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“L’UE cambi passo e sostenga la cooperazione con i Paesi della Primavera araba anche nei settori della televisione e dell’audiovisivo”

“Mi auguro che l’aumento del 37% degli investimenti nel settore della cultura e del 65% per il settore educational annunciato dalla Commissione europea venga confermato in sede di Consiglio dei ministri d’Europa. Se non c’è la consapevolezza che la creatività e la produzione culturale sono anche innovatori dei sistemi dei metodi del produrre, di servizi innovativi, si rischia di perdere un’altra occasione, come dimostra il fallimento del Piano emanato a Lisbona nel 2000″.

Ad affermarlo è stata l’europarlamentare Silvia Costa (PD/S&D) intervenendo questa mattina a Palazzo Farnese, nella sede dell’Ambasciata di Francia in Italia, al dibattito sul tema “La primavera araba e le televisioni del sud Europa”, nel quadro dei lavori del XXV Festival Internazionale del Cinema e della Televisione che si concluderà domani a Roma.

“In Europa – ha continuato l’eurodeputata membro della commissione Cultura del Parlamento europeo – siamo nell’anno che deciderà le politiche, gli indirizzi e le risorse di tutti i programmi settennali: quindi parliamo della cultura, degli investimenti che si faranno nelle relazioni di cooperazione e degli impegni presi ad esempio con il Libro Verde sulle industrie culturali e creative. E’ stato annunciato che nel 2012 dovrebbe finalmente esserci il Libro Bianco che significherà inaugurare delle strategiche in questo campo. In tutte queste tematiche il mio impegno, insieme al gruppo S&D, è stato quello di far emergere la dimensione euromediterranea che era sempre un po’ troppo sullo sfondo”.

“Credo – ha aggiunto Silvia Costa – che questo momento vada colto come una possibilità un po’ inedita di creare quello spazio di relazioni culturali, di cooperazione sul tema dell’audiovisivo e delle televisioni, non lasciando in qualche modo un po’ sole, e negli stati membri e nelle loro volontà di relazionarsi finalmente in modo diverso con le televisioni pubbliche e quelle indipendenti dei Paesi della Primavera araba, le reti che esistono. In questo l’Europa deve cambiare passo. Quando si assiste al rischio che nei Paesi della Primavera araba il potere lo prendano le forze armate o si profilano rischi di fondamentalismo islamico, ecco, quello è il momento di fare in modo che la Primavera non diventi un Autunno, ma sia sostenuta. E sostenerla è fondamentale che avvenga non soltanto per le relazioni politico-formali, ma anche per quelle interrelazioni, quelle reti che vanno sostenute ed aiutate e vanno fatte crescere anche con un grosso investimento di strategia politica non miope. Questa – ha concluso l’europarlamentare – è oggi la sfida che abbiamo davanti”.

Il dibattito ha fatto registrare gli interventi di Claudio Cappon, vice presidente de l’UER, Maurizio Melani, direttore generale per la Promozione del Sistema Paese, Alessandra Paradisi, segretario generale COPEAM e Jean Reveillon, direttore Relazioni Internazionali di France Télévisions. Moderatore è stato Duilio Giammaria, inviato speciale del TG1.

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