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Monti alla Camera sulla politica europea “Dall’Italia ruolo attivo per crescita e stabilità”

Informativa urgente del Governo sugli sviluppi recenti e le prospettive della politica europea

Roma, camera dei deputati, 12 gennaio 2011

 

Mario Monti, presidente del Consiglio dei ministri:

Signor Presidente, onorevoli deputati, vi ringrazio per questa occasione per riferirvi sull’azione di politica europea del Governo. Per noi è fondamentale contare sull’indirizzo e sul contributo del Parlamento e abbiamo già avuto modo di intrattenerci, in precedenti occasioni, anche in quest’Aula, sugli indirizzi della politica europea dell’Italia. Possiamo farlo oggi dopo alcuni passi concreti, mossi lungo le linee che insieme abbiamo individuato e discusso.

È molto importante che vi sia, dietro l’azione del Governo, ma vorrei dire sopra e prima dell’azione del Governo, l’orientamento del Parlamento su questi temi. L’Italia deve giocare un ruolo attivo per contribuire a condurre l’Europa di nuovo sul cammino della stabilità e della crescita – stabilità e crescita – ed è quasi indissociabile l’azione che conduciamo all’interno del Paese con le politiche di risanamento e con le politiche di crescita rispetto all’azione che cerchiamo di svolgere in Europa per spingere quest’ultima sul cammino della stabilità e della crescita.

Ho avuto – come credo sia noto – una serie di incontri al di là di quelli nelle sedi istituzionali europee, l’ultimo dei quali è stato il Consiglio europeo dell’8 e 9 dicembre a Bruxelles. Ho avuto una serie di incontri bilaterali e trilaterali a Parigi con il Presidente Sarkozy il 6 gennaio, ieri a Berlino con la Cancelliera Merkel, e ne avrò altri. Entrambi saranno nostri ospiti a Roma il 20 gennaio. Prima di allora, il 18 gennaio, saremo a Londra per incontrare il Primo Ministro David Cameron e stiamo avendo altri contatti, in particolare con il Primo Ministro polacco Tusk e il Primo Ministro belga Di Rupo. Pag. 3Tutto questo avviene in vista di due appuntamenti molto importanti, previsti il 23 e 24 gennaio a Bruxelles, l’Eurogruppo e l’Ecofin, e il 30. Anzi, è stato anticipato, per motivi tecnici, al 29 gennaio, a Bruxelles, il Consiglio europeo.
L’agenda europea in queste settimane è particolarmente concentrata su due tematiche: una è quella del perfezionamento ulteriore dei sistemi di disciplina di bilancio; l’altra, più nuova e complementare alla prima, sulla quale stiamo particolarmente spingendo, è l’agenda della crescita.
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Noi sappiamo che l’esito del Consiglio europeo dell’8-9 dicembre è stato soddisfacente solo in parte. Gli osservatori e, soprattutto, i mercati finanziari, hanno percepito una timidezza nelle conclusioni relative alla crescita e una certa inadeguatezza del capitolo relativo al rafforzamento dei cosiddetti firewalls, cioè delle munizioni per combattere il contagio finanziario. In quell’occasione è stato deciso dai Capi di Stato e di Governo di varare, al più presto, un accordo o trattato – ma questo non sarà, prevedibilmente, a 27, a causa della non adesione del Regno Unito, e quindi, probabilmente, sarà a 26 – sul cosiddetto fiscal compact, sulla disciplina fiscale. La Conferenza intergovernativa per questo nuovo trattato è in corso ed è in fase avanzata. Il Governo italiano vi persegue tre obiettivi fondamentali.
Il primo è quello di assicurare l’unitarietà e l’integrità del diritto dell’Unione europea e del suo quadro istituzionale, anche promuovendo una rapida futura integrazione del nuovo trattato internazionale in seno ai trattati dell’Unione. Questo è un punto in linea con la tradizione italiana di favorire il metodo comunitario e che sta molto a cuore anche al Parlamento europeo.
Il secondo obiettivo negoziale dell’Italia, rispetto alle norme relative alla disciplina delle finanze pubbliche, è quello di evitare che si introducano vincoli più rigidi, limiti procedurali o ulteriori sanzioni rispetto a quelli già esistenti nell’ambito del Patto di stabilità e di crescita dopo le riforme approvate nel quadro del cosiddetto six pack, approvato dal Consiglio e dal Parlamento solo pochi mesi fa.
In terzo luogo, se l’obiettivo dichiarato di questo esercizio è anche quello di dotare l’unione economica e monetaria di un più solido pilastro economico, è necessario bilanciare le norme relative alla disciplina delle finanze pubbliche con disposizioni volte a promuovere la crescita e le politiche per la competitività, in primo luogo rafforzando l’integrazione economica all’interno del mercato unico.
Vorrei dire qualche parola in più sull’aspetto relativo alla disciplina delle finanze pubbliche che, naturalmente, ci trova molto sensibili, essendo uno dei Paesi in più acuta transizione da una fase, in un passato ormai abbastanza remoto, di Pag. 5indisciplina finanziaria alla fase, che stiamo perseguendo, di forte e coerente disciplina. Ecco, non vorrei che si pensasse che in questa fase si stiano introducendo vincoli ulteriori nella sostanza della disciplina. Della prospettiva, o meglio, dell’obbligo di rientro del rapporto tra il debito pubblico e il PIL dalla situazione in cui ogni Paese si trova attualmente, all’obiettivo del 60 per cento, da farsi in vent’anni gradualmente, a volte si parla sulla stampa come se fosse una nuova decisione da adottare o da respingere, ma non lo è, è già legge europea contenuta nel cosiddetto six pack ed è stata accettata dai Governi – quindi, nel caso italiano, dal Governo dell’epoca -, con negoziati che hanno avuto luogo tra uno e due anni fa. Quindi, non è una nuova introduzione di questo severo, ma fattibile, percorso di rientro.
Così come voi sapete che non è una novità introdotta dal Governo attuale l’obiettivo, già definito con le autorità europee dal precedente Governo, di ridurre a zero il disavanzo pubblico per l’anno 2013, quindi al riguardo ci muoviamo in un quadro di rigore e di continuità.
Quello che d’altra parte abbiamo voluto assicurare – credo di poter dire che ci stiamo riuscendo, ma il 29 e il 30 gennaio avremo maggiori certezze e per noi si tratta di un obiettivo molto importante – è che di quanto deciso un anno fa in materia di six pack, ci siano tutti e due gli aspetti per quanto riguarda il profilo di rientro del debito, ovvero ci sia l’aspetto che venne accettato allora dal Governo italiano della forte e continua diminuzione, quantificata come ho detto, ma ci sia anche l’aspetto per il quale il Governo italiano dell’epoca si era battuto con successo, di avere un quadro qualitativo di criteri di valutazione per l’applicazione concreta di quella prospettiva di rientro.
Quindi voi vedete anche in questo modo, onorevoli deputati, quali sono la strategia e la tattica che dobbiamo seguire in sede internazionale: da una parte, non mettere in dubbio la volontà dell’Italia di stare al gioco europeo della disciplina finanziaria: qualunque convinzione personale si avesse in questo momento sarebbe del tutto irrealistico modificare questo orientamento, che è la stratificazione di decisioni europee prese con il pieno concorso dell’Italia nel corso degli anni. Al tempo stesso, occorre confermare nella realtà e nelle apparenze l’immagine di un Paese maturo che accetta una disciplina finanziaria necessaria e ragionevole e non cedere Pag. 6neanche un millimetro rispetto a quel ventaglio di indicatori più qualitativi, che sono importanti per noi non per eludere lo spirito e la sostanza della disciplina, ma per evitare di cadere prede di un formalismo eccessivo, dato il profilo decrescente davvero molto ambizioso che abbiamo accettato di darci.
Vi pregherei di tenere presente un’altra cosa: credo che in quest’Aula sia superfluo dirlo, ma siccome ognuno di noi trasmette messaggi all’opinione pubblica, bisogna capire, come è nella consapevolezza di tutti loro, che queste dinamiche internazionali sono molto complicate. Ci sono degli aspetti bilaterali, come quello in cui siamo impegnati in questi giorni per costruire posizioni al tavolo europeo. Vedo il Ministro Frattini che ha molta più esperienza di me in tutto ciò, non mancano peraltro in quest’Aula autorevoli personalità che sono state Ministri degli esteri della Repubblica italiana, ne vedo in diversi settori, e saluto anche il presidente D’Alema. Ma non è un viaggio a Berlino o un viaggio a Parigi o una trilaterale con Francia e Germania a Roma che cambiano la decisione europea: sono cose che vanno pazientemente costruite. È facilissimo fare passi indietro nel non avere più la fiducia nel dialogo con questi partner, ma è molto difficile e faticoso fare passi avanti. È quello che stiamo cercando di fare e il concorso e l’appoggio del Parlamento sono ovviamente fondamentali in questo senso.

Pag. 7 Voglio rapidamente concludere, signor Presidente, indicando le ragioni per le quali noi riteniamo che il trattato sul fiscal compact sia importante e sia quasi ancora più importante averlo alle spalle anziché di fronte. Quindi io non vedo l’ora che il 30 gennaio si possa chiudere la trattativa su questo trattato, perché è importante la disciplina di bilancio, la conferma della disciplina di bilancio, rafforzare la credibilità degli strumenti per l’applicazione della disciplina di bilancio, ma l’Europa non è solo disciplina di bilancio. Quindi è molto importante che si passi oltre senza dimenticare l’aspetto della disciplina, ma si investa più energia politica costruttiva sul versante della crescita, una crescita che solo nostalgici di politiche che hanno avuto raramente successo possono pensare derivi da un allargamento ampio della domanda attraverso i disavanzi pubblici. Non è questo l’orientamento delle economie di oggi, né credo del pensiero economico in Italia. Non si tratta quindi di cercare di fare crescita, che sarebbe crescita effimera, tornando a comportamenti di disavanzo, men che meno di politiche monetarie lasche, che in ogni caso ormai non sono più – come sappiamo – nell’ambito delle competenze nazionali, ma si tratta di sfruttare tutto il potenziale che un continente integrato può dare per crescere di più.
Questo per ora non è stato fatto, non è stato fatto dalle istituzioni europee e non è stato fatto dai principali Stati membri. Quindi noi stiamo operando in questo non solo di concerto con Germania e Francia. Ecco perché ho fatto riferimento alla Polonia e al Regno Unito, perché questi sono due grandi Paesi non membri della zona euro, ma che hanno una visione di crescita attraverso la competitività e l’integrazione dei mercati che credo sia utile per loro, per l’Italia e per l’economia europea. Ecco che, stando al tavolo della disciplina finanziaria, vogliamo contemporaneamente essere al tavolo di altri aspetti della costruzione dell’Europa, poiché tra l’altro (questo è un argomento che uso molto, per esempio, con la Cancelliera Merkel) una maggiore crescita è anche nel medio termine condizione indispensabile per la stessa sostenibilità della disciplina finanziaria.
Quindi, il poter archiviare per cominciare ad applicare (non archiviare per dimenticare) il trattato sulla fiscal compact ci Pag. 8darà maggiore possibilità di concentrarci sugli obiettivi della crescita, sui quali veramente in varie occasioni in futuro – la lunghezza del quale sfugge alla capacità di previsione di chi vi parla – vorrei poter sollecitare e ottenere il contributo del Parlamento per dare concretezza di articolazione alle proposte italiane per la politica della crescita.
Vorrei, infine, dire che tout se tient, tutto è legato, e non è per esempio escluso che la stessa Banca centrale europea, nelle cui decisioni non possiamo entrare, dopo che sarà stato acquisito a livello costituzionale questo accordo sul fiscal compact a livello europeo, che include anche (e mi rallegro per lo stato di avanzamento nel Parlamento italiano) la trasposizione in termini di regola del pareggio di bilancio nelle singole Costituzioni nazionali, e quindi una volta che il contesto europeo sarà diventato strutturalmente disciplinato dal punto di vista dei bilanci pubblici, può darsi che la Banca centrale europea nell’indipendenza della sua azione si senta – posso dire – più rilassata.
Vedo il presidente Giorgetti al centro e ricordo che questa occasione in Aula, grazie al Presidente della Camera dei deputati, è anche una risposta doverosa e di attenzione da parte del Governo in modo ampliato alla richiesta che il presidente Giorgetti, a nome anche di altri presidenti di Commissione, aveva formulato affinché il Governo riferisse originariamente sul risultato del Consiglio europeo di dicembre. Mi sono permesso di portarci in un po’ più vicini all’attualità.

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