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Vittime di violenza, si lavora all’ordine di protezione europeo

donne violenzaUn’iniziativa fortemente voluta dalla presidenza spagnola dell’UE, e sostenuta da altri 11 Stati: ora l’idea dell’ordine di protezione europeo, per una tutela delle vittime di violenza senza frontiere, si fa strada anche al Parlamento. Il progetto di rapporto è già stato discusso in sede di Commissione e un voto consultivo è previsto il 22 giugno.

Oltre 100.000 donne in Europa sono protette da misure nazionali che le tutelano dalla violenza di mariti, conoscenti e sconosciuti. Ma che cosa succede se le persone in questione vogliono spostarsi in un altro paese, magari per rifarsi una vita? Per estendere la protezione nazionale agli altri paesi dell’UE, 12 Stati membri, fra cui l’Italia, propongono un ordine di protezione europeo.
Protezione senza frontiere per le vittime di violenza

“Proteggere le vittime di violenza deve essere una priorità assoluta per l’UE”, ha esordito il presidente della commissione Libertà civili del Parlamento Juan Fernando López Aguilar (S&D, Spagna), che oggi si è riunita insieme alla commissione dei Diritti delle donne per esaminare la questione.

L’idea, lanciata da Madrid in occasione del suo semestre di presidenza dell’UE, sarebbe di istituire il diritto per le vittime di violenza (soprattutto di genere) a essere protette anche all’estero, almeno entro i confini dell’UE, per evitare che l’aggressore possa colpirle di nuovo.

La proposta prevede una protezione non solo delle donne che hanno effettivamente subito violenza, ma anche di quelle che sono ritenute a rischio: si tratterebbe di una misura preventiva, mirata a tenere lontano potenziali aggressori e sfruttatori.

“Non esiste violenza privata, il grido delle donne è sempre pubblico”, ha affermato una delle due relatrici, la socialista spagnola Carmen Romero López. “Oggi in Spagna ci sono 118.000 ordini restrittivi in vigore. E a livello europeo, potremmo aspettarci fino a 100.000 richieste di protezione oltre confine: questo dà un’idea dell’ampiezza del fenomeno”.

Le ha fatto eco la sua collega del Partito Popolare, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, co-relatrice: “L’ordine di protezione europeo si applicherebbe principalmente alle donne vittime di violenza di genere. Ma non possiamo dimenticare altre situazioni: i matrimoni forzati, il traffico di esseri umani, la criminalità organizzata, la violenza sui minori…Quest’iniziativa serve a rendere la protezione automatica, senza obbligare le vittime a rifare la trafila davanti al giudice”.

Ostacoli politici e legislativi

Ma se le intenzioni sono positive, vari ostacoli legali si interpongono alla realizzazione del progetto: prima di tutto, è difficile stabilire se la questione va considerata come una afferente al diritto penale o civile. La definizione dei reati legati alla violenza di genere è diversa nei 27 paesi UE, ed è difficile stabilire una base legale comune a livello UE.

In secondo luogo, le misure di protezione per le vittime variano enormemente da un paese all’altro. Come garantire, allora, una protezione equivalente in qualsiasi paese la vittima si trovi?

Infine, la definizione della “vittima” e del “rischio”: secondo il deputato britannico Timothy Kirkhope (ECR), “prima di emettere un ordine di protezione europeo, ci deve essere una condanna. Non mi piace l’idea di ‘possibile vittima’: detta così, siamo tutti possibili vittime.”

Per il momento, non è ancora chiaro se esiste una maggioranza a sostegno della proposta. La Commissione europea, intanto, ha espresso i suoi dubbi in merito all’iniziativa, e ha promesso di presentare una proposta legislativa più ampia, che si occupi della protezione di tutte le vittime, non solo quelle della violenza di genere, all’inizio del 2011.

Scarica e leggi il progetto di relazione per una direttiva del Pe e del Consiglio sull’ordine di protezione europeo

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