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Silvia a Villaggio solidale: “Non perdiamo il buono che c’è in Italia”

benecomune ritSilvia Costa, parlamentare europea, ha parlato al seminario “Volontariato e bene comune”, per dichiarare non ufficialmente Villaggio Solidale la data d’inizio dell’anno europeo del volontariato in Italia, le cui data ufficiali, al contrario, non sono ancora state stabilite.

“Non perdiamo quello che di buono c’è attualmente in Italia
– ha detto l’on. Costa – dove il dono rimane un dato culturale importante”. La Costa, con un occhio all’intera situazione europea in virtù della sua posizione, ha osservato come i vent’anni della legge sul volontariato caratterizzino un paese in cui a tutt’oggi la medesima legislazione resta un esempio non facilmente superato in Europa.

Autonomia, gratuità, libertà sono le caratteristiche che contraddistinguono il soggetto della regolamentazione della 266/91, con modalità di implementazione che hanno sottratto il volontariato all’anonimato e gli hanno dato i mezzi per camminare sulle proprie gambe.

“Si pensi all’idea di far finanziare il volontariato dalle fondazioni bancarie, allora ancora casse di risparmio – ha ribadito Costa – una linea che continua ancora oggi in Italia ma non dappertutto in Europa”.

La speranza è che l’anno europeo sfoci in un libro bianco del volontariato, di cui c’è sempre più bisogno per mettere insieme e confrontare i sistemi giuridico-legislativi su questo tema, e addivenire un domani ad una convergenza all’interno dell’Unione della fiscalità, della formazione, delle competenze. Si arriverà, sperabilmente, alla possibilità di far contare nel proprio curriculum anche una competenza non meramente tecnica.

“Esiste certo un rischio forte di strumentalizzare il volontariato – ha fatto riferimento Costa all’intervento di Zamagni – ma non vorrei che le due concezioni si escludessero a vicenda; esistono livelli di servizio che dovremmo interpretare in modo più sfumato che nell’ottica del volontariato duro e puro volto esclusivamente all’advocay e al counseling”.

Le statistiche europee rivelano che il modo di concepire cosa è volontariato varia molto attraverso l’Unione: un esempio è lo sport, che altrove è considerato tutto o quasi nel volontariato. L’Europa viaggia a due o anche tre marce: l’est, che esce dallo statalismo, ha il riconoscimento dell’associazionismo solo a partire dall’89, il che spesso vuol dire dopo il 2000.

Queste realtà hanno bisogno di attivare collaborazioni e canali, ma anche molto da dare in tema di innovatività e peculiarità delle buone pratiche. L’Europa si sta muovendo rapidamente su questo tema e su quello più generale dell’economia sociale, recentemente riconosciuto come un settore indispensabile alla costituzione di un vero mercato unico.

Michele Barghini

L’articolo è tratto dal webmagazine “volontariato.info”

La foto è di Valentina Pardi

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