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Libero scambio UE/USA, Silvia Costa (S&D): “Preoccupata per l’eccezione culturale”

PELa prossima plenaria di Strasburgo voterà un mandato alla Commissione per avviare un nuovo negoziato di libero scambio. Discussione accesa sul mantenimento dell’esclusione di prodotti e servizi culturali dagli accordi.

 

Bruxelles, 15 maggio 2013 – “Nonostante l’imminente scadenza è ancora viva la discussione tra i vari gruppi politici e al loro interno sul mantenimento dell’esclusione dei prodotti e servizi culturali, in particolare audiovisivi, dall’accordo commerciale UE-USA, come proposto da un emendamento condiviso da molti di noi  e linea con gli accordi in essere, peraltro coerenti con la posizione tenuta dalla UE a questo proposito” , è quanto ha dichiarato l’europarlamentare Silvia Costa, membro della Commissione Cultura del Parlamento Europeo.

 

Devo esprimere viva preoccupazione per il rischio che la plenaria, martedì prossimo, indebolisca questa proposta con un voto contrario, motivato dalla volontà di non creare ‘pregiudizi al negoziato’ con gli USA. Alla sottovalutazione della tematica della eccezione culturale da parte della Commissaria De Gucht – spiega Silvia Costarischia di sommarsi l’opinione che si sta diffondendo in Parlamento secondo cui l’esclusione di questo tema indurrebbe gli US a non chiudere l’accordo”.

 

La legittimazione della cosiddetta “eccezione culturale” si trova non solo nella convenzione Unesco del 2006 sulla diversità culturale ma anche nel Trattato di Lisbona e nella Direttiva sui servizi media e audiovisivi che nel 2010 ha ampliato la tutela e la promozione dei prodotti e servizi audiovisivi  a qualunque supporto online, offline e on-demand.

 

“Ogni scambio commerciale - afferma Silvia Costa - è accettabile se parte da una posizione di parità: non è questo il caso dello scambio USA-UE nel campo dell’audiovisivo, dove un accordo di libero scambio è reso impossibile dallo squilibrio enorme della bilancia commerciale (55% di export dagli USA verso l’UE, contro il 16% dall’UE verso gli USA). Ricordo anche che nella direttiva Bolkenstein, che pure era fortemente orientata a una grande liberalizzazione dei servizi all’interno dell’UE, l’eccezione culturale era comunque preservata. E’ evidente che stiamo assistendo a un’incomprensibile sottovalutazione dei rischi; già adesso sono aperti dei contenziosi che riguardano la circolazione delle opere d’arte con gli Stati Uniti, perché allora proseguire oltre su una strada già minata da difficoltà?”.

 

“E’ nostro compito preservare l’acquis communautaire come lo abbiamo conosciuto finora: è stato il presupposto della politica culturale europea – conclude Costa- che non è protezionistica ma piuttosto orientata alla preservazione della diversità culturale e alla promozione del settore“.

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