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Quote rosa nella leadership aziendale: sì della Comm. Donne, a luglio l’approvazione in aula

Nel 2008 in Europa il 60% dei titoli universitari è stato conseguito da donne, eppure solo il 10% dei membri di Consiglio delle società europee è donna. La commissione Femm (Diritti delle donne e pari opportunità) ha approvato (26 favorevoli, 7 astenuti) nei giorni scorsi il rapporto della deputata greca del PPE Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, mentre l’Aula si esprimerà nella plenaria di luglio.

Il rapporto prevede l’introduzione di quote giuridicamente vincolanti che permettano alle donne qualificate di accedere a ruoli dirigenziali, riequilibrando così la rappresentanza di genere.

 

Nonostante sensibili differenze tra gli Stati membri, le statistiche sono unanimi nel mostrare una scarsa rappresentanza femminile nei ruoli chiave delle maggiori imprese europee. Proseguendo al ritmo attuale, ci vorranno altri 50 anni prima che nei Consigli di amministrazione delle aziende si giunga alla “soglia rosa” del 40%.

 

Alcuni esempi virtuosi…

L’introduzione di codici di condotta nelle società e leggi a favore della parità ha già aiutato ad abbattere alcune barriere.

La Francia ha da poco adottato una legge per il raggiungimento delle quote rosa del 40% nei CDA delle maggiori imprese. Anche la Spagna dal 2007 ha una legge sulle quote con finalità affini al pacchetto legislativo francese e l’Italia potrebbe muoversi nella stessa direzione.

 

Cosa si chiede nel rapporto

Il rapporto “sulle donne e la direzione delle imprese” mira a promuovere azioni “volte a ottenere un uso ottimale delle risorse umane femminili a tutti i livelli della vita delle imprese”.

A questo scopo “invita la Commissione a definire un programma per la fissazione di obiettivi specifici, misurabili, appropriati, realistici per arrivare a una rappresentanza equilibrata”.

La relazione accoglie favorevolmente la proposta della Commissione europea
(Reding) del 1° marzo 2011 che lascia tempo alle imprese un anno per provare
volontariamente ad aumentare la parità di genere al loro interno prima di un’azione a livello Ue.

La relazione chiede comunque (fortemente sostenuto dall’S&D) alla Commissione europea di proporre entro il 2012 una proposta legislativa che includa le quote per accrescere la rappresentatività delle donne negli organi dirigenti delle imprese per arrivare a un 30% entro il 2015 e 40 entro il 2020.

Si chiede inoltre alla Commissione una road map che includa target per il
raggiungimento della parità di genere nelle imprese di tutte le dimensioni e una guidan dedicata per le PMI.

Si chiedono inoltre:

- trasparenza nelle selezioni (qualifiche, esperienza, non
oggettività…)
- misure di conciliazione fra vita lavorativa e familiare
- dialogo con le parti sociali
- formazione
- servizi di alta qualità – bambini e persone dipendenti
- formazione sull’uguaglianza di genere e non discriminazione

 

Leggi vincolanti per una migliore efficacia dei risultati

“La legge deve fissare quote laddove le imprese non sono in grado di intraprendere iniziative individuali o di rispettare le proprie tabelle di marcia” ha commentato Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, aggiungendo che “non bisogna comunque dimenticare le differenze esistenti tra gli Stati membri quando si insegue l’obiettivo del 40% entro il 2015“. “Per alcuni paesi il traguardo è ancora molto lontano, mentre altri lo hanno praticamente raggiunto, attraverso misure proattive adottate dalle imprese o dai governi nazionali. È impossibile dunque aspettarsi la stessa velocità di adeguamento ai nuovi obiettivi” ha concluso.

 

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