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La Via Francigena unisce l’Europa

Quando all’estero diciamo di venire dall’Italia incontriamo sempre un gran rispetto: tutti sanno quale immenso patrimonio di cultura con la maiuscola rappresenti la storia del nostro paese.

Una storia millenaria che quel rispetto ha saputo conquistare in tutto il mondo ed in special modo in Europa, che non può negare nella storia italiana le proprie radici. Sono radici che hanno lasciato tracce in tutte le espressioni umane: la lingua, la storia, i costumi, gli usi, la cultura in generale e anche nei sentieri, strade e vie. È questo il fil rouge che ha recentemente caratterizzato il convegno sulla “Via Francigena”, organizzato il 12 febbraio scorso a Roma con il patrocinio di Aevf, nell’ambito degli itinerari culturali europei. Un evento promosso dall’onorevole Silvia Costa, che si è tenuto presso l’ufficio per l’Italia del Parlamento europeo.

Gli itinerari culturali del Consiglio d’Europa come reale strumento e veicolo di dialogo fra popoli e culture, civiltà e identità, ha dichiarato Costa introducendo i lavori e sintetizzando gli obiettivi di questa occasione di confronto sulla via Francigena, anche alla luce di importanti azioni che sono state realizzate negli ultimi mesi. Tra queste, l’emendamento al Parlamento europeo, il rafforzamento del dialogo fra Consiglio d’Europa, Commissione europea e Parlamento, scaturito nell’Accordo parziale allargato e l’accordo fra i quattro ministeri del Turismo di Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia.

“Un patrimonio europeo, la via Francigena, da Canterbury a Roma, attraverso quasi duemila chilometri, necessita di una proposta di un nuovo modello di governance in grado di garantire la massima fruibilità del percorso e sviluppare una vera e propria community, partendo dalla cooperazione fra i soggetti che prendono parte a questo progetto e rinforzando il sistema dell’accoglienza e delle infrastrutture”, ha detto la Costa. Il convegno ha visto la partecipazione anche del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il quale ha espresso parole di forte sostegno al progetto: “Possiamo costruire e realizzare un nuovo modello di sviluppo sostenibile per i territori. Via Francigena come scommessa positiva per voltare pagina, un nuovo modo per ricucire l’identità culturale e valorizzare il nostro patrimonio storico”.

La via Francigena come esempio concreto sullo sviluppo di un progetto integrato e sostenibile è stato illustrato dall’assessore della Regione Toscana, Cristina Scaletti, che ha dichiarato: “Unisce aspetti quali turismo, cultura, commercio e paesaggio. La Regione Toscana vuole esportare questo nuovo modello a livello europeo, proponendo forme di turismo destagionalizzate e favorendo il dialogo fra gli attori che operano su questo itinerario. Il Masterplan della Toscana, presentato ufficialmente nel dicembre 2009, prevede opere di infrastrutturazione leggera lungo i 400 chilometri di percorso per offrire un prodotto turistico di qualità”. È incredibile che l’antica usanza dei pellegrini europei di venire periodicamente a Roma abbia lasciato un segno, prima fisico, nei sentieri battuti, unificanti, poi consuetudinario, perché l’abitudine si estese al mondo delle scienze umane con i famosi Gran Tour dei maggiori letterati nordici. Così nacque la via Francigena, che dal 1994 rappresenta uno dei principali itinerari riconosciuti dal Consiglio d’Europa, mentre in questi anni è stato avviato un percorso molto significativo per il suo rilancio.

Al dibattito è intervenuta anche Gabriella Battaini-Dragoni, direttore del settore Cultura, Giovani, Sport e Tempo libero del Consiglio d’Europa. “Lo scorso anno, grazie all’impegno dell’onorevole Costa nel Parlamento Ue e del commissario europeo Tajani, è nata una partnership storica con il Consiglio d’Europa. Una nuova proposta di turismo sostenibile a livello europeo è stata quindi avviata a partire dall’8 dicembre 2010, quando il Comitato dei ministri ha votato a favore dell’Accordo parziale allargato sullo sviluppo del programma degli itinerari culturali al quale prendono parte Italia, Francia, Russia, Spagna, Portogallo, Grecia, Slovenia, Cipro, Bulgaria, Azeirbaijan, Norvegia, Lussemburgo e Montenegro. L’Ap servirà per affermare la vocazione fortemente turistica e culturale di questi itinerari, attraverso una sorta di cooperazione ‘morbida’ – ha aggiunto Battaini-Dragoni -, che consente a diversi Paesi di entrare nell’organizzazione del programma: esso diventerà un laboratorio per l’innovazione e centro di eccellenza per un turismo sostenibile e di qualità per valorizzare gli attuali itinerari del CoE. A distanza di 24 anni dalla nascita del programma degli itinerari, esso si propone di diventare un vero e proprio prodotto turistico a livello europeo, favorendo le vie di pellegrinaggio, i personaggi storici, le architetture, il paesaggio e l’ambiente”.

L’Accordo parziale vuole quindi garantire una partnership trasversale del Consiglio d’Europa con l’Unione europea e si propone come modello di riferimento per lo sviluppo delle politiche turistiche e culturali. “Gli itinerari – ha proseguito la Battaini – come veicolo di partecipazione democratica di molteplici soggetti e come occasione di dialogo fra tanti attori che sostengono il progetto. Le Regioni e le amministrazioni locali sono partner indissociabili con i quali raggiungere questi obiettivi, ma nello stesso tempo è importante mantenere un dialogo costruttivo con il mondo dell’associazionismo che ne rappresenta l’anima autentica. Oggi si sta portando avanti uno studio sull’impatto economico degli itinerari culturali con uno sguardo anche ai giovani ed al futuro. È tra i nostri obiettivi quello di promuovere un master europeo sugli itinerari culturali”.

Simonetta Bonito (Mibac) è intervenuta per puntualizzare le attività e le azioni svolte in questi anni, a partire dall’istituzione della Consulta nazionale per gli itinerari storici, culturali e religiosi (presieduta dal ministro per i Beni e le Attività culturali) e del Comitato scientifico, che ha visto la rappresentanza dei principali soggetti operanti a sostegno degli itinerari. Numerose altre personalità sono intervenute all’importante convegno, come Francesca Tudini, responsabile dell’unità Turismo della Commissione europea, la quale ha concluso la prima parte del panel sottolineando l’importanza di questo dialogo interistituzionale attraverso uno spirito di cooperazione internazionale.

“La promozione dei contenuti e dei territori: il ruolo delle associazioni e degli enti locali” è stato poi il titolo del secondo panel del convegno, moderato dalla giornalista Valentina Grippo, nel corso del quale sono intervenuti l’assessore al Turismo della Regione Lazio, Stefano Zappalà, il consigliere della Regione Lazio, Giulia Rodano, e l’assessore provinciale di Viterbo, Domenico Simeone. L’Opera romana pellegrinaggi, attraverso l’amministratore delegato, Padre Cesare Atuire, ha riportato l’attenzione sul significato del pellegrinaggio nel terzo millennio e sul ruolo delle vie di cultura, dichiarando: “L’Europa ha tra le mani una carta vincente, che è la propria cultura e la propria storia. La cultura deve trovare sviluppo favorendo attrattive in grado di promuovere l’industria ed il commercio in modo assolutamente complementare tra loro. Attraverso la Via Francigena possiamo rinforzare le nostre radici culturali e favorire il dialogo con le altre culture in una prospettiva di turismo autentico di qualità e pluralità di proposte culturali. Il pellegrinaggio, inoltre, aiuta a conoscere l’altro ed a spogliarsi delle proprie convinzioni”.

Ambra Garancini, presidente della Rete dei Cammini, ha portato l’attenzione sui fruitori della via, pellegrini e viandanti. Simone Pinciani, vice presidente della Provincia di Siena, ha ricordato inoltre le attività svolte in ambito provinciale per quanto riguarda la tutela, la valorizzazione, il paesaggio e la formazione. Le conclusioni della mattinata e la dimensione europea del progetto sono state affidate al presidente dell’Associazione europea delle Vie Francigene, Massimo Tedeschi, il quale ha ricordato che sin dal 2001 l’Aevf ha avviato un importante processo di valorizzazione dell’itinerario, arrivando ad ottenere la menzione di “reseau porteur” e quindi soggetto di riferimento per lo sviluppo e la salvaguardia dello storico percorso.

Insomma, la via Francigena è un elemento unificante di tutta l’Europa, che nel valorizzarla ritrova un seme di unità che spesso si fa fatica a riconoscere. Strada d’Europa, arteria di traffici e di pellegrinaggio, via di collegamento importantissima fra il nord e il sud del Vecchio continente e fecondo terreno di scambio culturale: è un itinerario che appartiene alla storia, una via maestra percorsa in passato da migliaia di pellegrini in viaggio per Roma. La storia narra che fu Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, recandosi a Roma in visita al Papa Giovanni XV, a segnare l’inizio del cammino, noto come Via Francigena, determinando la nascita di uno dei più importanti itinerari di pellegrinaggio.

Stride, questa iniziativa di unificazione europea, con le polemiche sterili cui abbiamo assistito recentemente, qui da noi, sulla questione della commemorazione del 150esimo anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia. Le discussioni si sono intestardite strumentalmente, da una parte e dall’altra, sulla opportunità di proclamare il 17 marzo festa nazionale, perdendo così di vista l’alto significato della data che costò la vita a tanti nostri patrioti. Dopo la triste epopea fascista, commemorarli è stato a lungo considerato quasi sconveniente, così come cantare l’Inno di Mameli. La via Francigena, percorsa nei secoli con mezzi di fortuna, per ragioni religiose prima e culturali poi, e per secoli dimenticata, soprattutto in Italia, che pure era la meta principale, è stata privilegiata dalla gran parte dei viaggiatori, pellegrini, scrittori, filosofi e uomini di cultura in genere, che venivano qui perché c’era il Papa o semplicemente perché c’era l’Italia, con tutto quel che significava in termini di storia, architettura, arte, poesia, letteratura. In una parola: cultura universale. E tutto ciò quando ancora l’Italia non esisteva come nazione, era una terra di conquiste delle grandi potenze straniere che, periodicamente, si “dilettavano” a saccheggiarne i tesori in senso metaforico e anche, purtroppo, in senso molto concreto. Quale miglior occasione del 150° anniversario dell’Unità di Italia, la cui celebrazione è stata tanto discussa, dunque, per innalzare la bandiera di quest’iniziativa europea di valorizzazione della Via Francigena, metafora simbolica, unificatrice delle radici di tante nazioni e di tanti popoli?

Una metafora che in Europa si sa cogliere nel suo importante significato storico e culturale. Ed è triste constatare che in questo nostro Paese, che dovrebbe essere orgoglioso della sua storia e del suo valore umano, che dovrebbe inorgoglirsi di poter dichiarare di farne parte, l’unico a commemorare degnamente i 150 anni dell’Unità, sia stato, non un maître à penser, ma un giullare, un istrione, satirico, un po’ buffonesco come Roberto Benigni, che nel suo intervento al Festival di Sanremo ha avuto il coraggio di terminare il suo discorso facendosi improvvisamente serio, da attore sapiente qual è, inchinandosi e cantando sull’attenti, con un sottile e incerto filo di voce commossa e una stilla nell’occhio, l’Inno di Mameli.

Alessandro Longo

 

Articolo pubblicato il 5 marzo 2011 da “L’Avanti”

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    1 commento for “La Via Francigena unisce l’Europa”

    1. Antonio Capitano scrive:

      E’ il transitare, lentamente, a darci l’idea di una terra. L’attraversarla, magari a piedi.
      da Marco Aime “Sensi di Viaggio”

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