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Perseguitate, ora protette

Se non con le donne, con chi cambierà la politica? Era la domanda sottesa alla grande manifestazione di domenica a Roma di Snoq, un interrogativo che in questi tempi difficili, in cui alle donne soprattutto si chiedono pesanti sacrifici, rischia di restare sospeso.

La crisi economica sembra giustificare in Italia e in Europa la riduzione dei diritti sociali e di cittadinanza, in particolare delle donne, rinviando ad un ancora nebuloso secondo tempo quella riorganizzazione del welfare e del mercato del lavoro che consenta loro di conciliare maternità e occupazione, e quindi crescita e sviluppo.

Ma ieri al parlamento europeo, abbiamo dato una risposta in controtendenza su un piano diverso ma fondamentale: quello della libertà di circolazione in tutti gli stati europei in condizioni di sicurezza e incolumità personale quando si sia sottoposti a forme persecutorie o minacce da parte di persone note, come lo stalking, ma anche pedofilia, violenze domestiche, tratta di esseri umani, che colpiscono in larga maggioranza donne e minori.

Infatti oggi le diverse forme di protezione accordate a chi è esposto a gravi rischi per la propria incolumità personale si ferma ai confini nazionali. Con la conseguenza che, qualche mese fa, una donna bulgara minacciata di morte dal marito e sottoposta ad un ordine di protezione nel proprio paese, poco dopo il suo trasferimento in Belgio dove cercava di rifarsi una vita serena, é stata raggiunta e uccisa a Bruxelles dal suo persecutore.

In Europa sono oltre 100 mila le misure di tutela emesse da autorità civili o penali, ma non vi sono forme di cooperazione giudiziaria in questo campo, come la possibilità di far riconoscere in un altro stato membro le disposizioni emesse da un altra autorità nazionale, o la cooperazione in ambito Europol.

Assume quindi un grande valore la direttiva, votata ieri in aula a Strasburgo a larghissima maggioranza, che istituisce un Ordine di protezione europeo (Ope) a tutela delle vittime effettive o potenziali di abusi o minacce alla loro integrità fisica e psichica, alla dignità e libertà personale o integrità sessuale, esigibile da chi ha già ottenuto una misura di protezione nello stato di cittadinanza o residenza.

Come relatrice ombra per il gruppo S&D in commissione donne sono molto soddisfatta che proprio questa direttiva sia la prima che nasce da una procedura di codecisione tra consiglio dei ministri e parlamento, su iniziativa della presidenza spagnola, con l’adesione di 12 Stati membri tra cui l’Italia e con il forte supporto della presidenza polacca.

In base alla nuova normativa (che sarà completata con la proposta di direttiva che istituisce norme minime per le vittime di reato) la persona già titolare di un ordine di protezione nazionale dovrà essere informata del suo diritto ad ottenere analoga protezione in un altro stato membro, senza sostenere costi e procedure aggiuntivi, e nella propria lingua, mentre l’aggressore, che sarà comunque ascoltato prima dell’emissione del provvedimento, sarà informato sulle conseguenze della violazione dell’Ope.

Gli stati membri dovranno anche raccogliere ed elaborare statistiche nazionali comparabili (cosa oggi molto difficile) e promuovere campagne di informazione ed educazione al fine di costruire dal basso la conoscenza di questo nuovo strumento volto a prevenire ulteriori forme di violenza e a costruire davvero uno spazio europeo di libertà e sicurezza.

Silvia Costa

Articolo pubblicato dal quotidiano “Europa” alle pagg. 1 e 7 dell’edizione del 14 dicembre 2011

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