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Pensioni sostenibili, servono linee guida condivise da Stati membri

pensioniMilioni di europei vivono grazie alla propria pensione, molti altri li raggiungeranno presto, visto il crescente invecchiamento della nostra popolazione. Ma non tutti gli Stati europei hanno le stesse regole: diversa l’età per la pensione, diversa la percentuale di Pil nazionale spesa per sostenere il sistema sociale, diversi i modelli contributivi. È possibile avere un sistema più uniforme a livello europeo? E, specialmente, in tempo di crisi e bilanci sofferenti, dovrà cambiare qualcosa perché le pensioni siano ancora sostenibili?

Mercoledì la plenaria ha adottato a grande maggioranza un rapporto sul tema. Un testo che non mette in discussione le prerogative degli Stati sulle pensioni, ma che invita a stabilire un sistema pensionistico “stabile, affidabile e sostenibile”. Tutti sono d’accordo sul fatto che l’UE dovrebbe dire la sua e stabilire certe linee guida per gli Stati membri. Ma poi, quando si parla per esempio di aumentare l’età pensionabile in modo uniforme in tutta Europa (la ricetta Merkel), non tutti la vedono allo stesso modo.

Ne abbiamo parlato con la relatrice, la popolare olandese Ria Oomen-Ruijten e con la socialista francese Françoise Castex.

Oomen-Ruijten: proteggiamo i giovani, lavoriamo di più

“Se vogliamo assicurare le pensioni anche alle generazioni future, è necessario che più persone siano inserite nel mercato del lavoro e per più tempo. Molti Stati membri devono oggi affrontare grandi aumenti dei costi per le pensioni e di conseguenza cresce il peso sulle spalle delle generazioni più giovani”, commenta la relatrice Ria Oomen-Ruijten.

“Siamo di fronte a enormi sfide demografiche e dobbiamo agire adesso per prevenire i problemi che emergeranno in futuro. Gli Stati devono limitare gli schemi di pensione anticipata e creare un mercato del lavoro in cui le persone possano partecipare anche in età più avanzata, specialmente nei lavori più precari”.

Castex: L’economia si adatti alle persone, non viceversa

Differente la posizione della francese Françoise Castex. “Dicono che, visto che le persone vivono sempre più a lungo, dovrebbero lavorare di più per mantenere un equilibrio nel sistema delle pensioni. Ma nel 2011 non sappiamo quello che succederà tra 10 o 20 anni per quanto riguarda aspettative di vita e demografia.

In alcune classi sociali, per esempio, stanno emergendo problemi di accesso all’assistenza sanitaria e, per questo, le aspettative di vita stanno diminuendo”, commenta Castex, aggiungendo che l’unico punto di partenza di una riforma è quello di analizzare i bisogni delle persone.

“L’economia dovrebbe adattarsi alle esigenze dei cittadini e non viceversa. La Francia non accetterà mai una proposta europea che dica che dobbiamo lavorare il più possibile. È contrario al nostro modello sociale europeo. Dobbiamo proteggere le persone che lavorano e assicurare che ci siano abbastanza fondi per le pensioni”.

Le pensioni in Europa: i numeri

  • Nel 2008 in media nell’UE la proporzione tra pensionati e persone al lavoro era di 1:4. Nel 2060 sarà di 1:2.
  • Nel 2010 in media in Europa i cittadini sono andati in pensione a 61,4 anni.
  • Le aspettative di vita per gli uomini saliranno dai 76 anni nel 2008 agli 84 nel 2060. Per le donne passeranno da 82 a 89.
  • Il rapporto tra persone sopra i 75 anni e la popolazione in età lavorativa raddoppierà dal 25,4% nel 2008 a 53,5 % nel 2060.
  • Entro il 2060 la media della spesa pubblica destinata alla popolazione anziana costituirà il 4,75% del Pil. Le pensioni peseranno per il 2,4%.

Leggi anche:

Il rapporto Oojmen Rujiten

Il libro verde della Commissione sulle pensioni

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    1 commento for “Pensioni sostenibili, servono linee guida condivise da Stati membri”

    1. Carlo Baviera scrive:

      Penso che, pur dovendo procedere verso un sistema più unitario e sostenibile, non dobbiamo affrontarlo solo ragionieristicamente ma puntando ad aumentare la base contributiva: far versare tutti e tutto il dovuto, e aumentare l’occupazione. Il vero problema è impegnare le persone in età lavorativa, servono investimenti pubblici, le banche devono essere indirizzate a sostenere progetti produttivi. Poi si possono anche adottare soluzioni flessibili nell’uscita dal lavoro. Quando però una persona ha lavorato 40 anni indipendentemente dall’età anagrafica, mi sembra sufficiente (oppure a 65 con 35 di lavoro). Ciao e Buon Lavoro “politico”

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