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Matera 2019, Costa (Pd): Non solo Capitale della cultura ma soprattutto Capitale europea

L’europarlamentare Pd ha anche annunciato ad Agcult che sarà il nuovo Parlamento europeo, dopo le elezioni di maggio, a organizzare la delegazione ufficiale che si recherà in visita a Matera

L’attenzione del mondo della cultura si è accesa sul significato dell’assegnazione a Matera del riconoscimento di Capitale europea della cultura. Dopo che nei discorsi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli è emerso il valore di riscatto del Sud, anche Silvia Costa, europarlamentare Pd, ha raccontato ad AgCult le sue impressioni su Matera Capitale europea della cultura 2019.

A Matera, prima città italiana del Sud ad essere Capitale europea della cultura, “ho ascoltato come mai nella mia vita l’Inno alla gioia, come una specie di colonna sonora. Possiamo quindi dire che la colonna sonora di Matera è stato l’Inno alla gioia”, ha dichiarato Silvia Costa. “Mi fa molto piacere perché non è sempre così, nelle altri capitali europee della cultura che ho visto nei vari paesi dove sventola sì la bandiera europea, se ne parla nei dibattiti ma dove non ho percepito lo stesso sentire che ritrovo qui a Matera. Tutte le case e gli spazi pubblici vedono la bandiera europea e trasmettono questo grande senso di orgoglio”.

L’europarlamentare Pd ha anche annunciato che una delegazione ufficiale della Commissione cultura del Parlamento europeo sarà impegnata in una visita a Plovidv, seconda Capitale europea della cultura per il 2019, nel mese di febbraio. Sarà invece il nuovo Parlamento a organizzare la delegazione che si recherà in visita ufficiale a Matera, dopo le elezioni di maggio.

MATERA: NON SOLO CAPITALE DELLA CULTURA MA SOPRATTUTTO CAPITALE EUROPEA

Cosa significa per Matera il riconoscimento assegnato per il 2019? “Matera ha visto questo come riconoscimento forte non solo per se stessa – rimarca l’europarlamentare Costa – ma anche per il Sud, una specie di riscatto e di orgoglio del senso di appartenenza all’Unione Europea che, in tempi di Brexit, è un grande messaggio. Non soltanto perché la città è la Capitale della cultura ma perché è Capitale europea e rappresenta un comune sentire europeo. Questo è il senso della cittadinanza europea, a mio giudizio, un elemento che gioca molto in termini culturali”.

MATERA, PERIFERIA IN ITALIA MA NON IN EUROPA

Il comune sentire europeo che si respirava per le strade di Matera nei giorni scorsi porta Silvia Costa ad evidenziare come “Matera e la Basilicata hanno storicamente un rilievo europeo, anche per la presenza nel Parlamento europeo del lucano Emilio Colombo (presidente designato dell’istituzione dal 1977 al 1979, ndr)”. Questo, secondo Costa, “non è un caso perché ho sempre visto la Basilicata come una regione che, forse in Italia sì, ma non si è mai sentita periferia in Europa perché ha avuto sempre una classe dirigenti di giovani amministratori allevati a sapere che esisteva la possibilità di attingere ai fondi europei, di avere una dimensione europea nelle proprie politiche, che si è sempre sentita connessa. Una regione per cui l’Europa non è mai stata una sovrastruttura”.

LE CITTÀ RUPESTRI E IL FORTE SENSO DI COMUNITÀ

Domenica 20 gennaio sono state inaugurate le due esposizioni di Matera Capitale europea della cultura 2019: Ars Excavandi di Pietro Laureano e MATER(i)A P(i)ETRA di Carlos Solito (leggi). Mentre la prima indaga sull’arte e le pratiche di scavo che hanno dato luogo ad architetture, civiltà e paesaggi rupestri attraverso i secoli, la seconda pone l’accento su Matera e Petra, siti patrimoni dell’Umanità, permettendo ai visitatori di addentrarsi nei territori della Basilicata e della Giordania per scoprirne le bellezze e le peculiarità del must paesaggistico, artistico, storico e antropologico. “Matera – evidenzia a proposito l’europarlamentare Pd – è stata riconosciuta Capitale europea della cultura perché è emblematica, come lo dimostrano le mostre sulle civiltà rupestri”.

Questo, secondo Costa, “consente la rilettura storica non solo di Matera ma di tutte le città rupestri e di quelle mediterranee, per l’accostamento con Petra, città che sono nate per sedimentazione e in cui la comunità non ha mai interrotto la vita nei Sassi”. È sulla dimensione comunitaria che l’europarlamentare pone l’accento ed in questo senso “mi sembra che la parola insieme e futuro aperto si tengano collegate proprio per questo. Qui ho visto tanti giovani, in una proporzione a cui oggi non siamo abituati. È come se sia riuscito a passare anche qui un messaggio ai ragazzi proprio per la dimensione di relazioni strette, di relazioni sociali che Matera rappresenta”.

Coglie l’occasione per ringraziare Pietro Laureano, curatore della mostra Ars Excavandi, che “ha capito qual era la ratio della costruzione delle città rupestri, quella dell’acqua, e ha saputo ridare un senso alla storia delle stesse”. La conoscenza della storia ha permesso, infatti, secondo Costa, “la sua reinterpretazione e ha aiutato a comprendere come il modo in cui si sono recuperati i Sassi, un modo che è stato indotto e non improvvisato e speculativo”.

MATERA 2019: SVILUPPI FUTURI

Tirando le somme, “il positivo – conclude Costa – è che questo è stato un progetto di popolo che ha avuto e sta avendo degli sviluppi che rimarranno per il futuro”. Tra questi l’hub per la ricerca e l’innovazione tecnologica dedicato alle aziende innovative e alla ricerca, il progetto con le scuole, la riapertura del teatro e la grande occasione del turismo. “Il punto, però, è che su alcuni ritardi si spera che qualcosa possa essere recuperato anche con i fondi strutturali che questa regione ha avuto. Penso al fatto che non esiste ancora una stazione ferroviaria a Matera, ai collegamenti che sono il punto debole. Mi auguro che si colga l’occasione di completare quel progetto molto bello che è quello della metropolitana leggera. Attualmente per arrivare a Matera da Bari ci vuole un’ora e mezza e questo non è sostenibile in una città Capitale europea della cultura”.

La città, prosegue l’europarlamentare, “non deve vivere di B&B ma che deve offrire un’abitabilità maggiore, qualcosa di più da questo punto di vista. Molti giovani tornano a Matera da Bruxelles e, se tornano e decidono di restare, non vanno traditi”. Per ciò, secondo Costa, “vale la pena investire, vanno fatti investimenti sull’occupazione. Questa è la scommessa di Matera, città della cultura”.

I PROSSIMI PASSI DELLA COMMISSIONE CULTURA DEL PARLAMENTO EUROPEO

Matera è anche l’occasione per discutere dei prossimi passi della Commissione cultura del Parlamento europeo prima delle elezioni di maggio. Dopo l’approvazione del nuovo programma “Europa per i cittadini” e del regolamento per la restituzione dei beni trafugati, la Commissione si riunirà martedì 22 gennaio.

Nella seduta, “approviamo il parere, per parte di competenza, sul fondo che riunisce tutte le politiche internazionali dell’Unione Europea”. Si tratta di NDICI (Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument), lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale che sarà gestito dalla Commissione esteri. “Mi sono molto battuta – spiega Silvia Costa ad AgCult -, insieme alla relatrice, affinché venissero inserite nel programma nuove possibilità e forme di cooperazione, nel rispetto dello strumento della diplomazia culturale. Abbiamo proposto l’inserimento, all’interno di ogni accordo bilaterale, del sostegno a progetti culturali, educativi e di ricerca con un’attenzione specifica alla povertà educativa e alla competitività europea dei settori culturali ed educativi anche con la rete degli Istituti europei di cultura”.

La proposta riguarda anche, continua Silvia Costa, la destinazione del 15% dei fondi del programma internazionale “ad azioni di cooperazione con paesi terzi in materia di istruzione, cultura e giovani. Abbiamo previsto di sostenere dialogo interculturale e interreligioso, partnership tra pubblico e privati e di valorizzare i festival. Accordi di questo genere, infatti, portano scambi”.

Silvia Costa cita anche il programma Europa creativa. “Grazie alla diplomazia culturale, il programma è virtualmente aperto a collaborazioni con tutti i paesi, ad esempio i Bric (Brasile, Russia, India, Cina, ndr), attraverso progetti che aprono canali di mobilità. Tutto questo sarà incentivato e potrà avvenire purché fondi aggiuntivi siano messi a disposizione da fondi per la cooperazione”.

(AgCult)

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