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Servizio di azione esterna alla prova: il bilancio dei primi 6 mesi

Un’UE più unita e decisa nell’affrontare la questione della Primavera araba è stata la richiesta principale formulata dagli eurodeputati, guidati dai gruppi PPE e S&D, durante un dibattito di mercoledì sulla politica estera comunitaria con l’Alto rappresentante Ashton. I gruppi ALDE, ECR e Verdi hanno giudicato l’approccio dell’Unione verso la Siria come non equilibrato e chiesto che il Presidente Bashar al-Asad sia incluso nella lista dei funzionari siriani oggetti delle sanzioni comunitarie.

In una delle risoluzioni adottate oggi, l’Aula ha fatto presente a Catherine Ashton, capo della politica estera europea, che per assicurare un rapido cessate il fuoco in Libia  bisogna investire in maggiori sforzi diplomatici. È anche necessario che l’Europa assuma un atteggiamento più deciso contro il governo di Siria, Bahrain e Yemen e consegni le autorità nazionali alla giustizia.

Il Parlamento ha sostenuto inoltre che la politica estera, di sicurezza e difesa dell’UE necessita di una nuova road map.

Siria, Bahrain, Yemen

La situazione in Siria è “un grande disastro” e sta diventando “la Tienanmen araba”, secondo il leader ALDE Guy Verhoftsadt (BE). Il gruppo liberale, l’ECR e i Verdi hanno chiesto che il Presidente Bashar al-Asad sia incluso “al più presto” nella lista concordata il 6 maggio dal Consiglio per imporre il divieto di espatrio e il congelamento dei beni a 13 alti funzionari siriani.

L’embargo sulle esportazioni di armi nei confronti di Siria, Bahrein e Yemen è una delle richieste chiave fatte agli Stati membri nelle prime due risoluzioni preparate dagli italiani Gabriele Albertini (PPE) e Roberto Gualtieri (S&D). Il Parlamento ha anche esortato l’UE a sospendere i negoziati per un Accordo di associazione con la Siria e ha appoggiato l’idea di sanzioni mirate nei confronti del regime.

Libia: presto un ufficio UE a Bengasi

Durante il dibattito, il Parlamento ha accolto con grande favore l’annuncio di Ashton che un ufficio UE sarà presto aperto a Bengasi “per assistere le persone e il Consiglio nazionale transitorio”.

Il mandato ONU di protezione dei civili libici non dovrebbe essere esercitato con un uso inappropriato della forza: questo il monito del Parlamento, che ha esortato, nel testo approvato dopo il dibattito, l’Alto rappresentante Ashton a lavorare in stretta collaborazione con le forze d’opposizione libiche – il Consiglio nazionale transitorio – e a “giocare un ruolo forte nel promuovere iniziative politiche” per garantire un rapido cessate il fuoco nel Paese e per fermare gli spargimenti di sangue. L’obiettivo deve essere quello delle dimissioni di Gheddafi e l’invio d’immediati aiuti umanitari a Misurata e nelle altre regioni libiche.

Altre priorità

Molti deputati hanno sottolineato la necessità di condurre un’inchiesta sull’uccisione dei dissidenti iraniani nel Campo Ashraf in Iraq. La maggioranza dei gruppi ha chiesto al governo di Israele di restituire le tasse palestinesi ai Territori, mentre i gruppi ECR e EFD hanno criticato la scelta dell’UE di mantenere le relazioni con Hamas, dopo la recente conciliazione con Fatah. “La nostra posizione su Hamas non cambia – ha risposto Ashton – anche se non considero la Flotilla essere la risposta giusta alla situazione umanitaria a Gaza”. Questa è stata la replica all’iniziativa del gruppo GUE di includere due eurodeputati sulla nuova imbarcazione che dovrebbe salpare il 13 giugno.

La pressione per il rilascio dei prigionieri in Bielorussia e le indagini sul presunto traffico di organi in Kosovo sono tra le altre richieste approvate dal Parlamento nelle risoluzioni. Più in generale, il Parlamento ha sottolineato che l’Europa dovrebbe imparare dalle passate esperienze e porre quindi il rispetto per i diritti umani in cima alla propria agenda politica con i paesi terzi e nel contesto degli accordi internazionali, come, ad esempio, per quelli con Russia e India.

Seggio permanente per l’UE

Per rafforzare la presenza dell´Europa nell’ambito delle principali organizzazioni multilaterali, una terza risoluzione, presentata da María Muñiz de Urquiza (S&D, ES), chiede un seggio permanente per l’Unione Europea nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’Assemblea generale ha votato lo scorso 3 maggio in favore di uno status speciale per l’UE che permette ai funzionari dell’Unione di intervenire durante i lavori, senza diritto di voto.


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