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E’ Roberta Agostini la coordinatrice nazionale di Donne Democratiche

bindi finocchairo agostini sereniSi è svolta a Roma la prima Conferenza Nazionale delle Donne Democratiche, dopo le Conferenze Provinciali e le Conferenze Regionali, che si sono tenute in tutta Italia nei mesi scorsi per eleggere collegialmente nei territori le coordinatrici o i coordinamenti di questo nuovo strumento del Pd, compiendo un decisivo passo in avanti nella costruzione dell’alternativa di programma e di schieramento al centrodestra.
Circa mille delegate a confronto, per discutere ed esporre le proposte elaborate nelle strutture territoriali del Partito, hanno eletto Roberta Agostini, Coordinatrice nazionale delle donne Democratiche.

Il Pd si aspetta un contributo determinante da questo nuovo organismo, che rappresenta il punto di approdo di un lungo lavoro organizzativo e di contenuti, frutto anche delle elaborazioni e delle consapevolezze passate, ma rivolto a superare il buio e pericoloso berlusconismo. I temi al centro delle proposte che le donne democratiche vogliono rivolgere al Paese, punti di partenza di una Conferenza nazionale permanente, riguardano in particolare: il lavoro, la riforma del Welfare, la democrazia paritaria, la rappresentazione delle donne italiane. Come hanno dimostrato le straordinarie manifestazioni dello scorso 13 febbraio in più di 200 piazze, ‘dalle donne può partire davvero il risveglio dell’Italia’.

Hanno accettato l’invito a partecipare alla Conferenza, anche alcune rappresentanti tunisine. Neila Jirad, tunisina, del Partito Ettajid, e Silvia Finzi, italo-tunisina, tra i fondatori del Circolo Pd di Tunisi. La loro testimonianza è stata utile per offrire al nostro Paese uno sguardo approfondito verso un’area geopolitica al centro di grandi trasformazioni e per mostrare in che modo e con quale impegno e dedizione le donne del Maghreb stiano contribuendo alla transizione democratica dei loro Paesi.

Tra gli applausi di una variegata platea femminile, con un abbraccio sul palco tra Rosy Bindi e Bersani si è aperta così la prima Conferenza nazionale delle donne democratiche, sullo sfondo di un filmato proiettato nella sala del Teatro Capranica, che ha ripercorso le conquiste più importanti realizzate dalle donne italiane nel corso della storia.

La Presidente dell’Assemblea nazionale del Pd Rosy Bindi, ha subito evidenziato come la Conferenza non potesse celebrarsi in un momento più opportuno e cioè all’indomani delle grandi manifestazioni di piazza di domenica 13 febbraio. “Ma noi non spariremo -ha detto Bindi -. Il malessere è profondo e cova da tempo. In piazza c’erano donne diversissime ma che hanno ben presente i loro ostacoli: il lavoro negato e le discriminazioni sul lavoro, assenza dei servizi, creatività invisibile, mercificazione dell’amore, ma anche tanta forza e consapevolezza. E la Conferenza nazionale delle donne democratiche sarà lo strumento principale per interloquire con tutte”.
“Da questa Conferenza – ha aggiunto Bindi – deve venire con forza la richiesta contenuta nella raccolta di firme avviata da Bersani: Berlusconi se ne deve andare. Il nostro segretario ha richiamato a tenere unita l’emergenza democratica, civile ed etica. E non c’è una sede più opportuna anche nel Pd per raccogliere questa sfida”.

Rivolta alle democratiche, la Presidente ha ricordato come la libertà e la dignità femminili conquistate siano ancora da rivendicare così come l’indipendenza dal sultano del momento e uno scostamento dalla mercificazione del corpo della donna. “Non abbiamo mai diviso le donne tra malafemmine e sante, e non lo facciamo oggi, ha detto la Bindi. Ma a testa alta poniamo il tema dell’etica pubblica non perché siamo moraliste e bacchettone, ma un po’ di virtù private aiuterebbero le virtù pubbliche. A Giuliano Ferrara che ci dà delle puritane, vorrei ricordare che Berlusconi non è imputato per due peccati ma per due gravissimi reati (leggi l’intervento integrale). Per questo respingiamo la logica della doppia morale e quella della tutela della privacy perché fa male alla democrazia”.

Rosy Bindi ha poi ringraziato tutti coloro che hanno espresso apprezzamento per una sua eventuale candidatura, lanciata da Nichi Vendola, ma ha voluto nel contempo porre alcuni punti fermi.
“Sono Presidente dell’Assemblea di un Partito che ha una regola che condivido molto e che vorrei fosse rispettata da tutti: il candidato a Palazzo Chigi è il segretario del Partito, come mi sono permessa di ricordarlo nei mesi passati. E condivido questa regola, non in modo burocratico ma per le sue implicazioni politiche. E io sono convinta che il Segretario Pierluigi Bersani ha tutte le qualità per guidare questo paese dopo Berlusconi”. Altro punto fermo individuato dalla Bindi è stato la proposta del Pd per far fronte all’emergenza democratica. “L’Italia ha bisogno di voltare pagina: per questo indichiamo la necessità di una alleanza democratica repubblicana, per rendere fecondo l’allargamento dell’opposizione. Ma è chiaro che il candidato migliore sarà chi è capace di tenere insieme e unita questa coalizione”.

Ed ha aggiunto: “Ringrazio Vendola, che ha capito che bisogna costruire una grande coalizione e lo ringrazio per il passo indietro che ha fatto sulla sua candidatura. Ma quando si compiono passi così importanti è necessario farlo gratuitamente: il Pd non si lascerà dividere. E con Pierluigi non abbiamo avuto bisogno di scambiarci molte parole su questo”. E qui Bindi ha ricordato una sua battuta a Silvio Berlusconi. “Bisogna evitare strumentalizzazioni, soprattutto se le persone sono le donne”, ha ammonito, “e soprattutto a una donna che ripete che non è mai a disposizione di strumentalizzazioni”.

Mentre ha escluso ogni ipotesi di candidarsi a premier, Rosy Bindi ha rivolto una battuta anche a Matteo Renzi che vorrebbe rottamarla. “Spero che queste mie parole siano state chiare e rassicuranti anche per il Sindaco di Firenze. Anche perché abbiamo capito che Matteo Renzi è pronto a dire sì solo a Renzi, ma noi forse no!” La Presidente democratica, a margine del suo applauditissimo intervento ha voluto però distinguere questa vicenda dal messaggio giunto dalle piazze di domenica. Quel “Se non ora quando?” per Bindi pone alla politica una questione che non si può eludere. “Anche in Italia, come è accaduto in Germania, in Brasile, in Cile, in Argentina, in Africa, sta cadendo il tabù di una donna Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica. E noi dobbiamo farci i conti. Molte delle manifestazioni di stima e di apprezzamento di questi giorni erano accompagnate dalla parola “Magari!” che suonava ancora solo come una possibilità. Ecco vorrei che lavorassimo perché la nostra parola in futuro sia “Finalmente!”

Dopo il discorso di Rosy Bindi è stata presentata da Marina Sereni, vicepresidente del Pd, la Presidenza della prima Conferenza nazionale delle Donne Democratiche, composta da: Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Presidente dei senatori democratici, Roberta Agostini, Presidente della Conferenza nazionale delle donne, la stessa Marina Sereni e tutte le donne della Segreteria nazionale, Stella Bianchi, Cecilia Carmassi, Anna Maria Parente e Francesca Puglisi.

Roberta Agostini, che ha preso la parola subito dopo, ha cominciato il suo intervento descrivendo tutto il lavoro svolto nei mesi passati per dar vita a questo nuovo organismo, risultato dell’impegno e della determinazione di tante iscritte, amministratrici, dirigenti di Partito e parlamentari. Risultato che dovrà essere propulsivo per una riscossa delle donne che hanno capito che la concezione autoritaria, patriarcale e subalterna del loro ruolo nella società, implicita nello scambio vergognoso a cui si assiste tra sesso, potere, denaro, deve cambiare. Agostini nell’intervento (che pubblichiamo in versione integrale) ha parlato della grande forza delle donne emersa dalle piazze del 13 febbraio in occasione di SE NON ORA QUANDO.

“Quelle piazze ci pongono un grande tema ed una grande responsabilità politica. Sono una risposta corale, collettiva e popolare ad un appello semplice “se non ora quando” lanciato da un gruppo di donne trasversale per appartenenza politica. E noi come donne democratiche siamo una parte importante di quella nuova consapevolezza civile che si è manifestata domenica”. Le proposte politiche delle donne del Partito Democratico sono state elaborate sulla base degli incontri preparatori che si sono svolti nei mesi scorsi e hanno come base i valori fondamentali di libertà, solidarietà, eguaglianza, democrazia, laicità. Parole chiave del vocabolario politico del Pd, parole piene di una storia ma ancora portatrici di un futuro nuovo per un Paese che appare sempre più bloccato.
Questi alcuni punti individuati.

“Si deve riconoscere il ruolo delle donne, il loro protagonismo sociale, politico e culturale, il loro apporto allo sviluppo della società per gettare le basi per una cittadinanza nuova per tutti, uomini e per donne”. “L’aspetto pubblico dei comportamenti privati del premier colpisce direttamente le donne, offende giovani ragazze, anche minorenni, considerate un trastullo serale e offre una concezione proprietaria, subalterna e ornamentale delle donne. Ed offende chi, afferma che è legittimo prostituirsi per la carriera politica o chi seleziona le candidate in base alla avvenenza fisica”.

“Crediamo che ci sia un nesso tra la concezione autoritaria e patriarcale e le politiche del governo che ha scaricato la responsabilità della crisi sul sistema di welfare, riproponendo politiche familiste nelle quali sono le donne a doversi far carico dei servizi che mancano, tagliando la scuola, gli enti locali, le politiche sociali, aggravando le disuguaglianze all’origine della crisi”.

“Soprattutto per le sfide che la politica sarà chiamata ad affrontare sul terreno dell’etica il punto di vista femminile è strategico. La bussola della laicità è l’unica che ci può orientare nel compito di trovare soluzioni condivise rispetto a tanti temi controversi. Non è facile, però crediamo ancora che il dibattito pubblico possa favorire l’incontro tra posizioni diverse”.

“E’ormai evidente che la violenza di genere non è un fenomeno: riguarda in primo luogo le famiglie, alla radice c’è una distorsione profonda nella relazioni tra i sessi ed una incapacità di accettare la libertà femminile. Per questo denunciamo l’assenza di una strategia efficace da parte del governo. Noi ci impegniamo, con un’assunzione di responsabilità collettiva, culturale e politica, di donne e di uomini, a sostenere le esperienze positive di contrasto che in questi anni associazioni ed enti locali insieme hanno promosso”.

“Dobbiamo prendere atto di un consistente deficit di democrazia nello squilibrio non più sostenibile tra forza femminile e il suo peso sociale e politico. Qualunque sia il sistema elettorale dobbiamo garantire una rappresentanza equilibrata dei sessi, che risponda al principio della democrazia paritaria dell’articolo 51 della Costituzione, mentre per i comuni e per quelle regioni che hanno il voto di preferenza introdurre il sistema della doppia preferenza di genere”.

“Proponiamo una tabella di marcia, una road map per il lavoro che indichi gli obiettivi, le azioni, le priorità. Un grande piano che valorizzi il talento e le capacità femminili come elemento di innovazione nella ricerca e nell’impresa, che sostenga l’occupazione con incentivi come il credito di imposta per le lavoratrici, in particolare al Sud, che aiuti attraverso detrazioni fiscali e bonus bimbi il lavoro delle donne con figli”.

In fine Roberta Agostini ha annunciato che si promuoverà la Conferenza delle donne come un viaggio tra le donne italiane, che si snoderà nelle città grandi e piccole e nelle regioni aprendo un confronto sul tema della libertà femminile, che è stata un motore potente di cambiamento della nostra società e sulla quale bisogna investire ancora. “Dobbiamo discuterne facendo della conferenza un luogo aperto e plurale, fondato sul protagonismo di tante sul territorio, nei circoli, nelle amministrazioni, nelle associazioni, perché le donne sono più forti quando sanno stare insieme”.

Tantissimi gli interventi che si sono susseguiti, tutti propositivi e ispirati alla nascita di un nuovo corso, di una nuova primavera con al centro la donna.

Rossella Brenna, Portavoce regionale Basilicata, Regione piccola ma forte dove il Pd ha vinto grazie ad una cultura politica radicata nei territori, ha sottolineato proprio la necessità di un cambiamento culturale e una inversione di tendenza. “Perché non può passare l’idea che l’eredità culturale che le donne hanno conquistato, maturata in 150 anni di storia repubblicana, sia calpestata. Un patto intergenerazionale servirebbe partendo dal confronto con i territori. Se non ora quando? Questo è il nostro momento”, ha concluso.

Una rappresentante democratica veneta, Valentina Agostini, ha ricordato Nicoletta Zago, una donna del petrochimico di Porto Marghera che sta protestando con i propri colleghi per un obiettivo concreto, il proprio lavoro. Ha ricordato che il Pd deve sentirsi parte anche di un progetto collettivo: la classe operaia come il movimento delle donne. “Il grande pensiero femminista ci ha dato autorevolezza – ha detto – e ci vogliamo riprendere quel posto che ci è stato attribuito”.

“Il nostro è un Paese dove le donne pare non esistano”, ha detto Valeria Valente, del Coordinamento delle donne della Campania. “Bisogna lavorare e impegnarsi contro un declino che sembra incontrollabile nel Paese. E dobbiamo ripartire dal fatto che l’etica della politica si misura in base alle politiche rivolte alle donne, quindi per poter cambiare rotta è necessario il nostro intervento forte e chiaro”, ha esortato alla platea.

Anna Paola Concia, deputata Pd, ha iniziato ringraziando sentitamente le amiche, le compagne le donne e le ragazze che hanno contribuito ad istituire e organizzare la Conferenza delle donne, ad ogni livello. “Perché in questi anni di costruzione del Pd il nostro ruolo è stato quasi mancante – ha detto Concia. Roberta e le altre, sono riuscite a superare diffidenze e ritrosie che devo ammettere ho avuto anche io. Questo luogo che potrebbe essere letto come frutto di un passato superato, ma non è così. Dipenderà da noi se farne un ruolo sterile e lamentoso. C’è un arretramento a tutti i livelli e il 13 febbraio deve essere considerata una manifestazione di non ritorno che mette a nudo il re, perché il re è nudo davvero, anche se non abbiamo ancora visto le foto e le foto non le vogliamo vedere!” Ha detto ironicamente riferendosi a Berlusconi. Ha concluso Concia: “il muro machista di questo Paese blocca la produttività e sminuzza il ruolo delle donne. Ma le cose si possono cambiare. La destra ha lavorato molto male, la sinistra poco, ma quella piazza ci chiede una sfida vera, un inizio nuovo. Non si devono spegnere i riflettori su quella manifestazione, non possiamo disperdere quelle energie. Propongo di mettere al centro: mercato, lavoro, pensioni, salario, welfare, servizi, diritti civili, civiltà. Un Paese migliore si costruisce così: noi vogliano un Paese più ricco libero e moderno. Insieme nessuno escluso”.

Anna Finocchiaro ha commentato il filmato mandato in onda, rappresentativo di una narrazione storica che descrive le donne come forza di complemento nel Risorgimento e poi della Repubblica. “Ma quello che abbiamo visto il 13 – ha detto Finocchiaro – ci vede forze di azione e non più di complemento. Domenica scorsa è accaduto che la passività dell’Italia davanti alla crisi si è conclusa”. Ha aggiunto la Presidente: “Io trovo riduttivo che si parli della leadership femminile, perché si deve parlare “delle” leadership femminili. La potenzialità delle donne sono tante in molti settori, ruoli pubblici o privati, ma non emergono abbastanza. Quando si chiede ad una donna di esercitare responsabilità e di fare un passo indietro, quel passo costa il doppio perché si parte da una situazione di inferiorità iniziale. Quando una donna conquista una leadership, a differenza degli uomini non è una conquista solo per se stessa, ma anche per altre donne. Le donne italiane di questo Partito danno prova ogni giorno di grandi capacità e lo dico davanti a Bersani perché è capace di comprendere a fondo questo significato e lo ha dimostrato anche con il rispetto e la ritrosia con cui ha chiesto di poter aderire il 13 alla manifestazione delle donne senza cercare clamore per sè. Con l’accendersi delle piazze è palese che le donne avvertono l’unità nazionale e il senso collettivo, per questo faccio una proposta – ha concluso Finocchiaro – visto che la data del 17 marzo registra profonde divisioni nel panorama politico, il 17 chiediamo a ciascuna donna di mettere il tricolore fuori dalla propria finestra e poi vediamo quante sono queste bandiere nei balconi!”

E’ intervenuta con grande emozione la senatrice democratica Vittoria Franco. “Oggi è il nostro 13 febbraio –ha detto-, l’inizio di una storia nuova coralità di azione, perché la nostra vuole essere una forza propositiva. Oggi si compie un percorso in cui ho molto creduto e si instaura l’impianto progettuale di una nuova storia. Il 13 febbraio è stato ossigeno per il Paese e può diventare utile se sappiamo leggerne il messaggio. E’ stata una chiara domanda di rinnovamento delle culture politiche del Paese e dell’agenda politica da rinnovare attraverso una nuova convivenza tra uomini e donne, un senso nuovo della condivisione del potere. Altra lezione giunta dalla piazza – ha concluso la Franco – è emersa una riflessione comune di riappropriazione di una normalità concreta di fronte ad un mondo scintillante e volgare che è apparso per la prima volta da anni lontano, invecchiato, logoro e le donne sono al centro di questo nuovo risveglio. Perché non può esistere libertà della donna senza rispetto per il corpo e per l’autonomia della decisione. C’è una necessità impellente di ricongiungere libertà e dignità, perché c’è una discrepanza tra libertà e le condizioni materiali, tra capacità e opportunità che non sono all’altezza di soddisfarle. Bisogna colmare questa distanza. Ricollocare in cima ai nostri pensieri i giovani e le giovani donne!

Dopo che le Commissioni tematiche si sono riunite ed hanno lavorato a lungo elaborando una sintesi di tutte le sensibilità presenti, riconducendo le istanze provenienti da tutto il territorio nazionale in proposte concrete, sono ricominciati gli interventi dal palco del Capranica, della giornata conclusiva della Conferenza nazionale delle democratiche.

Molto toccante e significativo l’intervento di Silvia Finsi, una delle due ospiti tunisine, docente universitaria in Tunisia che ci ha raccontato come il fermento di cambiamento covasse da tanto tempo in Tunisia e di come abbia trovato uno sbocco con la rivolta che dilaga. “Nessuno si aspettava questa rapidità di eventi -ha detto – ed i tunisini la vogliono chiamare la rivoluzione della libertà e della dignità. Ma la Tunisia –ha aggiunto – non può interessare solo se c’è l’emergenza dei tunisini e per dire che c’è un problema di governo in questo momento, le istanze dei democratici ed il difficile lavoro che compiamo, nei giornali non appaiono affatto. Nei giornali internazionali appaiono solo gli emigrati che sbarcano nelle coste italiane o gli islamisti con le loro prerogative di difficile comprensione”. Ha poi lanciato un appello dicendo che “Noi donne democratiche ci aspettiamo in Tunisia un aiuto vero e tangibile da parte delle donne democratiche italiane e dal Partito. Vogliamo essere sostenute nei partiti, nei movimenti e nelle associazioni e favorire un dialogo sulla dignità dell’emigrane, concetto ancora pieno di luoghi comuni. Se abbiamo ideali democratici dobbiamo sostenerli tutte insieme”.

Pina Maturani, Consigliere Pd della Provincia di Roma, ha posto l’accento sulla necessità che il Partito Democratico faccia i conti anche con la parte dell’Italia che in qualche modo segue Berlusconi ed è vittima del berlusconismo. “Perché Berlusconi non è una eccezione –ha detto – ma incarna ed esibisce gli umori peggiori del Paese”. Maturani ha quindi incentrato il suo intervento sul male peggiore che affligge la nostra società: il disequilibrio tra ceti sempre più ricchi e una massa sempre più povera. Diseguaglianza accentuata dall’assenza del lavoro per i giovani e le donne, ed il Pd è chiamato a colmare queste distanze, con una agenda realistica, credibile, perseguibile, che risponda alle domande provenienti anche dalle piazze del 13 febbraio. “Noi donne – ha concluso la consigliera democratica – non abbiamo bisogno di luoghi separatati di discussione, ma di questo luogo abbiamo bisogno, per determinare un cambiamento delle politiche reali per le donne, per assumere piena cittadinanza e diritti. Dobbiamo lavorare insieme per affrontare queste sfide, parafrasando Gramsci: abbiamo bisogno di tutte le nostre intelligenze e di tanta immaginazione”.

La Presidente regionale del Pd Sardegna, Valentina Sanna, ha iniziato il suo intervento, esprimendo le perplessità iniziali su questo nuovo organismo, poi dissipate, visto il lavoro di sostanza che è stato portato avanti in questi mesi dalle donne nei territori. “Il 50 % del Partito è fatto dalle donne e pensavo non fosse necessario partecipare alla Conferenza ed invece è fruttuoso”. Ha poi parlato della Sardegna e delle antiche problematiche insite nel territorio. “La mia terra è femmina –ha detto – ma rappresenta il corpo di una donna maltrattata. Mettiamo a disposizione la nostra terra per sperimentazioni industriali coperte da segreto di stato, tante multinazionali gettano le briciole ed affittano terreni per fare esperimenti. Oggi dico basta, io mi sono messa contro i sindaci limitrofi che devono gestire il consenso ed alcuni sono del Pd. Gli errori che stiamo commettendo è di non guardare ai tesserati del Pd ma agli interessi economici in generale. Ma politica non può far scegliere tra la salute e il posto di lavoro, che è quello che sta accadendo in altri luoghi, come da noi, dove il Presidente della regione Cappellacci, di centro destra, è uno schiavo di Berlusconi”. Rivolta a Bersani, presente sul palco ha detto: “A noi donne ci hanno buttato le briciole anche se siamo il 50 %. Segretario oggi qua c’è il potenziale del Pd. Noi siamo la tua forza, non sono le correnti la tua forza, siamo noi. Noi vogliamo raccogliere la sfida di Livia Turco, Finocchiaro, Bindi, che hanno dato quello che potevano ma spesso in grande solitudine”.

Barbara Pollastrini, ex ministro delle pari opportunità, ha messo in evidenza alcune criticità del Partito Democratico, inevitabili in una fase di transizione che si deve ancora compiere del tutto. “Questo Partito deve fare ancora tanti passi avanti anche sui temi delle donne –ha detto -. Noi possiamo parlare di peccati perché non abbiamo reati, però qualche peccato veniale ce lo portiamo dietro soprattutto nella valorizzazione della figura femminile. Io vi dico che nessun uomo cederà mai potere se non ci sono regole, idee, conflitto. E per l’avanzamento di leadership ha invocato una maggiore unità tra le donne, una coesione di intenti”.

Daniela Di Benedetto eletta nella Circoscrizione estera del Pd a Monaco di Baviera, ha ribadito che ”le quote rosa sono necessarie perché alle donne si chiede di impegnarsi più degli uomini però non possono essere percepite come una concessione, come invece spesso accade”. Daniela ha poi chiesto da parte del suo circolo estero che ci si aspetta che il Pd presenti un programma con un pacchetto completo di proposte, semplice, coraggioso, che porti di fronte a delle scelte a chi si accosta al Partito, e ci si vuole riconoscere, perché chi può scegliere può essere libero”.

Cecilia Carmassi ha poi letto un inciso di un messaggio che Susanna Camusso, la Segretaria generale della Cigl, ha fatto pervenire, impegnata nella Camera di lavoro per la ricostruzione de l’Aquila. “Se non ora quando, non deve perdere la forza di monito alla coscienza collettiva – ha spronato la Camusso -. Quelle piazze caricano di responsabilità interrogano sul che fare. Ci impongono di assumere con coerenza che si possono rivendicare tante istanze delle donne, che non sono ancora sufficientemente accolte. L’Italia merita che nessuna donna possa più abbassare lo sguardo, ora si può”.

La Presidente Bindi ha poi preso la parola ribadendo che il metodo di votazione della portavoce nazionale è stato scelto dalla platea, ovvero a scrutinio palese. È pervenuta una unica candidatura sottoscritta da più del 50% della platea, quella di Roberta Agostini che è quindi stata eletta Coordinatrice nazionale delle donne Democratiche, praticamente all’unanimità, con solo una astensione. Proprio perché la Conferenza Nazionale delle Donne è un organo nuovo, e deve dotarsi ancora di regole ed organizzazione, si è scelto di non esprimere un Coordinamento nazionale, per rendere la discussione più aperta e partecipata. Scelta rimandata ad uno step successivo.

La Conferenza nazionale delle Donne Democratiche, si è svolta all’insegna della rinascita di una nuova consapevolezza dell’essere donna e della necessità di rendere palese questo nuovo risveglio dal torpore in cui le donne si sono adagiate in questi ultimi anni di berlusconismo. Nuovi fermenti, nuove prospettive ed uno splendido sole che sembra primaverile, hanno fatto da sfondo, ad un orizzonte che dopo tanto appare profilarsi “rosa”. Il seme del rinnovamento è radicato nelle donne Democratiche e presto darà degli splendidi frutti.

Anto.Pro.

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