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Legittimo impedimento, i senatori del Pd: “Noi non ci fidiamo”

La protesta in Senato“Etiam si omnes, ego no”. Anche se tutti, io no. Con queste parole gli universitari tedeschi della Rosa Bianca si ribellavano al regime nazista, negli anni più bui della democrazia e della civiltà. Con le stesse parole oggi i senatori PD hanno detto no alla ennesima fiducia posta dal governo, questa volta sulla norma del legittimo impedimento. Sono parole del Vangelo secondo Matteo e da questa mattina, fin dall’inizio della discussione sul contestato provvedimento, una nutrita pattuglia di senatrici del Pd ha scelto di seguire i lavori d’aula con indosso una maglietta recante appunto la massima evangelica (Matteo 26, 33). Oggi le abbiamo usate in Senato contro la vergogna della 30esima fiducia per approvare il legittimo impedimento, la legislazione creativa che viola la Costituzione. Avevamo annunciato l’ostruzionismo dopo il decreto truffa: oggi abbiamo presentato 1.700 emendamenti in Senato e prima della fiducia continueremo a farci sentire.

Hanno partecipato a questa forma di protesta Marilena Adamo, Silvana Amati, Teresa Armato, Emanuela Baio, Fiorenza Bassoli, Franca Donaggio, Cinzia Fontana, Vittoria Franco, Mariapia Garavaglia e Colomba Mongiello.

“Quando si sbaglia in un Paese civile – sostengono le senatrici- ci si assume le proprie responsabilità, si chiede scusa, si accettano le conseguenze e insieme si individua una soluzione che garantisca il rispetto delle regole e la salvaguardia dei principi democratici. È impensabile che, di fronte a qualsivoglia problematica, il governo sappia solo emanare decreti ad personam, ad familiam ed ora ad listam. Così come i giovani della Rosa Bianca hanno espresso il loro dissenso al regime dittatoriale, mutuiamo le stesse parole per dire no alla scelleratezza. Del resto sono stati definiti ‘dilettanti allo sbaraglio’ da uno dei loro leader. In questo momento serve il coraggio di una scelta”.

All’accusa di aver creato un sistema in cui l’unica voce possibile è quella del presidente del consiglio e della sua maggioranza, il ministro dei rapporti col Parlamento, Elio Vito, ha risposto infatti ponendo la fiducia, motivata dall’alto numero di emendamenti presentati dall’opposizione. Come osano questi facinorosi mettere bocca nelle leggi dello stato? E soprattutto in quelle fatte apposta per salvare il premier? Fortunatamente a placare gli animi è intervenuta una voce super partes, quella del presidente del senato, Renato Schifani:”Basta. Vi siete sfogati? Adesso basta”, ha detto, palesando l’infinita pazienza di un governo che, nella sua enorme saggezza e generosità, accetta persino l’esistenza dell’opposizione…

Dal suo insediamento il governo ha chiesto la fiducia 30 volte. L’ultima risale solo a cinque giorni fa – il 4 marzo – ed era stata posta sul decreto Enti locali alla Camera. In solo un anno e dieci mesi l’attuale governo ha battuto il Berlusconi II che nella XIV legislatura in quasi quattro anni aveva posto la fiducia 29 volte.

Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, intervenendo nell’aula del Senato per chiedere con forza che il premier sia presente in aula, afferma: “La nostra e’ una richiesta di natura politica e la poniamo senza arroganza. L’arroganza è quella di chi pone la fiducia su un provvedimento di origine parlamentare perché non vuole stare 2 giorni in quest’aula a discutere e votare 1700 emendamenti. Voi siete maestri di arroganza, prepotenza e oltraggio alla Costituzione. Inoltre non vedo nella nostra richiesta nessuna pretesa arrogante, se non la difesa cocciuta delle prerogative del Senato”.

Andrea Orlando, responsabile del Forum Giustizia del PD accusa: “I padani adesso fanno gli indiani. Ma la Lega non può tirarsi fuori da questa gravissima vicenda della fiducia per il legittimo impedimento, come vuol fare con ineffabile faccia di bronzo il suo capogruppo in Senato, Bricolo. Il Carroccio comincia a capire che per i cittadini insistere con le forzature, con le leggi ad personam, con una legislazione scritta a misura degli interessi di Berlusconi č una cosa insopportabile. Ma non se la puň cavare a buon mercato: la richiesta di fiducia l’ha posta il governo di cui la Lega fa parte, la legge sul legittimo impedimento l’hanno sottoscritta anche i ministri leghisti. Se c’č qualcuno che blocca il Parlamento a parlare degli affari di Berlusconi e non dei problemi veri del Paese è Bricolo insieme al suo amico Gasparri, sono il governo e la maggioranza rispetto alla quale la Lega non ha mai manifestato un briciolo di autonomia”.

Durissimo l’attacco di Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori PD: “Berlusconi sta trasformando la nostra democrazia parlamentare in un regime che ha l’unico obiettivo di tutelare i suoi interessi. Emanare un decreto legge in materia elettorale a venti giorni dal voto e chiedere, come ha fatto oggi Berlusconi in Senato, la fiducia su un provvedimento che sostanzialmente gli attribuisce l’immunità sono atti tipici di un regime. I comportamenti del governo Berlusconi sono quanto di più lontano possibile dalle regole di una democrazia parlamentare. Berlusconi sbaglia. Gli italiani amano la democrazia e non gli permetteranno di manometterla”.

Stefano Ceccanti, senatore e costituzionalista del Pd, ci spiega come sia “un provvedimento utile a rendere il premier Silvio Berlusconi e i suoi ministri del tutto irresponsabili rispetto a reati che nulla c’entrano con la loro funzione”. La legge prevede che i processi al premier e ai suoi ministri possono essere sospesi in base ad un’autocertificazione sull’impossibilità di partecipare alle udienze.

Il pret a porter del diritto.

“Dopo la ‘finanza creativa’ del ministro Tremonti stiamo passando alla ‘legislazione creativa’, una legislazione cioè sempre più avulsa dai principi fondamentali dell’ordinamento e che arriva addirittura a proporre l’approvazione di norme ‘ponte’ incostituzionali che diano la stura a successive leggi costituzionali”. Così la senatrice del PD Maria Incostante, vice presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, nel suo intervento in Aula sul legittimo impedimento.

“Siamo al pret a porter del diritto, confezionare qualcosa che serve subito e annunciare di preparare un’altra che servirà successivamente o magari non sarà necessaria qualora i reati del premier saranno prescritti. Questa maggioranza non ha remore nel trascinare il Parlamento e le istituzioni in una bagarre per la sopraffazione del potere politico sull’esercizio della funzione giurisdizionale, che la nostra costituzione definisce in un equilibrio di pesi e contrappesi. Il bilanciamento tra i due valori non può essere effettuato una volta e per tutte dal legislatore, ma vi dovrà provvedere di volta in volta il magistrato competente. Non è una richiesta peculiare per l’Italia – sottolinea la senatrice PD – ma una necessità in tutti gli ordinamenti contemporanei come ricorda ad esempio l’orientamento della Corte suprema americana nel caso Clinton vs Paula Jones”.

Insomma “questa legge rappresenta uno grave strappo al delicato tessuto costituzionale del nostro paese che gli italiani non saranno disposti a subire. A loro – conclude la senatrice Incostante – spetterà il giudizio su questa ennesima scellerata operazione”.

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