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I Poli Formativi della Regione Lazio

 

I percorsi di Istruzione e formazione Tecnica Superiore (IFTS) nascono nel 1999 con la legge 144 art. 69 – ulteriormente formalizzati in due successivi accordi approvati in sede di conferenza Stato-Regioni nel 2000 – come risposta all’esigenza di introdurre un’offerta formativa post diploma non accademica da realizzarsi con partenariati fra Istituti di istruzione superiore, Centri di ricerca, aziende ed Università.

 

Sulla base delle esperienze regionali di percorsi realizzati, si è proceduto in sede nazionale a definire oltre quarantanove profili professionali in uscita, spendibili sul territorio nazionale.

Sulla base di queste esperienze e al fine di consolidare e rendere più riconoscibili queste offerte formative si è pervenuti nel 2004, in sede di conferenza unificata Stato – Regioni e Stato – Città ed autonomie locali, all’ipotesi di istituire “Poli formativi” sul territorio al fine di superare progressivamente la precarietà e la frammentazione degli interventi formativi nonché di facilitare l’accumulazione delle conoscenze e delle esperienze” in una diversa prospettiva di apprendimento lungo l’arco della vita (LifeLong Learning). In quella sede fu predisposto un modello – tuttora sottoposto a sperimentazione in diverse regioni – che ruota intorno alla capacità di aggregare istituzioni scolastiche, sedi formative accreditate, istituti di ricerca ed imprese, intorno a progetti di formazione a carattere pluriennale, miranti al trasferimento dei linguaggi e delle metodologie dell’innovazione (scientifiche, tecnologiche, organizzative) nelle Piccole e Medie Imprese (PMI).

 

Le coordinate di partenza sono le vocazioni produttive dei diversi territori, la potenzialità di innovazione tecnologica e di ricerca che quei medesimi settori produttivi possono vantare ed i soggetti (stakeholders) locali interessati a mettere in comune le rispettive competenze nel campo della formazione e della ricerca.

Di qui l’azione del Polo in due direzioni: da una parte come strumento per lo sviluppo delle potenzialità produttive di un determinato territorio, attraverso la formazione di risorse umane competenti e come punto di riferimento e di aggregazione delle diverse anime del mondo economico, formativo e scientifico che quel territorio e quel settore esprimono.

Dall’altra come sfida, certamente ambiziosa, ad andare oltre la razionalizzazione del sistema di mercato, come già si era fatto negli anni ’70 con l’istituzione dei distretti industriali, creando le condizioni per un processo virtuoso di crescita sostenibile incentrato sulla formazione e sull’ effetto moltiplicatore del trasferimento di nuove competenze nella filiera produttiva ed occupazionale.

 

La Regione Lazio e l’Assessorato all’Istruzione, Diritto allo Studio e Formazione ha fatto proprie queste indicazioni nazionali, ampliandone la portata e lo stesso significato strategico nel quadro degli strumenti di programmazione del Fondo Sociale Europeo di cui si è dotata in modo solidamente strutturale.

Nel 2006 l’Assessorato regionale, d’intesa con le Province, le parti sociali e gli Assessori regionali di settore, ha dato il via alla programmazione di 13 Poli formativi provinciali, interprovinciali e regionali, di dimensioni diverse e con diversi contesti economici di riferimento, ma ugualmente selezionati sulla base di una griglia di criteri a garanzia della maggior stabilità dei percorsi formativi, del dimensionamento qualitativo delle competenze messe a disposizione e della consistenza dei partner in rete.

 

La conferma viene dal Programma Operativo Regionale del Lazio 2007-2013 nel quale l’asse dedicato al “Capitale Umano” prevede esplicitamente “la creazione e lo sviluppo di reti virtuose tra soggetti produttori di conoscenza e mondo delle imprese per il trasferimento di conoscenza, tecnologie e competenze e il consolidamento di percorsi integrati di formazione superiore ed alta formazione come è il caso dei Poli formativi, espressione della collaborazione tra scuola, formazione ed impresa”.

I soggetti, che ne fanno parte, sono istituzioni scolastiche di secondo grado, Enti di formazione, Centri di ricerca, Università ed Imprese che, insieme e con modalità concertate, hanno messo a punto una comune programmazione pluriennale di azioni rivolte alla realizzazione di percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore, di attività di ricerca, di analisi dei fabbisogni formativi e di azioni di sistema in una prospettiva di lungo periodo e di eccellenza formativa.

 

L’integrazione fra i soggetti partner, dunque – giuridicamente espressa dall’obbligo di creare ATS/ATI – è il vero perno intorno al quale ruota il successo del sistema Polo, come strumento per un’equilibrata ripartizione dei ruoli e delle attività di ciascun soggetto e come obiettivo macro economico per la creazione di una rete regionale in grado di moltiplicare gli effetti innovativi, sinergici e competitivi dei singoli.

In alcuni settori strategici particolarmente importanti o nei quali esistono già distretti produttivi regionali – è il caso del Polo dei Beni ed Attività Culturali, del Cinema ed Audiovisivo, del Nautico, della Logistica, dell’ICT ed Ambiente ed Energia – si è andati oltre, con l’intersezione dei due progetti più forti e l’ampliamento del partenariato in un unico Polo integrato. L’intenzione è certamente quella di rendere sempre più complementare e trasversale la qualità della programmazione dell’offerta formativa lungo tutta la filiera produttiva del settore, ottimizzando le risorse finanziarie disponibili e sviluppandone i collegamenti interprovinciali.

Ma è anche e soprattutto una sfida organizzativa e gestionale per la quale è evidente che la concertazione assume una particolare rilevanza, dovendo intervenire in tutte le diverse fasi di progettazione, di governance e di monitoraggio.

 

In questo quadro è centrale la formazione ed in particolare la realizzazione di percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) con qualifiche riconosciute a livello nazionale, mirati all’acquisizione di quelle competenze professionali già definite in sede di Conferenza unificata e diretti al conseguimento di qualifiche riconosciute a livello regionale e nazionale.

Allo stesso tempo le analisi dei fabbisogni previste fra le azioni di sistema dei Poli, possono far emergere nuovi profili innovativi che permettono un più frequente e veloce trasferimento tecnologico nei processi produttivi delle PMI e lo sviluppo delle filiere di settore. Questo implica un’estrema flessibilità nelle tecniche di rilevamento ma anche nelle modalità di apprendimento, non solo frontale ma anche di accompagnamento e tutoraggio aziendale dei giovani. A tal proposito è centrale il ruolo svolto dalle aziende e dagli enti di ricerca nell’organizzazione di tirocini e stage e sono centrali tutte le azioni di sistema che facilitino il monitoraggio e la valutazione degli esiti dei progetti nel loro insieme, delle performance formative e del loro impatto socio-economico.

Azioni che hanno lo scopo di proiettare nel lungo periodo l’attività dei poli e di radicare un metodo di lavoro ed un modello organizzativo capace di alimentare continuativamente un vivaio di risorse umane competenti e di creare un circolarità virtuosa in quello specifico comparto produttivo. La sfida è quella di raggiungere gli obiettivi di Lisbona sull’occupazione e la formazione attraverso la creazione di un sistema di apprendimento continuo e permeabile alle sollecitazioni dell’ambiente, sfida per la quale la Regione si è impegnata a seguirne e ad accompagnarne da vicino gli sviluppi.

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