’Iran, ancora schiavo di un regime teocratico e oscurantista, calpesta i diritti più elementari al suo  interno e minaccia la pace fuori dai suoi confini. L’Afghanistan, dopo trent’anni di guerre, ancora fatica a trovare pace, giustizia  e sicurezza. In questi paesi Fatima, Shirin e Malalai testimoniano la presenza di movimenti democratici e costruttivi, capaci di  nuove prospettive a partire da una storia ricca di lotte e impegno di chi crede alla libertà.
«Telefono Rosa» – un’associazione di volontariato impegnato per i diritti e contro la violenza – ha sempre creduto alle voci di  donne da tutto il mondo capaci di essere «un filo che unisce mondi e culture diverse». E, credendoci, le ha chiamate e ascoltate, rendendo questo libro possibile.

Silvia Costa

 


Condividi:

    Scrivi un commento

    ARGOMENTI

    Ufficio di Bruxelles Parlamento Europeo

    Bât. Altiero Spinelli 15G309, Rue Wiertz / Wiertzstraat 60, B-1047
    Bruxelles
    Tel. +32 (0)2 2845514
    Fax +32 (0)2 2849514
    E-mail: silvia.costa@europarl.europa.eu
    Assistente parlamentare: Ambra Sabatelli

    Ufficio di Strasburgo Parlamento Europeo

    Bât. Louise Weiss - T06129 - 1, avenue du Président Robert Schuman, F-67070 Strasbourg
    Tel. +33 (0)3 88 1 75514
    Fax +33 (0)3 88 1 79514
    Ufficio di Roma

    Tel. 06 6793557

    Tel. 06 92916547
    Email: info@silviacosta.it

    Copyright © 2010-2014 Silvia Costa - Powered by PicSrl.it - Collegati