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“Made in”: indicare l’origine dei prodotti importati nell’UE

made-in-italy1Il Parlamento ribadisce la richiesta di istituire un regime obbligatorio d’indicazione del paese d’origine per prodotti tessili, abiti, calzature, borse, gioielli, lampade, ceramiche e mobili importati dai paesi extra UE. Ciò consentirebbe ai consumatori di conoscere le condizioni sociali, ambientali e di sicurezza della fabbricazione, e garantirebbe pari condizioni di concorrenza con i partner commerciali che già ricorrono a tale sistema. Va poi di rafforzata la lotta contro le frodi doganali.

Approvando con 529 voti favorevoli, 27 contrari e 37 astensioni una risoluzione comune sostenuta da PPE, S&D, ALDE, Verdi/ALE ed ECR, il Parlamento ribadisce che la protezione dei consumatori richiede norme commerciali trasparenti e coerenti, “che prevedano anche indicazioni dell’origine”.

Invita quindi la Commissione a mantenere inalterata la sua proposta del 2005 riguardo a un regolamento sull’indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi. E a ripresentarla dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, affinché si applichi la ‘procedura legislativa ordinaria’ (codecisione) che pone il Parlamento su un piede di parità rispetto al Consiglio.

La proposta originale, arenata al Consiglio, introdurrebbe nell’UE un regime obbligatorio d’indicazione del paese d’origine a un numero limitato di prodotti importati, quali tessili, gioielleria, abbigliamento, calzature, mobili, cuoio, apparecchi per l’illuminazione, oggetti di vetro, ceramiche, borse e borsette. Secondo i deputati, l’obbligo del “made in” per tali prodotti fornirebbe “un’informazione molto utile per la scelta da parte del consumatore finale”, consentendogli di mettere questi prodotti in relazione con le norme sociali, ambientali e di sicurezza generalmente associate a tale paese.

Il Parlamento ritiene inoltre che le disparità tra le regolamentazioni vigenti negli Stati membri e la mancanza di norme comunitarie chiare in materia danno luogo a un quadro giuridico frammentario. D’altro lato, osserva che parecchi dei principali partner commerciali dell’UE, quali Stati Uniti, Cina, Giappone e Canada, hanno introdotto obblighi di legge in materia di marchio d’origine. Invita quindi la Commissione e il Consiglio a compiere “tutti i passi necessari per assicurare parità di condizioni con i partner commerciali che hanno introdotto obblighi in materia di marchio d’origine”. Esorta inoltre gli Stati membri a tenere un approccio comunitario coerente sulla questione in modo da consentire ai consumatori dell’UE di ricevere informazioni più complete e accurate.

Infine, i deputati chiedono l’istituzione di opportuni meccanismi di vigilanza e di lotta contro la frode in campo doganale e invitano la Commissione a “intervenire energicamente, di concerto con gli Stati membri, per difendere i legittimi diritti e le legittime aspettative dei consumatori ogniqualvolta vi siano prove di un uso fraudolento o ingannevole dei marchi d’origine da parte di importatori e di produttori non UE”.

Qui il testo completo della risoluzione

26 novembre 2009

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