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Eurafrica, le donne al centro di una nuova sfida

Ecco la prefazione di Silvia Costa al volume “Eurafrica: la voce delle donne”, presentato a Roma il 30 marzo 2012.

 

Questa pubblicazione vuole riconoscere e valorizzare il ruolo crescente che le donne hanno nel risveglio democratico, nella promozione dei diritti umani e dello sviluppo in molti Paesi africani, nella creazione di più forte solidarietà e relazioni tra Europa e Africa, nei processi migratori nonché nella liberazione delle donne dalla nuova schiavitù della tratta e del traffico degli esseri umani. Una storia e una realtà che ci raccontano alcune protagoniste, africane e italiane, laiche e religiose, nei vividi ritratti che emergono dalle interviste di Marina Piccone, giornalista da anni impegnata su queste tematiche.

Il risveglio democratico del Nord-Africa iniziato nel gennaio 2011, la cosiddetta “Primavera araba” e le recenti elezioni in Tunisia, Marocco ed Egitto, nonché le controverse elezioni in Congo, devono produrre, pur tra contraddizioni e problematicità, un forte rilancio ed una nuova fase nel dialogo e nella cooperazione euro-mediterranea.

Va in questa direzione la comunicazione approvata nel marzo scorso nel Parlamento europeo per un ”Partenariato per la prosperità condivisa per il Mediterraneo meridionale”. Una sfida democratica e per un nuovo sviluppo che sarà vinta solo se si concretizzerà una reale ripresa di forti impegni di investimento dell’Europa in questi Paesi, a partire dalla implementazione più efficacie della Convenzione di Cotonou tra UE e ACP (Paesi dell’area Africa Caraibi Pacifico), firmata nel giungo 2000, subentrata alla Convenzione di Lomè nella gestione dei rapporti di cooperazione. Una Convenzione che introduce il principio del partenariato anche con una diversa composizione della Commissione ACP, e regola essenzialmente gli aiuti allo sviluppo, il commercio, gli investimenti internazionali, i diritti umani e la governance.

Non vi è dubbio che le profonde trasformazioni in corso in Nord-Africa e Medio Oriente impongono una nuova strategia anche dopo la verifica effettuata nel 2010 – come previsto dalla Convenzione – che ha messo in luce l’insufficiente raggiungimento degli obiettivi tra cui prioritaria era l’eliminazione della povertà.

L’altra novità della Convenzione di Cotonou è l’inserimento della società civile nell’attività di partenariato: anche i movimenti popolari dei Paesi afro-asiatici dimostrano che senza l’attivo coinvolgimento di donne e giovani, i soggetti strategici del riscatto democratico di quei paesi, e senza le reti reali e virtuali che hanno messo in moto non ci potrà essere una vera partnership euro-mediterranea.

L’Unione Europea deve, in questo quadro, sostenere più efficacemente le reti che già oggi rappresentano una realtà e un’opportunità di partenariato, dalle reti delle ONG alle reti  delle università del Mediterraneo,  dalle reti delle televisioni pubbliche euro-mediterranee e arabe, al COPEAM (Permanent Conference of the Mediterranean Audiovisual Operators) e all’UNEP (United Nation Environment Program).

In questo contesto il riconoscimento del Premio Nobel per la pace a tre donne, Ellen Johnson-Sirleaf e Leymah Gbowee, liberiane e la yemenita, Tawakkul Karman, è un segnale forte e altamente simbolico del protagonismo delle donne in Africa e nei Paesi che anelano alla libertà e alla democrazia. Ma rappresenta anche il successo della campagna Walking Africa deserves a Nobel promossa dal CIPSI e da ChiAma l’Africa che ho fortemente sostenuto nel Parlamento europeo e in Italia.

Questo volume, che raccoglie testimonianze di donne straordinariamente “normali” che ogni giorno si impegnano nella promozione dei diritti umani e dello sviluppo dell’ Africa, vuole essere un riconoscimento, ma vuole anche esprimere la volontà di non dimenticare e non lasciare sole, quando si spengono i riflettori, queste nostre sorelle. Sono loro infatti che ci ricordano che non ci può essere futuro, giustizia e pace se non con una più alta forma di rispetto e di capacità di convivenza che metta al centro la persona.

Oggi le sfide sono epocali e globali e riguardano i diritti umani e la giustizia sociale, ma anche nuove relazioni tra l’umanità e gli elementi fondamentali: la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco (l’energia).

Un nuovo ordine mondiale e un nuovo sviluppo sostenibile non potrà infatti essere perseguito con l’accaparramento delle terre africane per produrre cibo e bio-energia per i Paesi sviluppati, con la privatizzazione dell’acqua, con l’inquinamento urbano, con fonti energetiche che producono scorie o devastazioni ambientali.

Si tratta di sfide che si vincono e si perdono a livello globale, e ci sarà bisogno di tutte le intelligenze e sensibilità per realizzare un futuro dal volto umano. Di uomo e di donna.

SILVIA COSTA

Parlamentare europeo PD

 

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