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Stalking, solo in 7 Paesi UE è reato: una raccolta di firme

stalking webAlla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita 21 anni fa dall’ONU, come parlamentari europee vogliamo riaffermare che la violenza contro le donne, in ogni sua forma, viola i diritti umani, la sua dignità di persona, ed è un ostacolo ma anche un sintomo nel difficile processo di pari opportunità tra uomini e donne, e rappresenta anche un problema di salute pubblica, di insicurezza sociale ed ha costi elevati personali e per tutta la società.

Con la raccolta di firme in Parlamento europeo sulla Dichiarazione scritta sulla lotta allo stalking chiediamo alla Commissione europea e agli Stati membri di impegnarsi perchè si vada con urgenza ad una convergenza sul piano giuridico, legislativo e di tutela delle vittime di questa forma di persecuzione e di minaccia che, se non fermata in tempo, porta troppo spesso alla morte di persone, in assoluta maggioranza donne, all´interno di relazioni interpersonali.

Attualmente solo 7 Stati membri hanno una legislazione sullo stalking e altri due dei riferimenti in altre normative, ma ancora nella maggioranza dei Paesi della UE tali forme persecutorie non sono considerate reato e non si offre tutela adeguata e assistenza legale alle vittime.

I dati italiani disponibili sono ancora quelli del 2009, riferiti al primo anno di applicazione della legge (voluta dalla ministro Pollastrini e poi portato a buon fine dalla Carfagna): in sette mesi di applicazione della nuova normativa, al 31 ottobre 2009 erano state denunciate  4.124 persone e arrestate 723. Le vittime sono all’80% donne e 20% maschi, mentre tra gli autori delle violenze l’84% risulta cittadino italiano.

E’ urgente disporre di dati e statistiche analitiche in sede europea anche per verificare l’efficacia delle norme e per realizzare davvero quello spazio giuridico europeo previsto dal Trattato di Lisbona e dal programma di Stoccolma sulla libertà di circolazione in condizioni di sicurezza e di lotta alla criminalità.

Una donna su 4 in Europa subisce violenza fisiche e più del 10% violenze sessuali. Per non parlare della quotidiana offesa e barbarie che sulla immagine delle donne si perpreta nei media, specie italiani.

Per questo nel prossimo mese di marzo sto organizzando a Bruxelles una proiezione del documentario di Lorella Zanardo “Il corpo delle donne”.

Ricordo che ONU e Consiglio d’Europa si sono pronunciate anche con convenzioni sottoscritte dalla maggioranza assoluta degli Stati aderenti contro ogni forma di violenza alle donne.

Il Parlamento Europeo non riduce questo tema alla celebrazione di una sola Giornata: con la risoluzione di un anno fa, il 26  novembre 2009 e poi del febbraio 2010, abbiamo chiesto alla Commissione Europea  una Direttiva sulla prevenzione e la lotta a tutte le forme di violenza (psicologica, fisica e sessuale) e sollecitato gli Stati membri a riconoscere la violenza sessuale e lo stupro, anche all’interno di relazioni matrimoniali e sentimentali, come un crimine.

Si chiede anche agli Stati membri e alla Commissione Europea di raccogliere sistematicamente e in modalità coerenti e confrontabili i dati e le statistiche, oggi non attendibili, episodiche, o basate prevalentemente sulle denunce. Inoltre abbiamo firmato una dichiarazione scritta per dedicare un anno a questo tema.

Ad oggi la Commissione Europea ha prodotto la nuova strategia sulla parità 2010/2015, che dedica a questo un capitolo, e ha presentato la Direttiva sulla tratta, in discussione in Parlamento Europeo e di cui sono relatrice ombra in Commissione Femm.

Ma alla luce del Trattato di Lisbona (contro discriminazioni e violenze contro le donne) e del Programma di Stoccolma, che prevede uno spazio giuridico europeo e il diritto alla libera circolazione delle persone in condizioni di sicurezza e garantendo la lotta alla criminalità, diventa urgente che le istituzioni europee e gli Stati membri accelerino la costruzione di un sistema giuridico e giudiziario più convergente, come è emerso anche ieri nella relazione votata dal Parlamento Europeo e presentata dall’on. Berlinguer.

La recrudescenza delle forme di  stalking  ovvero di violenza interpersonale, di minacce, forme persecutorie, aggressioni e violenze reiterate è allarmante in tutta Europa.  Solo 9 paesi membri,tra cui l’Ítalia per iniziativa legislativa della Pollastrini e poi concluso dalla Carfagna, prevedono il reato di stalking, con diversa graduazione della pena e delle misure restrittive e tutela delle vittime effettive o potenziali.

In molti casi scatta l’ordine di protezione per la persona (in Italia all’80% donne e 20% uomini  e all’85% italiani e 15% stranieri), come anche in altri reati di violenza o di tratta o di abuso.

Ma se non si accelera il riconoscimento di reato in tutta Europa anche grazie alla mobilitazione dell’associazionismo in particolare femminile, alle donne parlamentari e ai media, si rischia che la tutela delle vittime e l’incriminazione dei colpevoli sia a macchia di leopardo, e che in caso di mobilità non si sia protetti in tutta Europa. Per questo l’Ordine di protezione europeo è necessario.

Faccio un appello alla presidenza del Parlamento Europeo perchè si vada avanti superando eccezioni giuridiche e mettendo al centro la persona e la sua tutela nello spazio europeo.

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