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Riconoscimento delle professioni all’estero, una revisione nel 2012

professioniAnche se la libertà di circolazione è uno dei pilastri su cui si fonda l’UE, nella pratica ancora troppi ostacoli impediscono l’esercizio delle professioni all’estero. Una direttiva del 2005 sancisce il riconoscimento delle qualifiche: a che punto è l’attuazione, e quali barriere devono ancora superare un medico, un architetto o un avvocato che vogliono esercitare la professione in un altro paese UE? Gli europarlamentari hanno esaminato la situazione settimana scorsa.

Martedì 26 ottobre scorso parlamentari nazionali, europei ed esperti si sono incontrati in una riunione della commissione Mercato interno e protezione dei consumatori per discutere delle modifiche da apportare alla direttiva sul Riconoscimento delle qualifiche professionali, al fine di renderla più efficace.Il testo, approvato nel 2005, specifica le norme di validità all’estero per 800 tipi diversi di professioni (in Europa ne esistono 4600), e sancisce il riconoscimento automatico per sette di esse. Ma a cinque anni di distanza, molta strada resta da fare per colmare i buchi e le debolezze della legge.
Professionisti, gli ostacoli per lavorare all’estero

Per la Commissione europea, il problema maggiore risiede nella lentezza con cui gli Stati membri hanno trasposto la direttiva nella legislazione nazionale, nella reticenza ad accogliere professionisti da altri paesi UE, e nella mancata applicazione di alcune delle norme previste. Fra i rappresentanti nazionali, molti hanno puntato il dito sulla questione della salute pubblica, la sicurezza e la protezione dei consumatori come ostacolo alla libera circolazione dei professionisti, mentre altri hanno messo in evidenza lo scoglio delle lingue: molti Stati non hanno istituito un esame per verificare le competenze dei candidati, nonostante le prescrizioni della Direttiva.Un altro punto è la mancanza di standard comuni nella formazione: come fidarsi dei diplomi e le certificazioni ottenute all’estero, se non esistono criteri comuni? E’ importante ricordare infatti che mentre le qualifiche professionali sono sottoposte a un sistema di mutuo riconoscimento, non avviene lo stesso per i titoli di studio.

I partecipanti hanno proposto anche la creazione di “carte professionali” europee, che permetterebbero di ridurre il fardello burocratico a carico degli interessati.
Orizzonte revisione nel 2012

La Commissione europea ha presentato un documento di lavoro in settembre, sulla base del quali stilerà una revisione della Direttiva. Nel 2012 dovrebbe proporre una nuova proposta di legge: per questo, il dibattito è già iniziato in Parlamento, e a fine anno si aprirà una fase di consultazione rivolta ai professionisti, ai datori di lavoro e ai consumatori.
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    1 commento for “Riconoscimento delle professioni all’estero, una revisione nel 2012”

    1. ROSA AMOREVOLE scrive:

      Cara Silvia,
      mi farebbe piacere rimanere informata in merito al riconoscimento dei titoli.
      Cari saluti
      Rosa

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