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“Se non ora, quando?”, boom su Facebook Domenica donne (e uomini) in piazza in 70 città

snoqSono quasi 19.000 (dato aggiornato al 7 febbraio) – e aumentano di minuto in minuto – le adesioni alla pagina Facebook di “Se non ora quando”, la giornata di mobilitazione del 13 febbraio per la dignità delle donne. Cosi’ come si aggiungono sempre nuove piazze dove domenica si manifestera’ contro la “ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità”.

La campagna di adesione indetta dal comitato “Se non ora, quando” e’ all’insegna di un “cartello” molto variegato: scrittrici, registe, operaie, commesse, ricercatrici, casalinghe, studentesse, pensionate. Ci sono le associazioni femminili, ovviamente, ma anche i sindacati, i partiti. Anche se la mobilitazione non vuole bandiere e sottolinea con fermezza la sua trasversalita’: “Siamo gelose della nostra autonomia – si legge nel vademecum della mobilitazione – e non ci lasceremo ‘usare’. Per questo non ci devono essere simboli politici o sindacali nei nostri cortei: vogliamo che sia anche rispettata la nostra trasversalità”. E vuole essere il piu’ aperta possibile. E’ promossa dalle donne ma “la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta”. “Cercheremo di parlare prima di tutto alle giovani e ai giovani, di coinvolgerli e di portarli in piazza” affermano. Non è previsto alcun segno di riconoscimento (oggetti, fiocchi, sciarpe, colori..), solo il logo della manifestazione, disponibile on line. Tra gli slogan, “Questo non è un paese per donne”, “La dignità delle donne è la dignità della nazione”, “La dignità della nazione è la dignità delle donne”.

Tantissime le citta’, finora una settantina, che hanno aderito e dove domenica 13 si scendera’ in piazza: il lungo elenco (in ordine alfabetico) va da Alessandria a Vicenza, passando per Milano – luogo prescelto piazza Castello – e Roma, dove si manifestera’ a piazza del Popolo ma si terra’ anche un flash mob al piazzale del Pincio.

“Una cultura diffusa – si legge nel manifesto della mobilitazione – propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici. Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione”. “Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni” si legge ancora.

Tra le prime firmatarie del manifesto ci sono Rosellina Archinto, Gae Aulenti, Silvia Avallone, suor Eugenia Bonetti, Giulia Bongiorno, Margherita Buy, Licia Colò, Cristina Comencini, Silvia Costa, Inge Feltrinelli, Anna Finocchiaro, Claudia Mori, Valeria Parrella, Flavia Perina, Lorella Zanardo. Tantissime le adesioni “illustri”, da Franca Rame a Dario Fo, da Sabina Guzzanti a Lidia Ravera, da Rosy Bindi a Miuccia Prada. (ANSA).

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