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Rapporto sull’applicazione della Garanzia Giovani

garanzia giovani

Il Rapporto sull’applicazione della Garanzia Giovani (promossa dal PE e poi oggetto di una Raccomandazione della Commissione EU nel 2013) rivolta ai giovani dai 15 ai 29 anni.

Il Parlamento europeo ha adottato la relazione sull’attuazione dell’Iniziativa per l’occupazione giovanile, lo strumento finanziario della Garanzia Giovani negli Stati Membri dell’Unione europea.

Questo documento analizza i dati del programma e il suo impatto a tre anni dal lancio, misurandone la capacità di affrontare la crisi occupazionale che ha colpito l’UE durante la crisi.

A livello europeo troviamo uno scenario frammentario in termini di risultati diretti, essendo il campo stesso di applicazione della Garanzia Giovani profondamente differente nei vari paesi membri, non soltanto a livello di condizioni macroeconomiche, ma anche a livello occupazionale, istituzionale, nell’organizzazione dei servizi per l’impiego e le politiche attive del lavoro.

Si potrebbe tuttavia fare una comune considerazione: seppur in modi e forme diverse, garanzia Giovani costituisce uno strumento certamente utile nella lotta alla disoccupazione giovanile. Più di 16 milioni di ragazzi dal 2014 hanno preso parte a una misura di Garanzia Giovani, mentre l’Iniziativa per l’occupazione giovanile ha dato supporto diretto a più di 1,7 milioni di giovani NEETs, (giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione).

Oltre 9 milioni hanno poi ricevuto un’offerta di lavoro, formativa, di stage o tirocinio (a livello UE, circa due terzi di questo valore erano offerte di lavoro); il 35% di giovani a sei mesi dal termine di una misura di Garanzia Giovani nel 2015 sono rientrati in un percorso educativo, o in occupazione (in Italia la questa percentuale raggiunge addirittura il 64,1%); inoltre il programma ha stimolato una serie di importanti riforme, tra cui una revisione delle politiche attive per l’impiego nei paesi membri – in Italia ad esempio abbiamo assistito a un’accelerazione della messa in atto di garanzia Giovani dal 2015 con l’istituzione dell’ANPAL, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (è stato da poco lanciato tra l’altro il nuovo portale ministeriale, anpal.gov.it).

L’andamento del mercato del lavoro giovanile – a livello europeo – è migliorato dal 2013, con i tassi di disoccupazione giovanile scesi di circa 3,4 punti, raggiungendo il (sempre altissimo) 20,3%.

Purtroppo alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno preso parte in misura ridotta a tale diminuzione globale, anche a causa di un significativo ritardo nel lancio dei programmi, causato dall’originaria disorganizzazione della capacità amministrativa e la scarsezza di risorse disponibili.

Tuttavia, registriamo in questi ultimi mesi un miglioramento sensibile della situazione: l’ISTAT ha recentemente stimato il tasso di disoccupazione giovanile al 36,4%, il valore più basso dallo stesso mese del 2012, ovvero da quattro anni. Parlando di finanziamenti, all’Italia sono andati circa 1,5 miliardi di euro e sono stati quasi un milione i ragazzi raggiunti dalla misura, con un 45,8% di occupati tra quanti hanno concluso un intervento di politica attiva.

Si tratta dunque di dati positivi, che riflettono il miglioramento dei livelli occupazionali in tutti i paesi d’Europa.

Nel documento si sollevano seri elementi di criticità nell’attuazione dei programmi, chiedendo una riforma che sappia fare tesoro dell’esperienza accumulata in questi anni, soprattutto su tre fronti:

potenziare il suo raggio d’azione;

semplificare i meccanismi burocratici, permettendo dunque un maggior coinvolgimento delle imprese, delle organizzazioni giovanili e sindacali e potenziare l’efficienza di servizi pubblici per l’impiego;

migliorare la qualità delle offerte, partendo dall’elaborazione di una definizione, a livello europeo, di “offerta di qualità”.

Il Gruppo dei Socialisti e Democratici si è battuto affinché tale definizione contenesse principi chiari, tra cui l’obbligatorietà della remunerazione dei tirocini; l’accesso completo ai servizi sociali per i tirocinanti e il rispetto dei diritti e delle norme sul lavoro. È necessario dotarsi di strumenti per prevenire forme di abuso dei programmi finanziati con risorse dell’Unione, come il ritardo dei pagamenti o la violazione delle condizioni contrattuali e dei diritti dei partecipanti, che danneggia non soltanto il processo formativo e professionale dei tanti beneficiari, ma anche la reputazione dell’Unione nella sua azione di contrasto alla disoccupazione giovanile. Un elemento fondamentale nella discussione riguarda i fondi da assegnare allo YEI nel dopo 2020.

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