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“L’Europa va avanti ma il Lazio non ha ancora assessore all’Istruzione”

Silvia al forum istruzione 2010 PdEcco il testo dell’intervento di Silvia Costa ai lavori del primo seminario del Forum dell’Istruzione organizzato dal Partito democratico a Palazzo Spirigliosi a Roma.

Nel momento in cui l’UE lancia la strategia “Europa 2020” puntando sull’innalzamento dei livelli di istruzione e di formazione, sul maggior collegamento con il lavoro e sulla acquisizione delle competenze necessarie a una nuova occupazione di qualità in settori strategici e sull’innovazione, il Governo italiano taglia 8 miliardi di euro e 140 mila posti in tre anni nella scuola e nell’università, adotta riforme finalizzate a ridurre le spese in istruzione, abbandona il campo della formazione professionale lasciandola alla iniziativa dei privati, rinuncia all’educazione degli adulti e non mette un euro in più per l’aggiornamento dei docenti, per il diritto allo studio, per l’edilizia scolastica e per i laboratori. E il federalismo fiscale applicato all’istruzione, in una logica per cui questa è solo un costo e non un investimento, aggraverà la divaricazione tra Centro-Nord e Sud.

Eppure sappiamo che in Italia la strategia di Lisbona 2010 ha visto mancare alcuni fondamentali obiettivi quali la riduzione della dispersione scolastica (8 punti superiore all’obiettivo europeo del 10%), la formazione continua (7,5 contro l’obiettivo europeo del 12,5), l’allineamento delle competenze alle esigenze del mercato del lavoro, il numero dei laureati (pur cresciuto), la disoccupazione giovanile che, anche per la crisi e la mancanza di adeguato welfare, tocca un giovane su tre.

Ma invece di puntare su una coerenza tra obiettivi di sviluppo, di innalzamento dei livelli delle competenze,coesione sociale e di competitività , si dimentica nel cassetto la strategia Industria 2015,si dimentica il DDL già approvato in Conferenza Stato Regioni sul diritto all’apprendimento permanente, si praticano tagli lineari di risorse e personale su realtà molto disuguali e si lascia sulle spalle di regioni ed enti locali oneri crescenti di integrazioni, a finanze fortemente decurtate.

La conferenza del Pd è un’occasione preziosa per ascoltare il mondo della scuola e condividere una proposta politica coerente sull’istruzione e sulla formazione a partire dalla restituzione del valore alla educazione, alla centralità degli studenti, al ruolo dei docenti, mortificato e svilito da un Governo nemico della scuola. Ma deve essere anche un’occasione per dare un’orizzonte europeo alla nostra scuola.

Oggi in Europa la sfida di una scuola che punti alla qualità e all’inclusione significa realizzare un efficace sistema di valutazione del servizio scolastico, con indicatori condivisi e confrontabili con gli altri Stati membri, e insieme riaffermare il diritto di cittadinanza della e nella scuola pubblica, ovvero statale e paritaria, per gli studenti con difficoltà o con disabilità, potenziando forme di sostegno, nonché per gli studenti immigrati, riattivando la strategia dell’interculturalità in un Paese che sta mettendo in discussione leggi e approcci pedagogici che l’hanno visto pioniere in Europa.

L’Unione europea sta affrontando con varie misure la crisi finanziaria e occupazionale. In questo campo dobbiamo inserirci sia nella nuova strategia di sviluppo e coesione sociale EUROPA 2020 ,sia con la riforma dei Fondi strutturali 2013/2020 ,che saranno molto più condizionati alla effettiva adozione da parte degli Stati membri di politiche di ammodernamento dei sistemi di istruzione e formazione, di misurabilità dei risultati, di esiti certificabili in termini di conoscenze e competenze chiave, di nuova occupazione di qualità, di garanzia di pari opportunità nel conseguimento di qualifiche per la mobilità dei giovani in Europa, anche attraverso i nuovi programmi Erasmus apprendisti e Erasmus giovani imprenditori.

Consentitemi un’ultima considerazione. Nella precedente Giunta regionale avevamo condiviso un obiettivo: fare del Lazio una regione più europea e per questo avevamo voluto il coordinamento delle politiche dell’istruzione, formazione e lavoro in Conferenza Stato Regioni.

Come ex assessore devo esprimere tutta la mia preoccupazione per la mancata nomina, a tutt’oggi, dell’assessore all’istruzione e per il sostanziale abbandono e definanziamento delle politiche che avevamo attivato nella passata Giunta per la prima infanzia (3 milioni per la generalizzazione della scuola materna anche in convenzione, le sezioni primavera, le assistenti materne), per il diritto allo studio (20 mila borse agli studenti universitari, 4 milioni per assegni di studio per indigenti e meritevoli nella scuola, 3 milioni per il comodato d’uso dei libri scolastici), per un ulteriore potenziamento di percorsi triennali finalizzati al recupero di ragazzi usciti prematuramente dalla scuola consentendogli di arrivare ad una qualifica professionale o di conseguire un diploma, per l’accordo di programma con le Province e le ASL per l’inserimento degli studenti con disabilità, per la formazione in apprendistato e l’integrazione dei sistemi di formazione e istruzione, per i Poli in istruzione e formazione tecnica superiore, per l’educazione degli adulti.

E’ questa l’attenzione alla scuola della Presidente Polverini?

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