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Oggi presento il “position paper” del Gruppo S&D su cultura Educazione alla Plenaria

Oggi presento il “position paper” su cultura Educazione alla Plenaria dopo averlo condiviso in commissione cultura e con il bureau del gruppo:

 S&D Position Paper

La nostra visione per la cultura, l’educazione, i media e una cittadinanza basata sulla solidarietà

 Introduzione

 Viviamo in un mondo in continuo cambiamento. Le evoluzioni sociali, economiche, culturali, digitali e tecnologiche che stiamo vivendo stanno trasformando l’approccio dei cittadini all’istruzione, all’arte e alla cultura, permettendo loro di godere di un più ampio accesso alla conoscenza e ai contenuti, moltiplicando più che mai le opportunità di apprendere, di creare e di partecipare. 

Tuttavia, la cosiddetta rottura dell’ascensore sociale ha portato a un declino della fiducia delle giovani generazioni nell’istruzione e nella cultura quali strumenti per la qualità del lavoro o per l’emancipazione. Esse hanno invece iniziato a vedere l’istruzione e la cultura come semplici strumenti di soddisfacimento personale e di interazione sociale intergenerazionale.

La famiglia dei Socialisti e Democratici del Parlamento europeo è consapevole delle sfide che ha davanti, ma è altresì determinata ad abbracciare le opportunità che nasceranno da esse. Vogliamo dare forma attivamente al progetto di una futura società europea più inclusiva.

Siamo consapevoli che solo l’accesso universale a sistemi educativi di qualità e inclusivi fin dalla giovane età, accompagnato da un approccio di apprendimento continuo, possano ridurre e prevenire le disuguaglianze, la discriminazione sociale e la povertà e promuovere al contempo la dignità umana, lo sviluppo personale e sociale, la qualità dell’inserimento professionale e una effettiva cittadinanza europea.

Solo attraverso l’accesso all’istruzione e alla cultura, ispirato e orientato dai valori comuni alla base della nostra identità europea, possiamo sviluppare sia un pensiero critico e aperto che creare benessere, inclusione e coesione sociale.

Questo è anche lo strumento principale per la lotta contro l’esclusione sociale e l’emarginazione, le fake news, le espressioni d’odio e la disinformazione mirata che attraverso Internet e le piattaforme social alimentano i populismi e le forme pericolose di nazionalismo.

Noi ci impegnano a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo effettivo di uno Spazio europeo dell´istruzione, al fine di promuovere le pari opportunità e l’inclusione sociale nel rispetto del principio di sussidiarietà, attraverso la convergenza dei sistemi nazionali di istruzione basata su standard di quantità e qualità. In tal modo vogliamo promuovere la mobilità, il mutuo riconoscimento automatico dei diplomi e dei risultati dei periodi di studio all’estro, un senso comune di appartenenza all’Europa e una migliore possibilità di occupazione.

Benché la cultura non sia stata menzionata fra le dieci priorità della Commissione europea per il periodo 2015-2019, noi abbiamo lavorato con dedizione per sviluppare un approccio olistico alle politiche culturali europee. Abbiamo cominciato con l´identificazione della cultura come uno dei settori da finanziare con il Piano Juncker, riconoscendo che la ricchezza della diversità culturale e linguistica in Europa non è affatto in contrasto con la valorizzazione del nostro patrimonio culturale comune, sia esso materiale o immateriale, paesaggistico o digitale.

Crediamo che l’Europa debba garantire solide fondamenta per il funzionamento delle nostre società, così come degli obiettivi comuni e un quadro normativo chiaro e definito, nel rispetto dei valori comuni europei, chiedendo ad esempio una coraggiosa revisione dei Trattati al fine di garantire all’UE maggiori e più vaste competenze nell’ambito dell’istruzione e della cultura. Questo è essenziale per aiutarci ad affrontare il futuro così da poter continuare ad assicurare la pace e la cooperazione nel nostro continente.

Possiamo raggiungere questi obiettivi solo investendo sulle persone, che sono da sempre la nostra la priorità. L’istruzione è un presupposto necessario per l’eliminazione della povertà, allo sviluppo umano e all’inclusione sociale. Investire sulle persone significa innanzitutto investire nella loro istruzione, abilità e competenze, con particolare attenzione per i giovani.

Le esperienze di molti giovani europei, ricercatori, studenti e artisti mostrano infatti che la dimensione europea è un vero spazio di libertà, creatività e opportunità.

Ci impegniamo a raccogliere le sfide e a portare avanti tutte le nostre proposte per un’Unione europea che realizzi un’ambiziosa agenda sociale, che dà la priorità alla qualità dei sistemi di istruzione, alle prospettive occupazionali e a un maggiore accessibilità della cultura.

 Istruzione e di formazione professionale

La politica europea per l’istruzione, benché rientri nelle competenze degli Stati membri, si è sviluppata negli ultimi decenni supportando l’educazione inclusiva e di qualità, la collaborazione nella ricerca, la convergenza dei processi di integrazione e modernizzazione delle scuole e delle università attraverso collaborazioni e reti sociali, e la mobilità degli studenti, degli insegnanti e dei ricercatori, promuovendo il multilinguismo e l’internazionalizzazione e offrendo opportunità per lo sviluppo della conoscenza e del dialogo.

L’approccio europeo all’istruzione, che non può basarsi unicamente su ragioni economiche o di minimizzazione dei costi, è emerso quale aspetto importante della graduale costruzione dal basso di una UE progressista dal punto di vista sociale e politico, in linea con la Dichiarazione del vertice sociale di Göteborg del 2017, che grazie al nostro continuo lavoro ha messo l’istruzione al centro delle sue priorità.

Oggi i sistemi di istruzione e di formazione europei devono essere aggiornati, in linea con il rapido cambiamento economico, tecnologico e sociale assicurando l’accesso all’istruzione di qualità a tutti i livelli. La politica europea per l’istruzione deve riaffermare l’importanza e la necessità di invertire la tendenza rispetto ai tagli all’istruzione negli Stati membri, sostenendo le misure nazionali. Il nostro lavoro mira ad aumentare i fondi per l’istruzione, non solo al fine di migliorare le infrastrutture, ma anche per concentrarsi sulla formazione degli insegnanti, degli educatori e del personale scolastico e per assicurare a tutti la possibilità di un apprendimento continuo.

Per queste ragioni, chiediamo un’accelerazione nella costruzione di uno Spazio europeo dell’istruzione e una triplicazione dello stanziamento finanziario a favore del progetto Erasmus+ nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, così come chiediamo di mantenere il “più” nel nome, al fine di rafforzarne tutte le componenti: l’educazione formale, non-formale e informale, la formazione e lo sviluppo professionale, le attività giovanili, le arti e lo sport. Stiamo lavorando a un programma che sia più che mai inclusivo e accessibile, con un maggior focus sui giovani con minori opportunità, sulla scuola, sugli scambi e sulla formazione professionale per i giovani, su un’ambiziosa cooperazione con i Paesi terzi e su un ulteriore sviluppo delle cooperazioni su piccola scala.

Le nostre sfide principali e priorità politiche nel campo dell’istruzione e della formazione sono:

1)L’Istruzione come diritto inerente alla persona e come mezzo per uno sviluppo umano integrale.

Ci impegniamo a garantire un’istruzione di qualità e l’opportunità di un apprendimento che sia davvero permanente per tutti, per permettere a ognuno di sviluppare il proprio potenziale a partire dall’istruzione primaria, con particolare attenzione verso le persone più svantaggiate e includendo le persone emarginate, le persone con disabilità, i rifugiati e i migranti al fine di ridurre le crescenti disuguaglianze sociali, promuovere la parità di genere. Vogliamo l’inclusione delle giovani donne nei programmi educativi STE(A)M, garantire le scuole della seconda opportunità e affrontare le problematiche quali il livello troppo basso di istruzioni e l’abbandono precoce degli studi. Abbiamo messo le persone al primo posto, sia all’interno sia all’esterno dell’UE, aumentando le opportunità di mobilità nell’istruzione anche in Paesi terzi e in situazioni di conflitto grazie alla nostra proposta di istituire “corridoi educativi”.  Supportiamo anche l’ampliamento dei programmi di studio degli Stati membri al fine di includere anche gli studi di genere, media literacy, alla sostenibilità, alla pace e ai diritti umani.

2) L’istruzione come processo permanente (lifelong learning). Sosteniamo pienamente la prospettiva di un’istruzione permanente per l’inclusione sociale, l’integrazione, l’innovazione, le opportunità di impiego e il perfezionamento di competenze chiave e abilità lungo il corso di tutta la vita, e l’inclusione di queste nei curricula personali. Crediamo nel potenziale dell´istruzione online (ad esempio attraverso i MOOCs) e delle forme di apprendimento blended. L’istruzione di qualità e i sistemi di formazione, dai primi anni fino all’età adulta, promuovono una cittadinanza attiva e la comprensione dei valori comuni e, così facendo, aiutano a creare una società più aperta, inclusiva, pluralista, democratica e tollerante, come descritto nel nostro report sulla modernizzazione dell’istruzione nell’UE.

3) L’istruzione come obiettivo di sviluppo sostenibile. Promuoviamo il ruolo cruciale del capitale umano per lo sviluppo sostenibile attraverso un approccio interdisciplinare al processo di apprendimento. Come sancito dal quarto obiettivo di sviluppo sostenibile bisogna “assicurare un’educazione di qualità inclusiva ed equa che favorisca le possibilità di lifelong learning per tutti”. Questo approccio include la Nuova Agenda per le competenze per l’Europa – formali, non-formali e informali -, il Quadro europeo delle qualifiche e la riforma di Europass.

4) Stabilire per tutti una vera garanzia per le competenze. Come S&D, crediamo che le opportunità di apprendimento e formazione debbano essere un diritto per tutti, in ogni fascia di età, al fine di acquisire competenze trasversali quali capacità di calcolo e digitali, media literacy,, pensiero critico, competenze sociali e abilità utili alla vita quotidiana. 

5)L’ istruzione come pietra angolare della creazione di una cittadinanza europea. Chiediamo una crescente cooperazione tra i sistemi formativi ed educativi e i differenti curricula, con particolare attenzione ai programmi e ai contenuti per poter creare una vera e attiva cittadinanza europea e rafforzare ulteriormente la cooperazione attraverso il processo di Bologna.

6)L’educazione non formale e informale come mezzo di realizzazione personale e professionale.

Bisogna affrontare urgentemente il problema della mancanza di riconoscimento degli studi non formali e informali. Nonostante i progressi fatti negli ultimi anni nell’implementare le raccomandazioni del Consiglio sulla validazione degli studi non formali e informali entro il 2018, fornire un vero accesso, riconoscimento e supporto finanziario rimane una grande sfida specialmente per i gruppi più svantaggiati che necessitano di un accesso prioritario alla validazione. Noi chiediamo di formulare una strategia europea volta a creare un quadro comune per il riconoscimento degli studi informali e non formali per facilitare la creazione di procedure nazionali in materia e per poter raggiungere un più vasto numero di persone.

7)L’ istruzione come fattore abilitante all’interno di un mondo digitale. Consci delle sfide che nasceranno dalle evoluzioni tecnologiche e digitali, fra cui il processo di apprendimento che deve tener conto delle dimensioni miste di apprendimento virtuale e apprendimento in classe, noi supportiamo l’integrazione della strategia digitale in tutti processi educativi e formativi, posizione che abbiamo espresso nel report sull’Istruzione nell’era digitale.

 In questo ambito, dobbiamo continuare la nostra battaglia politica nei prossimi anni, seguendo i nostri obiettivi strategici:

  1. a) Educazione all’Europa, sia dentro che fuori dalle aule per rafforzare la nostra comune cittadinanza europea con riguardo per la responsabilità personale e collettiva e la partecipazione attiva, riconoscendo le competenze formali, informali e non formali. Insistiamo sull’importanza di competenze chiave quali la creatività, l’imprenditorialità e il volontariato così come la solidarietà, il dialogo interculturale e interreligioso, soprattutto alla luce delle numerose crisi umanitarie e dei flussi migratori.

Come sottolineato nel report Apprendere l’UE a scuola, vogliamo che nei curricula scolastici venga dato spazio all’insegnamento della storia europea, all’educazione civica europea e all’appartenenza a diversi patrimoni culturali, sia materiali che immateriali.

  1. b) Migliorare la qualità e la completezza dei sistemi di istruzione e formazione, come sottolineato nel report Education and Training 2020 (ET2020), in risposta alle nuove sfide sociali e occupazionali.

Crediamo che un approccio interdisciplinare aiuterebbe a superare l’attuale squilibrio fra le competenze presenti e i lavori richiesti. Noi chiediamo una maggiore inclusione e invitiamo quindi gli Stati membri ad aumentare le borse di studio e le altre opportunità per gli studenti, specialmente per quelli con disabilità o provenienti da comunità emarginate. Evidenziamo la necessità di valorizzare le eccellenze rafforzando le collaborazioni e il dialogo tra i sistemi educativi nazionali attraverso standard quantitativi e qualitativi dell’area UE/OCSE.

Siamo determinati a sviluppare una cooperazione con gli operatori dell’istruzione formale e non formale, a creare una maggiore coerenza fra le reti di formazione e l’istruzione terziaria, a spostare il paradigma educativo da STEM a STEAM (includendo anche le arti e mettendole in contatto con le scienze, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica) e a potenziare la ricerca in materie di pedagogia e di istruzione così come nel campo delle scienze sociali e delle materie umanistiche.

Chiediamo un coraggioso supporto alla cooperazione fra l’insegnamento e la ricerca nel quadro del programma Horizon Europe, delle doppie lauree e dottorati, delle università europee e dei centri di formazione di eccellenza, così come l’uso delle nuove tecnologie per facilitare l’accesso e la fruizione del patrimonio culturale europeo anche alle persone con disabilità.

Vogliamo che tutti abbiano accesso a internet e che venga garantita una connessione più veloce a tutte le scuole all’interno dell’UE. Dobbiamo rivendicare Internet come un bene pubblico e promuovere l’istruzione digitale e ai media al fine di combattere le fake news e gli abusi online.

  1. c) Accelerare la creazione di uno Spazio europeo dell´istruzione, al fine di garantire a tutti un accesso a un’istruzione e a una formazione inclusive e di qualità, per rendere effettiva la libertà di movimento delle persone, dei lavoratori e degli studenti all’interno dell’UE, per promuovere l’europeizzazione e l’internazionalizzazione dei curricula di insegnanti e studenti e aumentare le loro possibilità di spostamento anche attraverso l’automatico mutuo riconoscimento dei diplomi e dei periodi di studio all’estero.

Ci impegniamo fortemente a realizzare quanto prima la e-Card europea per gli studenti, per dar forma a un diritto allo studio veramente europeo: in raccordo con i rilevanti stakeholder, essa permetterà agli studenti di identificare il loro status e CV e ne agevolerà la mobilità a livello europeo, anche grazie a facilitazioni per accedere a servizi culturali, alloggi e servizi educativi in tutta Europa.

  1. Cittadinanza europea, politiche giovanili e sport

 Le nuove generazioni europee vivono la loro doppia cittadinanza nazionale ed europea in modo naturale e intuitivo. Tuttavia, come sottolineato nella nostra Strategia dell’UE per la gioventù, i giovani europei aspirano a poter esercitare concretamente il loro diritto a un’effettiva partecipazione. Per questo ci battiamo per poter dare loro maggiori opportunità nel nuovo programma Erasmus+ 2021-2027, chiedendo una triplicazione del precedente budget e un approccio che integri istruzione e praticantato.

Grazie al Gruppo S&D, oggi i giovani possono accedere alle risorse europee attraverso la Garanzia Giovani, un progetto che offre opportunità di lavoro e di tirocinio ai giovani e che dal 2014 supporta 10 milioni di cittadini europei, con particolare attenzione a chi è disoccupato e non sta completando un percorso di studi né un periodo di tirocinio (NEETs). Abbiamo inoltre chiesto di iniziare un progetto per la Garanzia per la povertà dei bambini che affronti tutti gli aspetti multidimensionali della povertà.

1) Corpo europeo di solidarietà. Ci siamo battuti per poter offrire ai giovani tra i18 e i 30 anni una preziosa opportunità, allo scopo di promuovere una cittadinanza europea attiva e basata sulla solidarietà. Si tratta di uno strumento concreto per rispondere ai bisogni della società con empatia e per promuovere lo sviluppo personale, civico e professionale dei giovani, anche nel contesto delle varie crisi umanitarie. Ci stiamo battendo perché queste attività guardino al volontariato come mezzo per vivere una concreta esperienza di cittadinanza europea. Esse vogliono essere opportunità inclusive con valenze formative e di occupabilità nell’ambito del no profit.

2) La cittadinanza europea non è supportata solo da tutte le azioni dell’UE nelle varie politiche, ma è anche promossa attraverso programmi dedicati, quali il programma Europa per i cittadini che ci aspettiamo diventi il programma Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori nel periodo 2021-2027. Insistiamo sulla necessità di puntare a una cittadinanza attiva, che si esprima sia in azioni piccole di associazioni locali, sia in attività di gruppi organizzati di cittadini al fine di ricordare il nostro comune (e talora difficile) passato e promuovere una vera dimensione europea di convivenza e accoglienza, una partecipazione sociale e civica alla democrazia dell’Unione e l’impegno dei cittadini nella società. Per questo chiediamo di raddoppiare i fondi per lo Strand “Cittadinanza attiva” di questo programma, raggiungendo quota mezzo miliardo di euro, equivalente a meno di un euro per ogni cittadino europeo.

3) Siamo consapevoli del valore sociale dello sport, specialmente dello “sport di base”, e del suo ruolo nella promozione dell’inclusione sociale delle persone più svantaggiate, fra cui migranti e rifugiati, così come nella promozione di uno stile di vita sano, della correttezza e dell’onestà e nella lotta contro la violenza di genere. Riaffermiamo il nostro sostegno alle associazioni sportive per un giusto riconoscimento del ruolo dello sport nei programmi scolastici e per la cooperazione tra le scuole e le associazioni sportive. Inoltre, ci teniamo a sostenere gli atleti che intraprendono una doppia carriera, aiutandoli a conciliare sport e studi e promuovendo le opportunità professionali nello sport.

 A livello internazionale abbiamo chiesto all’Europa di ratificare e di esortare gli Stati membri a ratificare a livello nazionale importanti misure internazionali a favore dello sport, come ad esempio la convenzione sulle combine sportive, la convenzione anti doping e la convenzione sulla sicurezza in occasione di incontri calcistici e altri eventi sportivi.

  • Cultura e creatività

Stiamo vivendo un periodo complicato, segnato da diverse crisi, dove il senso di appartenenza al progetto europeo è minacciato dalla diffusione di nazionalismi e di populismi. Investire in conoscenza e cultura e dedicare un anno alla riscoperta e alla valorizzazione della ricchezza e della diversità culturale europea, al dialogo interculturale e interreligioso, è il mezzo più efficace e sostenibile per costruire ponti di comprensione reciproca e abbattere i muri dell’indifferenza e dei conflitti.

Il nostro gruppo S&D si batte da tempo affinché la cultura e l’istruzione vengano inserite fra i principi alla base del pilastro europeo dei diritti sociali, proclamato a seguito del vertice sociale di Göteborg. Bisogna infatti ricordare che l’accesso alla cultura è un diritto umano.

Nel corso di questo mandato, il Gruppo S&D nella Commissione Cultura e istruzione ha continuato a svolgere un ruolo guida nella formulazione di una politica europea per la cultura più coerente, grazie anche al prezioso lavoro dei nostri relatori. Abbiamo insistito per abbandonare l’approccio “per sylos” delle politiche di settore, per abbracciare un approccio olistico in tutti i campi di policy europea e riaffermare il valore intrinseco della cultura e della creatività.

Il nostro impegno politico ha prodotto importanti risultati, come la Nuova agenda europea per la cultura, che stabilisce il quadro strategico pluriennale nel campo della cultura e della creatività, l’Anno europeo del patrimonio culturale e il suo Piano d’azione che conterrà il lascito culturale di quest’anno con attività dedicate alla valorizzazione dei giovani, al dialogo interculturale, alla governance orizzontale, a più livelli e multilaterale e una nuova linea di finanziamenti per il prossimo programma Europa Creativa.

1)Il patrimonio culturale come risorsa per l’Europa. La proclamazione del 2018 come Anno europeo del patrimonio culturale è stato un grande successo per il nostro Gruppo S&D.

Esso riflette un atteso passo avanti verso un approccio integrato al patrimonio culturale europeo e verso la visione comune che il patrimonio culturale (materiale e immateriale, paesaggistico e digitale) sia una risorsa preziosa per l’inclusione sociale, per l’innovazione sociale, per la new economy e la digital economy, per il lavoro di alta qualità, per la cooperazione internazionale, per lo sviluppo sostenibile e, infine, per l’identità europea.

Crediamo che questa iniziativa possa aiutare notevolmente a definire le priorità di una politica sul patrimonio culturale, che è ora un nuovo elemento del prossimo programma Europa Creativa 2021-2027.

Dopo due guerre mondiali, ci si è chiesti se fosse possibile scrivere una storia comune d’Europa. Benché delineare una storia comune risulti essere un compito estremamente complesso, noi crediamo fermamente che gli elementi per una vera unità ci siano e che risiedano nella nostra comune cultura, filosofia, religione, arte e soprattutto nello sviluppo di uno spazio europeo, come iniziato durante il secolo scorso. Il lascito dell’Anno europeo del patrimonio culturale e ciò che ne seguirà devono essere volti a una migliore accessibilità e partecipazione per tutti i cittadini, in particolare per i giovani, così come alla protezione del patrimonio culturale, alla promozione dell’innovazione e della sostenibilità in questo importante settore.

2)La cultura per riunire l’Europa. Benché le politiche culturali rientrino principalmente fra le competenze degli Stati membri, negli ultimi decenni si è sviluppata una politica culturale europea con lo scopo di sostenere progetti transnazionali, la mobilità degli artisti, i professionisti della cultura e gli artisti e di incoraggiare la formazione di network, i partenariati, le coproduzioni, l’accesso ai mercati e la formazione. crediamo molto nell’obiettivo della Convenzione di Faro del 2015, dove è stato sancito il diritto di ognuno di accedere e beneficiare del patrimonio culturale e di contribuire al suo arricchimento.

Europa Creativa, il programma pluriennale per i settori culturali, creativi e audiovisivi, connette oggi a livello europeo una grande comunità nei settori del cinema e dell´audiovisivo, dello spettacolo, dei musei e delle gallerie d’arte, dei festival, dell’architettura, dell’editoria e della musica (a cui è stata dedicata per la prima volta una specifica linea d’azione all’interno del programma). A questo programma sono stati però concessi fondi molto bassi e chiediamo per questo di raddoppiare il budget precedente.

Crediamo che i talenti europei, specialmente le giovani generazioni, debbano poter circolare e far circolare liberamente le loro opere, avere l’opportunità di lavorare a coproduzioni ed essere ulteriormente sostenuti in vista del attuale mancanza di fondi che causa una grave perdita in termini di opportunità.

3)La cultura per un´Europa globale. L’Europa, con la sua cultura multiforme, svolge un ruolo chiave a livello globale nel dialogo interculturale, promuovendo i suoi valori fondamentali e democratici, come abbiamo sottolineato nel nostro report sul ruolo del dialogo interculturale, della diversità culturale e dell’istruzione nel promuovere i valori fondamentali.

La cultura svolge anche un ruolo chiave nelle relazioni internazionali. I tempi sono maturi perché l’Europa giochi un ruolo maggiore nello scenario internazionale e per condividere obiettivi che premino le nostre eccellenze a livello internazionale, come sottolineato nel report Verso una strategia dell’Unione europea per le relazioni culturali internazionali e come ribadito nel nuovo Strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale.

Abbiamo contribuito molto a delineare la nuova strategia per le relazioni culturali internazionali dell’UE e abbiamo lavorato a norme rigorose sull’importazione di beni culturali (trattati per la prima volta dalla legislazione dell’UE), specialmente al fine di proteggere i beni provenienti da aree in situazioni di conflitto, riconoscendo la distruzione del patrimonio culturale come crimine di guerra e crimine contro l’umanità.

Siamo inoltre determinati a promuovere la mobilità dei professionisti della cultura, degli artisti e del personale delle istituzioni culturali. Vogliamo aprire la strada a una migliore comprensione in futuro delle sfide che devono affrontare le nostre istituzioni culturali e chi vi lavora.

Abbiamo evidenziato l’importanza della mobilità internazionale per artisti e professionisti della cultura, dell’approccio interpersonale, e del ruolo del network degli Istituti di cultura dell’Unione europea (EUNIC) e dell’inclusione della cultura, dell’istruzione e della ricerca in tutti gli accordi bilaterali firmati dall’UE.

4) La cultura come motore di crescita sostenibile. Riconosciamo il valore intrinseco dell’arte, della cultura e della creatività come esercizio della libertà di espressione, ma siamo altrettanto consapevoli dell’importanza strategica, sociale ed economica delle industrie culturali e creative e dei settori legati ai territori locali e che sono perciò meno soggetti alla delocalizzazione internazionale e che offrono lavoro a 12 milioni di persone. Il loro sviluppo, la loro promozione e protezione e un adeguato finanziamento favoriscono la competitività e permettono loro di esprimere il loro potenziale in termini di creazione di lavoro e crescita, come abbiamo ricordato nella nostra relazione su una politica dell’UE coerente per le industrie culturali e creative.

 Crediamo che sia necessario esplorare ulteriormente e con sguardo internazionale il potenziale delle industrie e dei settori culturali e creativi al fine di ottenere una crescita sostenibile in particolare nel campo del turismo, anche attraverso gli Itinerari Culturali che hanno riscosso enorme successo fra le nostre regioni.

5) La cultura nell’ambiente digitale.

La revisione della Direttiva sui servizi di media audiovisivi è entrata in vigore. Questa aggiorna le regole sui servizi media audiovisivi in Europa allo scopo di raggiungere una situazione più equa in tutti i campi del “play-out” dei contenuti, live o on-demand, su ogni piattaforma e compresi i social media. È stato perciò necessario allineare le norme sulla pubblicità online e offline. I fornitori di servizi media audiovisivi devono prendere misure appropriate a combattere i contenuti che incitano alla violenza, all’odio razziale e religioso e alle azioni di terrorismo, con particolare attenzione alla protezione dei minori e dei consumatori e all’accessibilità per le persone disabili. Tutti gli altri fornitori devono organizzare le proprie piattaforme di conseguenza in modo che risultino adatte ad adulti e minori e devono intervenire appena vengano a conoscenza di contenuti che potrebbero essere problematici sotto i citati aspetti, adottando strumenti trasparenti e che facilitino la fruizione delle informazioni.

Al fine di sostenere la diversità culturale e linguistica, siamo riusciti ad assicurare che almeno il 30% dei contenuti delle piattaforme video on-demand (VOD) sia di carattere europeo. Inoltre ai fornitori VOD viene richiesto di contribuire allo sviluppo di produzioni audio-video europee, investendo direttamente nei contenuti o contribuendo ai finanziamenti nazionali. Infine vogliamo norme eque che promuovano la creatività e la qualità all’interno del settore audio-video europeo.

Abbiamo lavorato al trattato di Marrakech allo scopo di permettere alle persone non vedenti, ipovedenti o con altre difficoltà visive di accedere alle pubblicazioni e attraverso il nostro lavoro siamo riusciti a migliorare significativamente l’accessibilità dei testi online.

Nella nuova versione della direttiva sul copyright, attualmente in fase di trattative in Commissione e nel Consiglio, il Gruppo S&D all’interno della Commissione per la cultura e l’istruzione si è particolarmente battuto per assicurare che artisti, creatori di contenuti, attori, editori e giornalisti vengano pagati per il loro lavoro quando i loro contenuti vengono usati da piattaforme di condivisione. In questo modo abbiamo affermato a livello europeo il principio di giusta e adeguata retribuzione.

6)La cultura come investimento.

Per sostenere le industrie culturali e creative, crediamo sia cruciale garantire l’accesso ai prestiti, in particolare alle piccole e medie imprese (SMEs). Crediamo sia necessario permettere agli imprenditori del settore culturale e creativo di sviluppare le competenze necessarie a valutare i rischi derivanti dall’assenza di garanzie concrete e da un’eccessiva dipendenza da beni immateriali.

Per questo è importante espandere la gamma di strumenti finanziari disponibili per le micro imprese e le SMEs attraverso modelli innovativi di finanziamento come il microcredito, il crowdfunding, contributi rimborsabili, investimenti in capitale di rischio, e fondi per il venture capital.

In questo contesto, ci siamo battuti per far sì che la proprietà intellettuale venga riconosciuta dalle banche come una garanzia e per aprire sia l’attuale Fondo europeo per gli investimenti strategici sia il nuovo strumento InvestEU ai settori culturali, creativi e audio-video attraverso una migliore interazione con il progetto Europa Creativa e tenendo conto delle specificità dell’attuale strumento di garanzia.

  • A partire da questi successi, continueremo la nostra battaglia politica nei prossimi anni seguendo i nostri obiettivi strategici:
  1. a) Integrare la cultura in tutti i campi di policy dell’Unione europea. La cultura non deve essere inclusa solamente nei programmi pluriennali dell’Unione europea, ma deve essere posta al centro del progetto politico europeo per riflettere il suo contributo trasversale nei vari ambiti di policy, come dimostrato dall’Anno del patrimonio culturale europeo.

Vogliamo sostenere in particolare la ricerca nelle materie artistiche e umanistiche e il riconoscimento delle istituzioni culturali come principali operatori in questo campo insieme agli enti che offrono opportunità nel campo dell’istruzione. La cultura gioca un ruolo decisivo nello sviluppo sociale e regionale ed è anche l’elemento chiave per creare comunità locali più coese e inclusive, come abbiamo sottolineato nel nuovo Fondo Sociale Europeo (EFS+), nel Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (ERDF), e nel programma INTERREG per la cooperazione tra regioni dell’Unione europea.

  1. b) Supportare i settori culturali creativi e i professionisti in questi settori, offrendo agli artisti, agli operatori culturali e agli artigiani condizioni di stabilità e sicurezza sociale e un sistema di tassazione trasparente. A questo scopo stiamo lavorando alla creazione di un Osservatorio europeo indipendente per i settori culturali e creativi.

Vogliamo supportare i giornalisti, la libertà di espressione, il pluralismo, l’alfabetizzazione mediatica e l’oggettività nei media e vogliamo anche espandere la mobilità europea e internazionale degli artisti chiedendo agli stati membri di semplificare le loro procedure rispetto ai visti per gli artisti.

Crediamo che le sinergie fra i programmi di settore, quali InvestEU e Horizon Europe, debbano permettere agli operatori nei settori culturali e creativi di trarre beneficio dalle possibilità di finanziamento e di accedere ai finanziamenti grazie a specifiche linee a loro dedicate al fine di sostenere e sviluppare questi settori includendo le SMEs, le micro imprese e le imprese sociali.

  1. c) Accelerare l’integrazione della cultura e della creatività nel nuovo ambiente digitale. Crediamo fermamente di dover accettare la sfida digitale che il presente ci impone e di dover lavorare con lungimiranza per conciliare le nuove tecnologie e la cultura, sostenendo ad esempio l’interazione tra la ricerca e la cultura, il ruolo della realtà aumentata nel migliorare l’accessibilità alla cultura e il contributo dei videogiochi all’interno di contesti educativi e narrativi.

Dobbiamo riflettere inoltre su come trovare il giusto equilibrio fra automazione e aspetti sociali e fra tecnologie digitali ed esperienza umana. Ciò richiede una strategia per sviluppare competenze per l’occupabilità così da dare ai cittadini la possibilità di trarre vantaggio dalla digitalizzazione tramite programmi di lifelong learning, con particolare attenzione ai lavori di qualità e alla promozione del benessere.

Conclusioni

Crediamo che l’istruzione e la cultura siano elementi essenziali di un approccio “dal basso verso l’alto” all’attuale costruzione di un’Unione europea coesa. Istruzione e cultura sono anche potenti mezzi per generare benessere e coesione sociale e per rafforzare il dialogo interculturale e le relazioni internazionali. Riteniamo vitale che l’Unione europea si impegni al massimo per sviluppare un senso di rispetto verso tutte le lingue e le diverse tradizioni e per migliorare ancora gli eccellenti risultati ottenuti a livello internazionale.

Noi crediamo e invitiamo a un rafforzamento del processo di integrazione europea.

 Come gruppo S&D siamo pronti ad affrontare la sfida ambiziosa di una riforma ai trattati, che richiede l’unanimità di tutti gli stati membri, così da fornire all’UE delle reali competenze nell’ambito dell’istruzione e della cultura. In un periodo di scetticismo, il nostro attivismo politico coraggioso e lungimirante è la giusta e necessaria via da seguire. Solo restando uniti possiamo raggiungere i risultati migliori per tutti i cittadini europei.

Per avere successo dobbiamo incoraggiare il senso di responsabilità comune di tutte le parti interessate.  l’attuazione/adozione di ogni quadro legislativo deve essere fatta di comune accordo con gli stati membri e nel pieno rispetto delle loro competenze, tenendo conto delle diverse situazioni all’interno di ogni stato membro.

Insistiamo nel condividere le buone pratiche adottate dagli stati membri e insistiamo sulla necessità di lavorare insieme al fine di diffonderle fra i Paesi dell’Unione europea. Poiché non esiste un modello perfetto, solo la cooperazione, lo scambio di buone pratiche e una riflessione comune fra le parti interessate (comprese le società civili, enti no-profit, le imprese e i governi) volti a creare un legame fra la cultura, la ricerca e la cittadinanza, possono portare risultati e generare valore aggiunto.

L’istruzione e la cultura sono alla base di ciò che ci rende europei. Per questo vogliamo rafforzare una cittadinanza e un’identità europea solida e resiliente promuovendo la cultura e l’istruzione attraverso i valori europei, segnalando che non vi è contraddizione fra diversità culturale e valori comuni.

Attraverso il patrimonio culturale e la riforma dei sistemi scolastici, invitiamo a costruire ponti di comprensione reciproca abbattendo i muri dell’indifferenza e prevenendo i conflitti.

Vogliamo una società basata sull’inclusione sociale e la comprensione interculturale.

Vogliamo rendere i principi e i valori della democrazia culturale una realtà per tutti i cittadini.

Vogliamo che l’Europa sia più vicina ai cittadini e che i cittadini siano più vicini all’Europa e siamo pronti a batterci per i principi fondanti dell’Unione.

 Crediamo che la nostra diversità culturale e la nostra visione per un’Europa migliore possano dare una spinta decisiva alla costruzione di un futuro comune e prospero.

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