Home > Dal Parlamento Europeo, esclusa da homepage, News, Plenaria

Schengen: i deputati difendono la libera circolazione

La libertà di circolazione nei 26 paesi che fanno parte di Schengen contano circa 400 milioni di cittadini e corrispondono ad una superficie pari a quattro milioni di chilometri quadrati. Questo è il risultato di un accordo firmato 27 anni fa in una piccola cittadina del Lussemburgo, Schengen appunto. I deputati europei desiderano difendere questo patto con le unghie e con i denti. Il 7 giugno gli Stati membri hanno evocato la possibilità di reintrodurre i controlli alle frontiere.

Tutti i paesi dell’Unione europea, a eccezione del Regno Unito, della Bulgaria, della Romania e di Cipro, fanno parte dello spazio Schengen. Quattro paesi non membri dell’UE ne fanno parte: Liechtenstein, Svizzera, Norvegia e Islanda.

Il 7 giugno, i ministri degli Interni dell’UE hanno deciso di escludere il Parlamento e la Commissione europea dalle decisioni relative allo spazio Schengen. Questa decisione ha provocato delle forti reazioni da parte dei deputati.

Il deputato portoghese Carlos Coelho (Partito popolare) e la rumena Renate Weber (Liberali e democratici), relatori sul meccanismo di valutazione dei Schengen e sui controlli alle frontiere interne, ci hanno spiegato il loro punto di vista.

Lo spazio Schengen è il risultato più visibile dell’Unione europea. “Tanto per i cittadini quanto per le aziende” ha sottolineato la Weber. ”Circa il 60% dei cittadini europei pensa che la libertà di circolazione è la più grande vittoria dell’integrazione europea” ha aggiunto Coelho.

 

I controlli alle frontiere interne

Il deputato portoghese è convinto che l’intenzione dei governi di avere il controllo esclusivo sullo spazio Schengen è giustificabile unicamente per delle ragioni di sicurezza interna. La reintroduzione dei controlli alle frontiere interne è già possibile. Ma solo in caso di emergenza.

Renate Weber teme l’assenza della Commissione europea dalla governance sullo spazio Schengen. Infatti, nel caso ci siano dei problemi, gli Stati membri non sono sempre solidali. “In un periodo di crisi, è poco consigliabile inviare un messaggio di frammentazione dell’Europa e tradisce la fiducia dei cittadini dell’Unione europea”.

 

La necessità di un meccanismo di valutazione

Schengen ha già causato numerosi conflitti sul piano politico, ha ricordato Carlos Coelho, come per esempio nel caso degli immigrati clandestini tra Francia e Italia provenienti dall’Africa del Nord.

“Dei problemi di questo tipo potrebbero ripetersi più spesso se lo spazio Schengen non fosse più un progetto europeo ma dipendesse unicamente dagli Stati membri” ha messo in guardia il deputato portoghese. Nella sua relazione, che dovrebbe essere votata durante la plenaria di luglio, propone che la Commissione abbia un ruolo più importante nelle politiche legate alle reintroduzione delle frontiere interne.

Per Renate Weber, questa discussione permette di affrontare anche la questione della solidarietà tra Stati membri. Infatti una parte è obbligata a gestire anche le frontiere esterne. “Se restiamo uniti, dobbiamo condividere anche le responsabilità ed essere solidari con quelli che sono in una posizione più difficile”.

Condividi:

    Scrivi un commento

    ARGOMENTI

    Ufficio di Bruxelles Parlamento Europeo

    Bât. Altiero Spinelli 15G309, Rue Wiertz / Wiertzstraat 60, B-1047
    Bruxelles
    Tel. +32 (0)2 2845514
    Fax +32 (0)2 2849514
    E-mail: silvia.costa@europarl.europa.eu
    Assistente parlamentare: Ambra Sabatelli

    Ufficio di Strasburgo Parlamento Europeo

    Bât. Louise Weiss - T06129 - 1, avenue du Président Robert Schuman, F-67070 Strasbourg
    Tel. +33 (0)3 88 1 75514
    Fax +33 (0)3 88 1 79514
    Ufficio di Roma

    Tel. 06 6793557

    Tel. 06 92916547
    Email: info@silviacosta.it

    Copyright © 2010-2014 Silvia Costa - Powered by PicSrl.it - Collegati