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L’Europa si mobilita per contrastare la tratta degli esseri umani

Suor Eugenia Bonetti e Silvia CostaDovrebbe essere approvata tra la fine dell’anno e gli inizi del 2011 una Direttiva europea «di contrasto alla tratta, per combatterla e proteggere le vittime con le stesse regole in tutti i 27 Paesi dell’Unione». Lo ha annunciato l’europarlamentare Silvia Costa, intervenendo ieri mattina al convegno promosso dall’Unione superiore maggiori d’Italia (Usmi) per celebrare un decennio d’impegno nel contrasto al traffico di esseri umani. Un servizio che dal Giubileo a oggi viene coordinato dall’Ufficio tratta donne e minori, guidato da suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata. Grazie ai suoi suggerimenti, a quelli di associazioni e delle 250 suore di 75 congregazioni che promuovono sul territorio 110 progetti di recupero per le ragazze trafficate – dalle unità di strada ai centri d’ascolto, dalle case protette al reinserimento sociale – Costa ha presentato diversi emendamenti al testo della Direttiva, che «consentirà una repressione della tratta con pene più omogenee, non solo con sanzioni amministrative: questo reato, infatti, è una delle maggiori fonti di reddito della criminalità organizzata, preceduto solo dal traffico di droga e armi».

Inoltre, i profitti derivanti dal traffico di esseri umani verranno confiscati, come si fa con i beni dei mafiosi, e usati per sostenere le vittime, per la loro protezione e risarcimento: ad avanzare questa richiesta, insieme alla Costa, la sua collega Rita Borsellino. Ma contrastare e difendere non basta: occorre prevenire «l’abuso della dignità e immagine femminile sui media, in una tv pornografica», ha osservato l’eurodeputata. Senza criminalizzare i clienti, «che in Svezia e Danimarca sono perseguibili, nel nostro Paese occorrono campagne educative».

Concorde madre Viviana Ballarin, presidente dell’Usmi: «Solleciterò personalmente i religiosi, rappresentati dalla Conferenza italiana degli istituti maschili, perché ci aiutino nella formazione dei clienti: la domanda continua ad essere alta perché aumenta la richiesta. Così il “mercato” delle donne costrette a vendersi e ridotte in schiavitù, invece di ridursi, si sta purtroppo allargando», ha denunciato la suora domenicana, appoggiata da suor Bonetti. «Stiamo lavorando anche nei Paesi di partenza e di transito delle ragazze, ma non basta – sottolinea la responsabile dell’Ufficio tratta Usmi – Nei luoghi di destinazione bisogna che le agenzie formative – famiglia, scuola, Chiesa, gruppi giovanili – si mobilitino perché non passi la mentalità che si possa pagare e fare ciò che si vuole del corpo di una donna, anche minorenne: stimiamo che in Italia su circa 100mila “prostituite”, cioè che si vendono perché costrette a farlo, almeno il 30% non abbia 18 anni; la metà proviene dalla Nigeria».

Laura Badaracchi


Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano “Avvenire” il 20.11.2010

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