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Rom e Sinti, Costa: Non scateniamo la guerra tra poveri

“Da un mese abbiamo un ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha annunciato  ‘una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti sono’ ovvero una schedatura su base etnica ,vietata dalla nostra costituzione ma anche dalla Carta dei diritti fondamentali UE.L’intento punitivo emerge dalle sue parole : ‘ i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa’.

Frasi che non dovrebbero far parte del linguaggio di un esponente di governo di un paese democratico.

Cosa diversa è invece il dossier statistico e anonimo, che evidentemente il ministro non conosceva, realizzato dall’Istat un anno fa con l’ufficio nazionale  anti discriminazione razziale  e l’associazione dei comuni italiani, in collaborazione con il forum nazionale dei rom, finalizzato questo sì a monitorare e superare  la presenza dei  campi.

In Europa i cittadini di origine rom e sinti sono circa 10 milioni in Italia sono 180 mila, 40 mila dei quali vivono in emergenza abitativa in baraccopoli formali gestite dalle amministrazioni locali  o informali.

Una segregazione abitativa sofferta soprattutto dalla metà di loro, minori, per ripercussioni sulla  salute psico-fisica e la scolarizzazione.

Vogliamo invece che si vada verso il superamento dei campi concordato e con un patto reciproco, secondo la strategia europea del  2011 che ha stanziato risorse  e prevede ulteriori finanziamenti specifici  nel prossimo FSE plus per una inclusione attraverso l’istruzione,assistenza sanitaria,occupazione e politica abitativa.

Ci sono esperienze positive in questo senso. Ma anche esempi negativi: a Roma la giunta dei Cinquestelle, alleati di Salvini,  in queste settimane ha proceduto ad un brutale sgombero del più piccolo e più ordinato campo,con il 90 per cento dei bambini scolarizzati, limitandosi ad offrire soldi per affittare una casa senza alcuna forma di  accompagnamento e di assistenza o, in alternativa, la disgregazione delle famiglie,  senza un piano condiviso, senza un patto con diritti e doveri, abbandonando di fatto famiglie con bambini e neonati senza acqua e senza luce e rifiutando da mesi di confrontarsi con una loro Rappresentanza.

Così si scatenano le guerre tra poveri”.

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