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Partenariati Formativi: i Poli e gli ITS, una best practice italiana

Slvia Costa Poli formativi Bruxelles Novembre 2010Cosa preoccupa di più gli Europei? L’aumento dei prezzi e la disoccupazione soprattutto dei giovani. Più della criminalità, delle pensioni, della sanità dell’immigrazione.

Il quadro europeo della crisi vede infatti sempre più allarmante  la questione della disoccupazione giovanile  (OCSE 20/23% entro la fine del 2010):

Scarsità di posti di lavoro e precarietà cui si aggiunge l’ulteriore difficoltà a trovare lavoro per il non allineamento tra profili professionali posseduti e fabbisogni delle imprese, a profili professionali inadeguati, specie nell’alta formazione, nei profili tecnici superiori, nei profili scientifici.

Persiste peraltro una inadeguatezza nelle competenze di base che andrebbero aggiornate.

Questa situazione che riguarda la maggioranza degli Stati membri, e specialmente il nostro Paese, è particolarmente grave nell´attuale scenario europeo sfidato dalla globalizzazione e dalla competitività internazionale, ma anche dalla necessità di mantenere il modello sociale europeo e tenendo i conti in ordine.

La strategia Europa 2020, dopo Lisbona, è infatti fondata su una crescita  intelligente, sostenibile, inclusiva, dove deve diventare più centrale l’investimento sulle risorse umane, la ricerca e l’innovazione.

Questa iniziativa si colloca in una fase significativa di definizione delle politiche europee per l uscita dalla crisi e un nuovo sviluppo: la riforma del Fondo di coesione europeo, la revisione del Patto di stabilità, una specifica strategia per i giovani (Youth on the move), la revisione delle competenze di base e della piattaforma  europea delle qualifiche e dei crediti formativi, la piena applicazione della libera circolazione nel mercato interno, il sostegno alla economia verde, la lotta alla povertà e alla esclusione sociale (microfinanza, reddito minimo, flexsecurity, le nuove regole e autority sui mercati finanziari e i termini per i pagamenti delle imprese, cultura e ICT.

Il dibattito è orientato non solo ad aumentare l’occupazione ma a qualificare il lavoro e Andor ha annunciato una Agenda per i nuovi  skills e job .

La competitività e la globalizzazione rendono urgente e strategico puntare sulla qualità delle risorse umane e alla loro coerenza con gli obiettivi strategici dello sviluppo, dalla green economy, energia, cultura, infrastrutture, ICT, energia.

Qui si colloca un nuovo impulso e ripensamento delle strategie di formazione prof e tecnica di alto livello, non accademica, concordata con il sistema delle imprese, gli enti locali e la ricerca.

Mentre in Europa da decenni esistono esperienze strutturate ed eccellenti di formazione e alta formazione post diploma professionalizzante, in Italia – dopo l’esperienza dei Diplomi universitari di ciclo breve (2 anni) anni 90 – non si é più proposto un percorso analogo (la riforma universitaria 3 più 2 ecc) fino al  1999, con la nascita  degli IFTS che si basavano su un partenariato formativo di terzo livello non accademico (Istruzione professionale e tecnica, Università, Imprese)  sulla base di un accordo Stato regioni, che ha  portato alla definizione di un Repertorio condiviso di 49 profili, e ad un sistema di riconoscimento di crediti e di standard formativi (mix  lezioni stage)

A questa fase ha fatto seguito l’accordo Stato-Regioni del 2004 per  l’attivazione di POLI in IFTS, per sviluppare in ambito regionale secondo le vocazioni e la programmazione di sviluppo regionale, partrenariati formativi insieme Ad imprese per la realizzazione di percorsi formativi più strutturati anche per mettere in sintonia bisogni formativi e skills.

Con la Legge finanziaria del Governo Prodi del 2006 e con il DPCM 2008 per la riorganizzazione dell’ITS, si è dato vita ad un nuovo accordo S/R per consolidare e selezionare le esperienze in coerenza con gli obiettivi  del Piano Industria 2015.

Nelle cinque aree Beni culturali, Made in Italy, Tecnologie della vita, Efficienza energetica, ICT e Mobilità sostenibile sono stati costituite dal gennaio 2009 in via sperimentale 27  Fondazioni per l’ITS, che comprendono Istituti tecnici e professionali, Università, Enti di FP, Enti di ricerca e imprese.

Nel 2009 sono state aggiunte altre tre aree: Tecnologia dell’informazione e comunicazione, industria aerospaziale e osservazione della Terra e ambiente.

Nel gennaio 2010 nel Comitato nazionale degli IFTS si è concordato di rivedere le 49 qualifiche e di concordare quelle degli ITS .Mi augurio che  il Governo convochino al più presto la Conferenza dei servizi per concordare e definire gli sbocchi professionali.

L’ITS rilasceranno diplomi di tecnico superiore, con percorsi modulari di max 4 di 6 mesi ciascuno, si rivolgono esclusivamente ai diplomati degli IT e IP, e con accordi con l’università i semestri possono essere anche sei, con crediti riconosciuti a conclusione dei percorsi realizzati.

Attualmente tale percorso è in via di completamento (27 F.costituite) ed é reso ancora più urgente dalla prospettiva della ripresa, che richiede appropriati misure  per migliorare i sistemi di apprendimento superandone la autoreferenzialità, anche attraverso sinergie con il lavoro e la produzione.

Il modello Lazio, concepito, avviato e sperimentato dalla Giunta di centro sinistra 2005/2010, vece la compresenza di 5 ITS e di 7 POLI IFTS: Credo sia importante mantenere un ventaglio di opzioni di Af ts, di FC, di riqualificazione per adulti  e educazione degli adulti per coprire un fabbisogno sempre più articolati e distribuiti lungo l’arco della vita Sono anche partenariati che possono favorire forme innovative di apprendistato in Alta formazione, spin off, aggiornamento dei docenti delle scuole secondarie e superiori.

I Poli regionali da un lato come risposta flessibile alla necessità territoriale di professionalità per rafforzare il tessuto produttivo locale e le sue trasformazioni e gli ITS dall’altro come loro evoluzione, per sostenere selezionati obiettivi di crescita del paese, rappresentano pertanto buone prassi, pienamente coerenti con le politiche europee per agevolare le difficili transizioni dei giovani tra scuola e mercato del lavoro, migliorare la loro occupabilità, qualificare i percorsi formativi,rendere più aperte, democratiche e partecipate le strutture e le istituzioni scolastiche,  più responsabili i soggetti sociali nella governance, rafforzare le possibilità di competere attraverso l’innovazione e la qualità dei processi e dei prodotti.

In UE si parla sempre più di cluster e di reti della conoscenza e della ricerca. L’Italia, che ha per prima avviato la realizzazione dei distretti industriali, sa però che senza la formazione e il raccordo con la ricerca e le imprese i distretti o i cluster non hanno adeguata possibilità di rinnovarsi, affrontare l’innovazione, riqualificare i processi produttivi e le risorse umane

Questa esperienza costituisce una buona pratica che l’UE deve considerare, che l’Italia deve potenziare e che deve trovare adeguata attenzione anche nelle nuove strategie dei  Fondi comunitari.

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